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Eric Clapton e il suo bending viscerale

Ecco un altro articolo a cura di uno dei migliori insegnanti della Lizard Torino, accademia musicale fondata e diretta dai musicisti professionisti Tony De Gruttola e Miky Bianco.

Penso che il blues sia uno degli stili musicali più profondi, intensi ed espressivi che l’arte ci possa offrire.

Attraverso questa forma musicale si riescono ad esprimere emozioni e passioni, dall’inquietudine più buia fino alla gioia più viva.
E penso, inoltre, che la chitarra sia lo strumento attraverso il quale tutto questo vortice di sensazioni possa prendere vita, sfruttando la sua dinamicità ed ogni movimento delle dita sulle corde.

Credo che uno dei metodi più efficaci per approcciarsi al blues sia quello di studiare ed analizzare i grandi maestri ed icone di questo genere musicale. Scegliere i loro brani e sviscerarli, estrarne tecnica e sentimento, farli nostri e riproporli.

Uno dei chitarristi blues che più rappresenta una fonte d’ispirazione per studiare questo stile musicale è senza dubbio Eric Clapton.
I suoi fraseggi e la sua scelta delle note sono sicuramente interessanti oggetti di studio per capire come ottenere un suono ampio e pieno di sustain.

L’obiettivo è quello di rendere un arpeggio, che si presenta tendenzialmente asettico, carico di espressività ed incanto. E che sia vero, sincero, fluido, colmo di vita e sensazioni.
Tutto ciò attraverso il controllo del suono e del modo di pronunciare le note, utilizzando un vibrato su una nota presa col bending, effetto largamente usato, appunto, da Clapton.

Bending significa piegatura e rappresenta un effetto che ci permette di alterare una nota di partenza portandola ad una più alta nota conclusiva, spaziando dal semitono ai due toni. Abbiamo, quindi, in pratica: una nota di partenza, il bending vero e proprio che ci permette di far salire la nota, la nota di arrivo e infine la discesa della nota stessa.

Per sfruttare al meglio questa tecnica occorrono, oltre alle indispensabili capacità tecniche, una buona esperienza uditiva e attitudine estetica. Queste, infatti, ci permettono di decidere di quanto “spostare” una corda.
In questo caso è molto più efficace andare ad orecchio, prestare attenzione al suono e non badare ai numeri. La forza che ci occorrerà per effettuare il bending è sempre diversa, a seconda delle corde e dei tasti. È cosa buona e giusta, quindi, provare tutte le possibili combinazioni!

Anche la postura gioca un ruolo fondamentale nel bending: la posizione del polso e dell’avambraccio (quest’ultimo dà la forza, attraverso le dita, sulle corde, e non le dita direttamente),del pollice e dell’indice che fermano il manico della chitarra, come tirare la corda, come tornare indietro e come risalire.

Un ottimo esercizio a riguardo lo si può fare cimentandosi nel riff iniziale del brano “Wonderful Tonight” di Eric Clapton, eseguito sulla scala pentatonica di SOL maggiore.

Questi i punti principali su cui esercitarsi per ottenere un vibrato profondo, ampio e decisamente espressivo. E, nello stile di Clapton, anche piuttosto lento (non a caso “Slowhand”).
Naturalmente le possibilità sono tantissime. Ognuno troverà la propria via per dar voce alle proprie idee. Qualsiasi tecnica andrá poi personalizzata da ognuno di noi.

Studiare attraverso l’analisi, l’ascolto e l’osservazione dei grandi maestri del blues. Questa è la linea guida che amo seguire.

Christian Coccia è un insegnante del team di Lizard Torino, una delle sedi più attive della prestigiosa accademia italiana, fondata e diretta nel capoluogo piemontese da Tony De Gruttola e Miky Bianco. Alla sua guida è affidato il Laboratorio di Chitarra Rock Blues.
Appassionato dei più grandi miti della 6 corde, è attualmente leader del Christian Coccia Trio, una blues band nata proprio dall’idea e dalla vocazione blues del chitarrista torinese. Al suo fianco il bassista romano Antonio Pirrò ed il batterista Ciro Iavarone, anche lui di Roma.

Cover Photo by Raph_PH - CC BY 4.0