Davide Serracini è uno di quei liutai che non si accontenta di replicare modelli collaudati. Il suo laboratorio è un crocevia tra tradizione e sperimentazione, dove chitarre a triplo manico convivono con eleganti decacorde e progetti che riscrivono le regole dell’acustica.
Lo incontriamo a poche settimane dal Roma Expo Guitars 2026, che si terrà venerdì 13, sabato 14 e domenica 15 marzo. Quest’anno la manifestazione, giunta alla XIV edizione, aprirà per la prima volta anche uno spazio dedicato alla chitarra acustica nella giornata di domenica 15 marzo.
Dall’ingegneria alla liuteria
Davide, come sei arrivato alla liuteria?
A 22 anni studiavo ingegneria meccanica a Tor Vergata. Un giorno portai la mia chitarra da riparare e rimasi folgorato: l’ambiente, gli utensili, il profumo del legno, l’idea stessa di costruire uno strumento. Sin da bambino adoravo costruire, dai Lego fino al legno vero e proprio. Da quel momento ho cercato una strada per imparare la liuteria, ma non è facile: è una materia poco diffusa. Continuai a studiare ingegneria per altri tre anni, finché scoprii l’esistenza della Scuola Civica di Liuteria di Milano. Pochi mesi dopo ero già lì iscritto. È stata un’esperienza stupenda: gli insegnanti, i corsi, i compagni, tutto era perfetto. Non mi sono mai pentito di aver lasciato l’università.
Gli studi di ingegneria ti sono serviti?
Assolutamente. Fare il liutaio racchiude tutto quello che so fare meglio: progettare, risolvere problemi, usare le mani, costruire con gusto, logica e semplicità. Gli studi di ingegneria mi hanno sempre accompagnato in questi anni e aiutato a capire molte cose.
Fuori dagli standard: le chitarre che sfidano la tradizione
Cosa ti distingue dagli altri liutai?
Molti colleghi costruiscono solo chitarre classiche, sempre sullo stesso progetto e con la stessa estetica. Altri realizzano vari tipi di chitarre ma rimangono negli ambiti canonici delle 6 corde e delle dimensioni standard di manico, tastiera e cassa. Io invece sono disponibile a pensare nuovi strumenti, uscendo fuori dagli standard: più di 6 corde, più di un manico, casse atipiche, asimmetriche, più grandi. La difficoltà sta nel creare uno strumento che sia bello, suonabile, comodo e soprattutto che il suono abbia tutte le caratteristiche di equilibrio, volume, suonabilità.
Quali sono i progetti di cui vai più fiero?
Il primo è la triplo manico realizzata per e con Luca Stricagnoli, ormai famosa in tutto il mondo. Posso vantare anche diversi tentativi di copia da parte di alcuni liutai cinesi. Non è la prima chitarra acustica con tre manici nella storia della liuteria, ma ha caratteristiche inedite adattate al modo unico che ha Luca di suonare: è in grado di comporre l’arrangiamento di un pezzo con 4 parti come 4 strumenti diversi contemporaneamente.
Il secondo è la chitarra costruita con e per Pino Forastiere. Ho ripensato il modello di chitarra arpa per adattarlo alle sue necessità personali: 5 bassi aggiunti, 8 corde acute su una cassa presa dal mio modello Grand Auditorium e leggermente modificata, con anche una piccola kalimba sulla tavola armonica. L’abbiamo chiamata Lab perché è stata prima di nascere un laboratorio di prove ed esperimenti, con la costruzione anche di un prototipo che ha portato poi alla versione definitiva.
Il terzo strumento è una chitarra classica a 10 corde costruita per Marina Krupkina, un talento eccezionale. Ha una tavola armonica in cedro con incatenatura presa da Daniel Friederich. Ho pensato fosse il progetto di incatenatura perfetto per poter gestire l’enorme energia data dalle dieci corde.
Il quarto è una chitarra acustica a 10 corde, un progetto sviluppato col chitarrista Stefano Barone. Si tratta di un tipo di chitarra abbastanza inedita al contrario della decacorde classica. Il fatto di passare dal nylon all’acciaio cambia completamente la quantità di energie messe in campo. In questo progetto ho dovuto risolvere molti problemi legati alla grande tensione delle corde.
Come hai affrontato queste sfide tecniche?
Per ottimizzare il suono fra alti e bassi sono partito subito pensando di usare una lunghezza vibrante differenziata, cosiddetta multiscala o fan fret: ben 4 cm di differenza fra prima e decima corda per dare il giusto equilibrio ai cantini e sufficiente libertà ai bassi di vibrare.
Per il manico ho preso spunto dalla decacorde di Lacote, che ha un manico normale affiancato da un supporto laterale. La particolarità è che sul fronte della tastiera non è visibile. Il manico possiede quindi due barre di carbonio centrali e due truss rod laterali che permettono di gestire completamente l’assetto.
Il design della paletta è pensato anche per alleggerire il peso. Il ponticello è fatto in modo da dare ad ogni corda il suo appoggio indipendente, anche perché c’è un sistema di amplificazione che permette di ottenere un segnale separato per ogni corda.
Filosofia e tecnica: l’equilibrio come faro
Qual è la tua filosofia costruttiva?
Per me è fondamentale il suono naturalmente, ma non lo sacrificherei mai alla suonabilità, alla comodità nell’imbracciare la chitarra, tantomeno alla sua solidità strutturale. Dopo più di 20 anni di attività ho capito come ricercare il cosiddetto suono perfetto, che chiaramente non esiste nella realtà. Quello che si può raggiungere però è un’oggettiva e inconfutabile alta qualità. In una parola per me è equilibrio: equilibrio nel volume, equilibrio tra le frequenze, equilibrio delle armoniche che compongono tutti i suoni.
Come raggiungi questo equilibrio?
Mi sono reso conto che la mia strada è sempre stata quella di costruire una struttura meccanicamente essenziale, senza ridondanze, senza pesi e rigidità inutili, senza punti deboli. Una grandezza fondamentale da cui parto è l’energia: la corda che vibra è una fonte di energia. Questa energia voglio trasformare e trasmettere tramite le varie componenti della chitarra senza dispersioni e sprechi.
E l’estetica?
Adoro la semplicità estetica. Quando penso nuove forme cerco sempre di essere essenziale ed elegante, deve esserci equilibrio fra le forme e i colori. Se parto dalla rosetta poi anche il resto deve essere coerente, quindi le decorazioni della tavola armonica e del fondo, della paletta con le meccaniche e il copripaletta, e della tastiera con binding, tipologia di tasti, segnatasti.
Tradizione e innovazione: i progetti standard
Quali sono i tuoi modelli di chitarra classica?
Ho sviluppato 3 tipi di progetto. Il primo è tradizionale ispirato al progetto di Antonio De Torres, dove le note acute sono dolci, mai aspre e i bassi caldi e avvolgenti.
Il secondo è moderno con tavola armonica double top, in cui uso due strati che possono essere abete-abete, cedro-cedro oppure abete-cedro. Qui il suono diventa più potente ma mai aspro perché l’equilibrio è sempre il faro che mi guida.
Il terzo è moderno con tavola armonica di un solo strato ma con incatenatura di tipo X-bracing stile acustica. In questo caso il suono è di tipo moderno, corposo su bassi, ricco di armoniche su medi e alti e con un volume importante.
E per le chitarre acustiche?
La produzione verte su 3 modelli standard: Grand Auditorium, L00 e baritona. Su tutti i modelli utilizzo quasi esclusivamente il sistema multiscale (fan fret) perché penso che dia molti vantaggi, sia a livello acustico che di suonabilità. Utilizzo esclusivamente abete al contrario della moda importata dagli Stati Uniti di usare Sitka o cedro, perché penso che abbia caratteristiche migliori in generale e soprattutto perché è il legno che so gestire meglio, che conosco.
Qual è la tua tecnica costruttiva?
Uso il cosiddetto metodo alla spagnola, lo stesso che si usa generalmente sulle chitarre classiche, ma che nei costruttori di chitarre acustiche è molto raro. Il metodo consiste nell’assemblare manico, tavola armonica, fasce e fondo tutti insieme a formare un unico corpo. Non solo conferisce una struttura più solida e indeformabile ma dà anche la possibilità di stabilire con precisione a priori l’assetto della chitarra.
Roma Expo Guitars 2026: le novità in mostra
Cosa porterai al Roma Expo Guitars?
Avrò due nuove chitarre, una classica e una acustica pensate specificamente per l’expo e in cui ho impiegato davvero molte energie. La classica ha una tavola armonica double top in cedro con fondo e fasce di un palissandro molto speciale.
La chitarra acustica è un modello con cassa tipo small jumbo e 13 tasti sul manico, tavola armonica in abete, fondo e fasce in palissandro brasiliano. La sua estetica ha la particolarità di essere dedicata agli scacchi, essendo io un appassionato di questo gioco.
Altre chitarre in esposizione?
Oltre a queste due porterò una classica con tavola armonica in abete double top costruita con legni di derivazione esclusivamente europea: abete, acero, pero. A seguire una classica con tavola armonica in abete e fondo e fasce in blackwood con un progetto moderno di incatenatura ad “X” derivata dal design tipico delle chitarre acustiche.
Sei un habitué del Roma Expo Guitars?
Sì, è un appuntamento importante per me e per tutto il settore della liuteria italiana. Quest’anno poi c’è una grande novità: per la prima volta nella storia del REG esporranno anche 10 liutai italiani di chitarre acustiche, selezionati fra i migliori professionisti del settore a livello internazionale. Sarà un’occasione unica per mettere a confronto i due mondi, quello della classica e quello dell’acustica.
Le radici culturali: dalla storia alla modernità
La tua formazione alla Scuola di Liuteria di Milano ti ha lasciato qualcosa di particolare?
Durante il corso ho appreso molte informazioni riguardo la liuteria a partire dal periodo rinascimentale. Ho studiato tutta la sua evoluzione fino all’epoca moderna: tecnologia, materiali, filosofia. Ho conosciuto l’esistenza di molti strumenti musicali e le loro evoluzioni che hanno portato a trasformarsi in ciò che sono oggi.
Come applichi queste conoscenze?
Quando devo progettare e costruire un nuovo strumento, considero importante sapere per esempio come funziona a livello acustico uno strumento a guscio come il liuto o il mandolino, sapere come tavole sottilissime come quelle del liuto possano reggere la tensione di molte corde, anche fino a 30. Sapere come veniva costruito uno strumento antico aiuta a capire lo strumento stesso. Tutte queste conoscenze mi danno una base da cui partire per progettare i miei strumenti.
Anche i materiali hanno la loro importanza?
Ho imparato a differenziare l’uso dei vari tipi di colla in base alla loro funzione all’interno della costruzione di una chitarra: colla animale, colla alifatica, colla epossidica, colla cianoacrilica, colla poliuretanica. Ogni materiale, ogni tecnica ha il suo perché e il suo contesto d’uso.





























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