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Fabio Bonardi: la liuteria come sartoria, ispirandosi al meglio del passato

Fabio Bonardi è uno di quei liutai che non si accontenta di costruire bene: vuole che ogni strumento calzi come un abito su misura.
Nel suo laboratorio di Brescia nascono chitarre acustiche, classiche e mandolini in cui la tradizione costruttiva dei grandi maestri del passato si incontra con il gusto personale di chi le commissiona.

Lo incontriamo in vista del Roma Expo Guitars 2026, dove parteciperà allo spin-off dedicato alla chitarra acustica, la grande novità della XIV edizione: per la prima volta nella storia del REG, domenica 15 marzo dieci liutai italiani di chitarre acustiche affiancheranno i colleghi della classica negli spazi della fiera.​​

Fabio Bonardi: la liuteria come sartoria, ispirandosi al meglio del passato

Dalle medie al banco da lavoro: una vocazione lenta e precisa

Fabio, quando hai capito che la liuteria sarebbe diventata il tuo mestiere?

È stato un percorso graduale, non una folgorazione improvvisa.Frequentavo le scuole medie quando ho preso in mano la mia prima chitarra, una acustica di buon livello con la tavola in abete, molto sonora.
Volevo migliorarne la suonabilità e chiesi consiglio al mio insegnante: seguii le sue indicazioni e lì si è aperta una porta su un mondo che non immaginavo così affascinante.
Col tempo la chitarra ha smesso di essere un impegno del dopo scuola e si è trasformata in qualcosa di molto più profondo, una compagna che mi ha avvicinato alla musica in modo autentico.
I metodi produttivi artigianali mi hanno sempre incuriosito, e capire come si costruisce uno strumento e perché suona in quel modo è diventato presto un’ossessione.

La formazione professionale dove l’hai fatta?

Alla Civica Scuola di Liuteria di Milano, sotto la guida dei Maestri Tiziano Rizzi e Lorenzo Lippi.​​ Lì ho imparato non solo tecniche e metodi, ma soprattutto uno stile di lavoro che mi ha permesso di costruire un percorso professionale solido, riconosciuto da clienti in Italia e all’estero.​​
Ho approfondito anche il restauro degli strumenti a pizzico, una specializzazione che ritengo preziosa quanto la costruzione: sistemare uno strumento malfunzionante richiede competenza, pazienza e rispetto per l’oggetto che hai tra le mani.​​

Il restauro ti appassiona ancora?

Moltissimo. Ho riparato e restaurato centinaia di chitarre e mandolini nel corso degli anni.C’è qualcosa di particolare nel riportare all’antico splendore un’opera d’arte sonora: è quasi un atto di cura nei confronti della storia della liuteria.
Ma è nella costruzione che ho trovato la massima realizzazione professionale.Selezionare i legni, ascoltarli, modellarli: sono operazioni che garantiscono l’unicità e la qualità di ogni strumento che faccio uscire dal mio banco.

La sartoria del suono

Come descriveresti il tuo modo di lavorare?

Paragono spesso la costruzione di una chitarra a un lavoro di fine sartoria.Si parte da un modello che conosco e che mi piace, poi lo rendo su misura per chi lo commissiona.
Insieme al cliente scegliamo la forma, i materiali, le proporzioni: sarà mia missione confezionare per lui il miglior “abito” che posso realizzare, in modo che possa esprimersi al meglio.
Non costruisco strumenti in serie, costruisco strumenti per persone.

Cosa ti distingue dagli altri liutai?

Di liutai bravi ce ne sono tantissimi, e fiere come il REG lo dimostrano ogni anno in modo inequivocabile.Grazie ai social network oggi è anche possibile confrontarsi con colleghi di tutto il mondo, condividere tecniche, apprendere lavorazioni nuove: è un momento straordinario per questa professione.
Noi liutai siamo i rappresentanti di un artigianato artistico di nicchia che non sta scomparendo, anzi.Crearsi il proprio spazio richiede tempo ed esperienza, e credo che la mia unicità stia soprattutto nella capacità di ascolto: ascolto i clienti, ascolto i legni, ascolto gli strumenti finiti.
Quando uno strumento appaga completamente chi lo ha commissionato, per me è la conferma che ho lavorato al meglio delle mie possibilità e che quelle conoscenze vanno ad arricchire il prossimo strumento in programma.

Ispirazioni: da Torres a C.F. Martin

Da quali maestri del passato ti lasci ispirare?

Costruire strumenti che si rifacciano ai grandi liutai della storia mi ha sempre affascinato. Non si tratta di copiare: si tratta di prendere ispirazione dai loro capolavori, capire perché funzionano così bene, e poi rielaborare quelle idee in modo personale.
Per le mie chitarre classiche i riferimenti principali sono A. Torres, H. Hauser, R. Bouchet e D. Friederich: quattro maestri con approcci molto diversi, ma tutti accomunati da una ricerca costante del suono perfetto.
Per le acustiche invece il punto di partenza è quasi sempre C.F. Martin: una filosofia costruttiva che ha definito il modo in cui pensiamo la chitarra acustica ancora oggi.

Come si traduce questa ispirazione nel lavoro concreto?

Ogni strumento nasce da un equilibrio tra più variabili: la tipologia dei legni, i loro spessori, l’incatenatura della tavola, la tensione delle corde, il bilanciamento dei pesi tra manico e cassa.Sono anni di esperimenti e osservazioni che convergono in ogni chitarra che costruisco.
La costruzione del suono, l’armonia delle forme e l’estetica delle decorazioni sono per me caratteristiche imprescindibili, e cerco sempre un bilanciamento profondo tra timbro, volume e proiezione sonora.

Le chitarre per Roma Expo Guitars 2026

Cosa porterai al REG 2026, dove parteciperai per la prima volta nello spazio dedicato all’acustica?

Sono da sempre un grande fan delle chitarre piccole, le parlor.Porterò una rappresentante di una linea che ho chiamato “Romantic Steel”, ispirata alle Martin della prima metà dell’Ottocento: forme compatte, estetica ricercata ed elegante.
Gli strumenti originali montavano il budello; le mie “Romantic Steel” sono invece progettate per le corde in acciaio: sono a tutti gli effetti chitarre acustiche moderne che guardano indietro agli strumenti che hanno poi dato origine alla chitarra acustica come la conosciamo oggi.

Hai già un nome per la Special Edition?

Si chiama Lily.Avrà il corpo in ziricote e la tavola in abete torrefatto, con un’incatenatura a X con le rampe e una cassa più profonda rispetto alle parlor standard.
Quella profondità in più non è una scelta estetica: serve ad aumentare il volume e a valorizzare le frequenze che di solito sono poco rappresentate su questi strumenti di piccole dimensioni.

Porterai anche altro?

Sì, porterò anche una chitarra del mio modello personale in abete Val di Fiemme e palissandro indiano, molto versatile, adatta a diversi generi musicali.
È la chitarra acustica che ho costruito con più frequenza negli anni e quella che mi ha dato le soddisfazioni più grandi, sia tecnicamente che nei riscontri dei musicisti che la suonano.

La cornice del Roma Expo Guitars è quella giusta per presentarle entrambe: tre giorni nel cuore di Roma, con liutai, musicisti e appassionati da tutto il mondo, e per la prima volta uno spazio dedicato interamente alle acustiche con dieci liutai italiani selezionati tra i migliori del settore.

​>>> Vai al sito ufficiale della Liuteria Bonardi



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