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Ritchie Blackmore riceve il Lifetime Achievement Award del National Guitar Museum

Ritchie Blackmore riceve il Lifetime Achievement Award del National Guitar Museum, premio che in passato è stato nelle mani di Van Halen, Beck, Iommi e altri grandi.

Sessant’anni di carriera, due band che hanno scritto la storia del rock, più di un riff che chiunque abbia mai imbracciato una chitarra elettrica ha imparato a suonare.
Il National Guitar Museum ha assegnato il proprio annuale “Lifetime Achievement Award” a Ritchie Blackmore, chitarrista britannico classe 1945, rendendolo il sedicesimo musicista in assoluto a ricevere questo riconoscimento.

La lista dei precedenti vincitori è, diciamo, impegnativa: B.B. King, Eddie Van Halen, Jeff Beck, Tony Iommi, Bonnie Raitt, Al Di Meola, Alex Lifeson. Nomi che basterebbero da soli a giustificare l’esistenza di un museo dedicato alla chitarra. Blackmore si inserisce in questa tradizione con una carriera che difficilmente si lascia racchiudere in una sola etichetta.

“Sono piuttosto sorpreso dalla portata di questo onorevole riconoscimento. Sono grato di accettare questo premio e questo riconoscimento.” (Ritchie Blackmore).

Molto più di “Smoke on the Water”

HP Newquist, direttore esecutivo del National Guitar Museum, ha inquadrato bene la complessità di una carriera che è iniziata ben prima dei Deeo Purple: “La maggior parte delle persone conosce Ritchie per essere stata la forza creativa trainante dietro due delle band hard rock più definitive di tutti i tempi: Deep Purple e Rainbow. Ma prima di fondare quelle band, aveva avuto una lunga carriera come session musician a Londra.” (HP Newquist).

E non è finita lì: dopo aver contribuito a plasmare l’hard rock degli anni ’60, ’70 e ’80, Blackmore ha virato in direzione completamente opposta fondando i Blackmore’s Night, progetto acustico con cui ha esplorato la musica medievale e rinascimentale. Non esattamente il percorso standard per un chitarrista associato ai riff distortissimi.

Pioniere del neoclassicismo elettrico

Uno degli aspetti più interessanti che Newquist sottolinea riguarda l’influenza di Blackmore sul neoclassicismo chitarristico: “Credo che la maggior parte dei chitarristi degli inizi degli anni ’80 che suonavano riff velocissimi e dicevano di ispirarsi a Bach e Mozart stessero, in realtà, attingendo da Ritchie.” (HP Newquist). Una frecciata elegante, ma neanche troppo velata, verso certa mitologia dello shred che a volte dimentica le proprie radici.

Il premio conferma una cosa che nel mondo della chitarra si sa già da decenni: l’influenza di Ritchie Blackmore attraversa i generi – blues-rock, heavy metal, neoclassico, pop rock – in un modo che pochissimi chitarristi possono rivendicare. Certo, il carattere dell’uomo è a volte distorto tanto quanto il suono del musicista, ma a Ritchie siamo soliti perdonare questo e altro, perché tanti di noi hanno iniziato a suonare grazie a lui.



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