Il Roma Expo Guitars 2026 si è appena chiuso, e tra i liutai che hanno animato i tre giorni di fiera c’era anche Lorenzo Frignani, modenese, con oltre quarant’anni di liuteria alle spalle e un’idea molto precisa di cosa significhi costruire una chitarra classica nel XXI secolo.
La sua non è nostalgia: è ricerca storica applicata, quella di chi ha collezionato, restaurato e studiato centinaia di strumenti d’epoca non per fermarsi al passato, ma per capire da dove si riparte. Lo incontriamo subito dopo la fiera.
1976: una bottega di Modena e una passione che non passa
Lorenzo, la tua storia comincia molto presto. Quando hai messo piede per la prima volta in un laboratorio di liuteria?
Nel 1976, a Modena, dove vivo ancora oggi. Avevo scoperto una bottega di liuteria e rimasi affascinato. Ho iniziato professionalmente circa sei anni dopo, e nel 1986 arrivò il primo riconoscimento in un concorso nazionale. Da allora ne sono arrivati molti altri.
La chitarra però l’hai suonata prima di costruirla?
Sì, la mia passione è nata come chitarrista: ho studiato chitarra classica per cinque anni e per molto tempo ho portato avanti progetti costruttivi di mia concezione. Parallelamente ho iniziato a collezionare chitarre storiche e oggi ho una raccolta di chitarre italiane dell’Ottocento, che continuo a restaurare e studiare. Anni fa una selezione di questi strumenti è stata esposta per sei mesi al Museo di Mittenwald, in Germania.
Torres, Ramirez, Garcia: quando la storia diventa laboratorio
I grandi liutai spagnoli del passato li hai scoperti tardi, hai detto.
Ho iniziato a studiarli soltanto vent’anni fa, in ritardo rispetto ad altri aspetti della mia formazione. Mi sono innamorato subito del lavoro di Torres, Manuel Ramirez, Vicente Arias ed Enrique Garcia. In questi vent’anni ho avuto molte occasioni di vedere e studiare dal vivo le loro chitarre originali: alcune sono entrate anche nella mia collezione personale.
Restaurarle cosa ti ha insegnato?
Restaurare quegli strumenti mi ha permesso di capire dettagli profondi del pensiero costruttivo, del suono e del tempo in cui sono nati. La tradizione porta con sé elementi fondamentali che non possiamo ignorare quando costruiamo strumenti contemporanei, anche se i concetti a volte vengono modificati – o distorti – dalle mode. La tradizione, se non viene continuamente interrogata e corretta, non può nemmeno essere chiamata “tradizione”. Ed è un elemento fondamentale.
Quando una chitarra (si) suona bene
Come definiresti una chitarra “dal buon suono”?
È uno strumento che tocca il cuore, che regala emozioni, che ci fa godere del momento catartico della musica. Uno strumento che ci fa desiderare di ascoltare ancora chitarra. Ma una chitarra che “suona bene” è cosa diversa da una chitarra che si “suona bene”.
Cosa intendi?
Il chitarrista moderno ha bisogno di uno strumento potente, con cui affrontare la paura di non essere abbastanza ascoltato in sala. Il volume è importante, ma non deve essere comprato al prezzo della qualità del suono. Negli ultimi anni questo ha influenzato la tecnica, che è diventata sempre più virtuosistica e veloce, con risultati a volte paradossali. Conosco musicisti che suonano una chitarra in concerto e un’altra a casa per studiare, per preservare il gusto e la raffinatezza dell’interpretazione. Quello che si vede sul palco, quindi, non è necessariamente la definizione del “miglior strumento”.
Suonabilità: il manico, l’action, le corde… e il motore dell’auto
Cosa significa per te costruire una chitarra che sia davvero suonabile?
Prima di tutto significa trovare la giusta action: l’equilibrio tra comfort e pulizia del suono, senza ronzii. Poi contano le dimensioni del manico e la lunghezza della scala. Le 650mm sono le più diffuse, ma con le 640mm si ottengono risultati sonori eccellenti con il vantaggio di una maggiore facilità di esecuzione. Per misure ancora più piccole bisogna riprogettare il modello da capo.
Sento che c’è un “però” che riguarda le corde.
Esatto: l’importanza delle corde viene spesso sottovalutata, ed è invece una questione cruciale sia per il suono che per la suonabilità. Ci sono ancora liutai che costruiscono lo strumento senza ragionare sulle corde specifiche, cercandole solo alla fine. È come costruire un’auto senza conoscere le prestazioni del motore. E poi c’è un aspetto che mi sta a cuore: la chitarra è un oggetto bello da abbracciare. Deve avere forme morbide, finiture eleganti, essere piacevole al tatto e persino all’olfatto. Un piacere per i sensi, non solo per le orecchie.
Gommalacca: una vernice lenta, elastica e artistica
Sulla finitura hai una posizione chiara: sei un uomo di gommalacca.
Ho sempre usato la verniciatura manuale a base di gommalacca, con il metodo della lucidatura a tampone. È una vernice più delicata rispetto a quelle moderne, ma molto più elastica, calda e facile da mantenere. Si deteriora nel tempo, ma questo non dovrebbe essere un problema: chi compra una chitarra deve imparare a conoscerla e a curarla. C’è gente che spende una cifra importante per uno strumento e poi non lo porta mai dal liutaio. La macchina la portiamo a fare il tagliando ogni anno, la moto idem. La chitarra, raramente.
Detto questo, capisco che sempre più costruttori scelgano le vernici sintetiche: sono più rapide, durano di più e resistono meglio ai viaggi internazionali. Meno problemi per tutti, certo. Ma sicuramente meno artistiche.
Le scale corte e la proiezione: il volume non è tutto
Cosa pensi delle chitarre a scala corta?
Sono un tema molto attuale. Molti musicisti e liutai si sono resi conto che una chitarra può suonare ottimamente anche con scale ridotte, e l’acustica delle chitarre d’epoca lo conferma da tempo. Ho verificato in sala da concerto che quello che fa davvero la differenza non è la potenza della nota fondamentale, ma la proiezione del suono, che dipende dalla quantità e dalla qualità armonica delle note, non da elementi high-tech.
Ci sono chitarre dell’Ottocento che, nelle mani giuste, suonano in modo magnifico. E qui torniamo all’importanza delle corde e del tocco del chitarrista, con o senza unghie: il suono che ne risulta è qualcosa di complesso, e l’impressione che produce è ancora di più.
Come scegliere una chitarra senza perdersi
Hai un consiglio pratico per chi prova molte chitarre e non riesce a scegliere?
La confusione nasce quasi sempre dal non sapere cosa si cerca. Il primo elemento da valutare è la comodità: una buona tastiera rende la vita più facile, sempre. Poi viene l’equilibrio: è la cosa più difficile da ottenere e la più importante.
Infine, verificate la proiezione del suono e la qualità armonica rispetto alla vostra espressività. Il chitarrista è sempre un interprete e la chitarra è il suo strumento: se sa cosa vuole e come interpretare ciò di cui ha bisogno, la scelta sarà una conseguenza naturale.
Il palissandro, il cipresso, l’acero e il Progetto Leonardo
La scarsità di certi legni come il palissandro sta cambiando qualcosa nel vostro lavoro?
Il palissandro è un legno che i liutai conoscono bene e che offre molte garanzie. Anche il cipresso è eccellente. Io ho usato spesso l’acero, con risultati sempre ottimi: non è un caso che sia stato impiegato per gli strumenti a corda da secoli. Ma le alternative ci sono e sono serie.
Con un team internazionale, nell’ambito del “Progetto Leonardo”, abbiamo sperimentato la costruzione di chitarre con legni non tropicali su un numero significativo di strumenti, e il risultato è chiaro: una buona chitarra non richiede “necessariamente” il palissandro. I legni europei sono eccellenti, e un liutaio esperto ottiene risultati straordinari indipendentemente dai materiali.
Il futuro della liuteria: Formula Uno o chitarra intima?
Come vedi l’evoluzione della liuteria nel XXI secolo?
La liuteria si sta sviluppando in due direzioni distinte. La prima è orientata al volume: ha introdotto strumenti ad alta tecnologia che conservano il guscio di una chitarra tradizionale ma ne stravolgono completamente l’interno con nuovi materiali e nuove tecniche. Chitarre da Formula Uno, le chiamo. I risultati di potenza sono interessanti, ma devono ancora essere perfezionati in termini di gamma e qualità espressiva.
La seconda direzione è più vicina al mio gusto: chitarre di tradizione classica, nello stile dei grandi liutai del periodo spagnolo, da Torres agli anni della Prima Guerra Mondiale. Strumenti più intimi, più leggeri, costruiti con metodi che trovo più congeniali alla natura espressiva di questo magnifico strumento.
Con questo spirito ho lavorato su repliche di chitarre originali particolarmente significative, come il Manuel Ramirez e l’Enrique Garcia, e attualmente sto lavorando su un modello Julian Gomez Ramirez.
Il figlio Eugenio e il progetto Picado
C’è anche un capitolo nuovo: tuo figlio si è unito al laboratorio.
Circa un anno fa mio figlio Eugenio ha deciso di affiancarcisi, con l’idea di continuare la tradizione di famiglia. Insieme abbiamo avviato un progetto di collaborazione con i veterani liutai Genis e Prat, del brand Picado, per ricreare due modelli storici: il Manuel Ramirez 1910 e l’Enrique Garcia 1915.
L’obiettivo è offrire chitarre di tradizione classica e ottima qualità a un prezzo davvero competitivo, per avvicinare al “bel suono” un numero maggiore di appassionati. Perché la migliore chitarra del mondo, senza un esecutore bravo e sensibile, non è niente. E osservare come le giovani generazioni vogliono esprimersi attraverso la musica è la cosa più interessante che possiamo fare adesso.

















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