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Quante note servono davvero per suonare un accordo?

Spogliare gli accordi significa ridurli a tonica e terza, liberando le dita per melodia e abbellimenti nel chord melody.

Se hai mai provato a suonare una melodia sulla chitarra mentre accompagni te stesso con gli accordi, probabilmente ti sei scontrato con un problema concreto: le dita non bastano mai. Premi un barrè completo di Sol maggiore e ti ritrovi con zero margine di manovra per far cantare la melodia sul cantino. È frustrante, vero? Eppure la soluzione non sta nell’avere più dita o nel diventare un contorsionista delle mani, ma nel capire quali note dell’accordo contano davvero in quel preciso momento.

Nel corso Chord Melody tenuto da Amudi Safa su Musicezer emerge un concetto che ribalta completamente l’approccio tradizionale agli accordi: spogliarli.
Non si tratta di suonare meno per pigrizia o per semplificare, ma di una scelta consapevole che libera la chitarra e il chitarrista da vincoli inutili. Spogliare un accordo significa ridurlo all’osso, mantenendo solo le note che servono a identificarlo armonicamente e lasciando le dita disponibili per tutto il resto: melodia, abbellimenti, movimenti espressivi.

Quando l’accordo completo diventa una gabbia

Partiamo da un caso pratico che chiunque conosce: il Sol maggiore in prima posizione. La forma classica prevede sei corde, tre dita impegnate, e un suono pieno e riconoscibile. Ma cosa succede se quella melodia che vuoi suonare parte proprio dal La sul cantino e scende verso il Sol?
Se tieni premuto tutto il barrè o la forma aperta completa, sei bloccato. Non puoi muoverti, non puoi aggiungere nulla, e il risultato suona statico.

“Per eseguire canzoni in chord melody è fondamentale riuscire a vedere quali note dell’accordo sono davvero importanti in quel momento” (Amudi Safa).

Questo significa che un Sol maggiore può essere semplicemente la corda di Mi (terzo tasto), la corda di Re e la corda di Sol. Tre corde, due dita. Le altre note? Non servono. Anzi, confondono l’esecuzione e vincolano la diteggiatura.

Il brano utilizzato come esempio nel corso è “Yesterday” dei Beatles, trasportato in Sol maggiore proprio per sfruttare le corde a vuoto. Già nella prima battuta, il Sol viene ridotto a fondamentale, terza e settima. Niente quinta ridondante, niente doppioni di ottava. Solo ciò che identifica l’accordo maggiore: il Do al terzo tasto della corda di La come fondamentale, il Si a vuoto come terza maggiore, e il Mi a vuoto. Poche note, massima libertà.

Fondamentale e terza: il minimo sindacale che funziona

La domanda che sorge spontanea è: quanto posso togliere prima che l’accordo smetta di essere riconoscibile? La risposta è semplice: fondamentale e terza maggiore bastano. La quinta è quasi sempre opzionale, perché non definisce il colore dell’accordo. La terza, invece, sì: è lei che decide se sei in maggiore o minore.

Questo approccio funziona su tutto il manico. Un La maggiore può diventare solo fondamentale (quinta corda) e terza maggiore (Do diesis sulla terza corda). Un Re maggiore si riduce a Re basso, terza maggiore (Fa diesis) e quinta libera. Non stai suonando meno, stai suonando meglio, con maggiore consapevolezza e controllo.

Questo significa anche liberarsi dall’idea che ogni accordo debba essere un mattone sonoro indistinto. Nel chord melody, l’accordo è fluido, si adatta alla melodia, respira con lei.

Il Do maggiore senza terza: l’eccezione che conferma la regola

C’è un momento particolare nell’arrangiamento di “Yesterday” in cui Safa fa una scelta apparentemente controintuitiva: suona un Do maggiore senza la terza maggiore. Solo fondamentale e quinta.
A prima vista sembra un errore, una dimenticanza. Invece è una scelta precisa: la terza maggiore (il Mi) viene suonata un’ottava sopra, sulla melodia. L’accordo risulta pulito, la melodia canta quella nota che manca nel registro basso, e il risultato è armonicamente completo.

Questo espediente è fondamentale quando la melodia e l’accordo condividono delle note. Se il canto prende un Mi e tu suoni un Do maggiore completo nel registro medio, quella terza maggiore suona ridondante, persino fastidiosa. Meglio ometterla nell’accordo e lasciarla brillare nella melodia.
Il concetto si applica a qualsiasi intervallo: se la melodia prende la settima di un accordo minore settima, puoi tranquillamente omettere quella nota nel voicing sottostante.

Un altro esempio concreto: il Mi minore nell’arrangiamento viene spesso ridotto al solo basso di Mi e alla nona (Fa diesis) che rappresenta la melodia. Non c’è bisogno di suonare tutte le note della triade. Il basso identifica l’accordo, la melodia canta sopra, e tutto il resto è optional.

La libertà di avere dita disponibili

Il vero beneficio dello spogliare gli accordi non è solo sonoro, è anche tecnico. Liberare l’anulare o il mignolo significa poter aggiungere abbellimenti ritmici, slide, hammer-on e pull-off senza dover ricalcolare tutta la diteggiatura. Un Re maggiore ridotto a fondamentale e terza ti permette di far entrare e uscire la quinta con il mignolo, creando un movimento armonico interno all’accordo stesso. Un La maggiore minimal lascia spazio per far scorrere il dito sulla pentatonica e costruire fills tra un accordo e l’altro.

Questo approccio è particolarmente utile quando si lavora con groove ritmici. Se devi mantenere un andamento costante con la mano destra e contemporaneamente far cantare una melodia, avere una forma accordale leggera e mobile fa tutta la differenza del mondo.
Nei brani più complessi, dove magari inserisci anche una parte percussiva simulando il rullante sul due e sul quattro, la mano sinistra deve essere elastica, mai rigida su forme piene e statiche.

Sperimentare su tutto il manico

Il consiglio pratico che emerge dal corso è chiaro: prenditi un brano che conosci bene e ricostruisci ogni accordo in versione ridotta. Inizia con fondamentale e terza, poi aggiungi una nota alla volta solo se serve davvero. Prova a spostare la tonalità di mezzo tono, di un tono, di una quinta. Ogni volta che cambi posizione, cerca la forma più snella possibile.

Un esercizio utile: prendi il già citato “Yesterday” (o qualsiasi altro grande classico) e suonalo in diverse tonalità, usando solo due o tre corde per accordo. Sol maggiore diventa Lab maggiore, poi La maggiore, poi Sib. Ogni volta devi reinventare il voicing, capire dove sta la terza, dove sta la settima se serve. È un allenamento mentale potente, che ti costringe a vedere gli accordi per quello che sono: combinazioni di intervalli, non forme fisse da memorizzare.

Un altro spunto: elimina completamente i bassi e suona solo le note centrali e alte dell’accordo. Scoprirai che molti accordi mantengono la loro identità anche senza la fondamentale al basso, soprattutto in contesti dove il groove è già chiaro e l’orecchio non ha bisogno di ancoraggi continui.

Esercizi per liberare la mano sinistra

Ecco tre esercizi pratici per iniziare a spogliare gli accordi e sviluppare questa visione più flessibile:

Esercizio 1: Accordi a due note. Scegli una progressione semplice (ad esempio Do – La minore – Fa – Sol) e suonala usando solo tonica e terza per ogni accordo. Sperimenta diverse zone del manico. Nota come il suono cambia, ma l’accordo resta riconoscibile.

Esercizio 2: Melodia + basso. Prendi una melodia che conosci e accompagnala suonando solo il basso dell’accordo sottostante. Una nota sola. Quando la melodia fa una pausa, puoi aggiungere la terza o la quinta come riempimento. Questa pratica ti aiuta a capire quanto poco serve per sostenere armonicamente una melodia.

Esercizio 3: Forme variabili. Prendi un accordo di settima (ad esempio Gmaj7) e suonalo in cinque modi diversi, cambiando ogni volta le note che ometti. Prima togli la quinta, poi la fondamentale, poi prova solo terza e settima. Ascolta le differenze e capisci quali note puoi sacrificare in base al contesto.

La pratica costante di questi esercizi sviluppa un’intuizione fondamentale: non esiste un solo modo corretto di suonare un accordo. Esistono infinite possibilità, e la scelta dipende da cosa vuoi comunicare in quel momento, da quale nota deve emergere, da quanta libertà ti serve per muoverti.

Condividi la tua versione

Ora tocca a te. Prendi un brano che suoni spesso e prova a riarrangiarlo spogliando tutti gli accordi. Riduci ogni forma al minimo indispensabile, e usa le dita libere per far cantare la melodia o per aggiungere abbellimenti ritmici. Non aver paura di omettere note: spesso il vuoto lascia respirare la musica meglio di qualsiasi riempimento forzato.

Quando avrai trovato la tua versione, con i tuoi voicing essenziali e la tua diteggiatura personale, condividi nei commenti quale brano hai scelto e quali difficoltà hai incontrato. Spogliare gli accordi è un processo creativo, e confrontarsi con altri chitarristi aiuta a scoprire soluzioni che da soli non avresti mai immaginato.

Vuoi approfondire questo argomento? Allora dai un occhio al corso Chord Melody tenuto da Amudi Safa su Musicezer!



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