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Studio, passione e disciplina sulla batteria: alcune considerazioni importanti

Lo studio richiede disciplina. È la passione ad essere quel motore che spinge ad avere una continua sete di conoscenza, di voler studiare e apprendere sempre di più. Una sete volta al continuo apprendimento e al continuo sacrificio, essenziali per lo sviluppo delle abilità cognitive e fisiche che sono indispensabili per riuscire a suonare bene uno strumento. Abituare mente e corpo a svolgere con rigore ed esattezza un’attività, in tal caso quella di saper fare musica e di saper suonare bene, è una parte essenziale della propria formazione.

Tutti coloro che hanno il talento e che sono predisposti alla musica hanno le capacità per riuscire in questo, ma non tutti alla fine ci riescono propriamente. Il talento è quella predisposizione naturale che consente di acquisire in tempi brevi le informazioni e di sviluppare le abilità necessarie per suonare uno strumento. Il talento consente ciò, ma non garantisce il pieno sviluppo di codeste capacità. Tutte le diverse capacità musicali che devono essere acquisite per fare bene la musica, devono sempre essere frutto di lavoro e sacrificio.

Come ho appena detto, il talento garantisce una prima base in cui si ha la predisposizione ad un apprendimento funzionale delle informazioni musicali, ma il talento va allenato e sviluppato a sua volta col duro sacrificio e col duro lavoro. Non è possibile non studiare anche se si ha talento per riuscire ad avere un certo livello di preparazione. Coloro che possiedono una predisposizione naturale alla musica così come verso qualsiasi altra cosa, hanno le stesse possibilità di riuscire come di non riuscire.

Coloro che sono diventati dei professionisti hanno sviluppato le loro abilità con un tale e grande spirito di sacrificio che li ha portati ad essere tali, a differenza di tante altre persone che, pur essendo predisposte, non hanno avuto questa disciplina e forza di volontà nel dedicarsi alla propria formazione. Ci vuole una grande forza interiore per stare sopra al proprio strumento per diverse ore, per giorni e per anni. Tanto tempo che deve essere dedicato alla propria preparazione e al proprio percorso di formazione.

Questa grande forza di volontà, secondo me, è alimentata da due elementi essenziali: la passione e la disciplina. Ritengo che la passione sia quel carburante che ci spinge ad essere totalmente devoti verso ciò in cui si è predisposti, questo perché si ama talmente tanto ciò che ci piace fare a tal punto da avere una costante sete e voglia di conoscenza e di apprendimento.

La disciplina per me consiste invece nella costanza, nella dedizione, nel rigore con il quale ci si deve approcciare all’apprendimento e alla conoscenza. Come ho già detto, dobbiamo abituare mente e corpo a svolgere bene un’attività. Questo processo deve essere svolto obbligatoriamente per un periodo della propria vita che sia intenso e continuativo, che duri anni in cui questa attività si svolga per ore e tutti i giorni. È anche vero che questo processo continuerà poi per sempre una volta che lo si inizia.

È il tempo necessario che occorre a mente e corpo per acquisire e elaborare le informazioni e infine applicarle con lo sviluppo di abilità percettive e manuali, come può trattarsi di comporre musica e/o di suonare uno strumento. Questa per me è la disciplina. La disciplina è inoltre l’elemento che regola l’apprendimento. Ciò che si apprende ha uno scopo se infine applicato.

Se si acquisisce un’informazione, poi quest’ultima deve essere applicata, e per essere applicata l’informazione deve essere elaborata dalla mente e interiorizzata affinchè essa sviluppi le capacità per riprodurla poi sullo strumento. L’informazione che acquisiamo deve diventare un innesto nella nostra mente per far si che essa compia lo scopo di formare il nostro modo di suonare e di formare noi stessi come persone. È questo secondo me il processo con il quale un musicista acquisisce e costruisce il proprio vocabolario, le proprie idee, i propri concetti, il proprio modo di suonare e con il quale sviluppa e trova la propria dimensione.

Tutto ciò va alimentato dalla costanza nel farlo sempre e tutti i giorni, appunto dalla disciplina che deve essere alla base della nostra concezione: dobbiamo inserire alla base di tutto la disciplina perché ci permette di essere costanti nell’apprendimento, devoti alla musica e ci permette inoltre di essere attenti su come noi mettiamo le mani sulla musica. La disciplina regola l’apprendimento perché lo studio è funzionale solo se unito ad essa.

È importante impiegare il tempo che si dedica alla propria formazione musicale studiando di tutto e quanto più si riesce ad imparare, e non studiando sempre le stesse cose che già si sanno fare bene. Io credo che si debba sempre studiare e praticare ciò che non si sa fare. Questo perché ci sarà sempre un qualcosa da imparare e che non si conosce.

Durante il mio periodo di formazione io ho sempre cercato, al più possibile, di apprendere quante più cose diverse riuscivo e ancora adesso sto imparando. Ascoltavo sempre musica diversa e quanti più musicisti con modi diversi di suonare e di fare musica e da cui ho preso ispirazione. Ho voluto estendere la mia mentalità a una versatilità nell’apprendimento che non fosse legata ad un solo genere ma allo studio e alla comprensione della musica nelle sue forme.

Ascoltavo e suonavo tanta musica diversa, ciò da quando ero molto piccolo e soprattutto grazie all’intervento di mio padre che ha sensibilizzato il mio ascolto verso tanti generi musicali. Credo anche che la conoscenza della musica classica sia altrettanto importante. La musica è sempre musica ed è sempre la cosa migliore conoscerla in quante più forme possibili e nei suoi vari periodi. La musica classica mi ha aiutato molto ad acquisire la concezione che io ho del mio strumento.

Ritengo sia essenziale dedicare il proprio studio sia alla pratica del proprio strumento che all’ascolto musicale. La storia della musica non si impara sui libri, si impara ascoltando la musica al fine di capirla e di impararla. È importante riuscire a capire ciò che l’artista vuole trasmetterci tramite la sua musica, al fine di comprendere qual era il suo modo e di farci influenzare poi da esso.

Bisogna secondo me dedicare tempo alla pratica dello strumento così come all’ascolto per capire ciò che i musicisti stanno svolgendo musicalmente in un disco. Ciò al fine di sensibilizzare il nostro orecchio ad individuare bene le parti da eseguire col nostro strumento e a farci sviluppare quella sensibilità che ci porta infine a suonare quello che serve alla musica. Ciò avviene mediante tanto ascolto che porta alla conoscenza dei generi musicali.

La disciplina inoltre permette di farci osservare noi stessi dall’esterno mentre suoniamo e mentre facciamo musica. Ci permette di valutare se ciò che stiamo componendo o suonando sia ciò che può essere giusto per il contesto, permette di portare ad un livello di maturità superiore tutto ciò che si conosce e di applicarlo con più sensibilità e con maggiore valore e senso artistico.

Ad esempio, se si sta arrangiando o trovando una parte da eseguire col proprio strumento all’interno di una composizione che può essere un ritmo, un tema o qualsiasi altra cosa, la disciplina è l’elemento che fornisce la giusta sensibilità a ciò che noi già conosciamo e che ci fa selezionare ciò che è più appropriato per la musica. Pensare ad una melodia che arrivi al cuore delle persone richiede grande sensibilità, percezione e visione musicale, relative alla disciplina e al rispetto verso la musica stessa.

Anche l’improvvisazione secondo me va educata tramite la disciplina. Nel momento in cui si acquisisce il proprio vocabolario ci deve essere una certa costanza e dedizione nel tempo e nella volontà da dedicare a imparare ad improvvisare. La disciplina regola la nostra dedizione ad apprendere tutto ciò di cui abbiamo bisogno per sviluppare un nostro linguaggio con cui improvvisare.

Dopo che è stato realizzato questo processo, che richiede anni, viene la seconda parte secondo me. Far divenire tutto ciò che noi abbiamo appreso parte del nostro modo di essere sullo strumento. Ciò ci permette di non pensare, di lasciare che la spontaneità e il flow ci pervadino quando improvvisiamo, ci permette di farci suggerire dal momento e dalla musica cosa dobbiamo suonare.

Un momento di libertà in cui la disciplina ha giocato il suo ruolo quando noi abbiamo appreso i concetti e li ha fatti divenire parte della nostra anima e del nostro modo di essere, un momento in cui si è capaci di smettere di pensare a ciò che è stato appreso e di applicarlo sotto forma di un’energia naturale con cui arrivare a comunicare nel cuore delle persone trasmettendo emozioni.

È a questo punto che secondo me si crea il ponte che mette noi musicisti in comunicazione con l’animo delle persone che ci ascoltano. Che si tratti di improvvisare o di eseguire una qualsiasi parte musicale, tutto ciò che suoniamo, frutto della nostra conoscenza, per essere trasmesso agli altri deve essere prima interiorizzato in noi stessi e divenire parte del nostro modo di essere. Ciò ci permetterà poi di trasmetterlo alle persone.



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