Il live è uno dei contesti più importanti per un musicista professionista se non addirittura il più importante. Saper gestire un concerto o un tour nel modo giusto richiede molta conoscenza e la giusta competenza che permettono di essere dei professionisti.
Io voglio cogliere questa occasione per fornire dei consigli e parlare di approcci personali che ritengo siano importanti per affrontare bene un repertorio e per gestire nel modo giusto un concerto oppure un tour. Essere dei professionisti per me vuol dire innanzitutto disporre di tutte le conoscenze e competenze musicali per svolgere bene il proprio lavoro.
Competenze specifiche per ogni genere
Di conseguenza ogni genere musicale richiede, secondo me, le giuste conoscenze per poterlo eseguire bene e nel modo giusto. Come ho detto in uno dei miei precedenti articoli si può suonare un genere, come ad esempio la fusion, che richiede in alcuni casi l’esecuzione di parti di accompagnamento che possono avere tante note e ciò è relativo a una specifica abilità tecnica che lo strumentista deve per forza possedere.
Possono esserci ritmi che sono costituiti da tante note però indispensabili per quel tipo di musica e il musicista, che esegue la parte, deve farla per forza in quel modo. Mi viene da pensare all’Elektric Band di Chick Corea o alla musica di Allan Holdsworth dove le parti di accompagnamento ritmico erano soggette a tanta improvvisazione sul ritmo stesso, senza però farne un abuso e rimanendo nel carattere ritmico del brano che era stato scritto da loro stessi.
In questo modo è stata data la possibilità ai musicisti che hanno inciso questa musica di distinguersi sia nell’accompagnamento che nell’improvvisazione, questo perché è stata a loro concessa della libertà unita sempre alla dose giusta di criterio e di disciplina. In questo genere anche la capacità di improvvisazione riveste un ruolo essenziale.
I soli da parte dei musicisti rivestono una buona parte dell’esecuzione del repertorio e in questo caso l’abilità che il musicista deve avere è quella di saper improvvisare, ovvero di costruire soli alternando frasi le une con le altre e frutto della propria conoscenza dell’arte dell’improvvisazione. Molti musicisti hanno sviluppato un proprio fraseggio unico e originale che li ha resi ben riconoscibili da tanti altri musicisti.
Pop e fusion: difficoltà diverse ma equivalenti
Oppure se si deve affrontare un concerto di musica Pop, lì l’approccio esecutivo potrà essere del tutto diverso, questo perché si tratta di un genere totalmente differente. Potrà essere richiesta l’esecuzione di parti molto più semplici e molto più specifiche, ove ad esempio in un brano un batterista non dovrà nemmeno aggiungere una ghost note sul rullante.
Se questa è la soluzione musicale più adatta al brano e alla musica, allora così sia. In tal caso entrambi i generi hanno le proprie difficoltà, diverse sotto l’aspetto dell’esecuzione. Nel caso della fusion le parti ritmiche, che potranno essere soggette dall’esecuzione di più note così come di parti solistiche, richiedono grande abilità. Dunque è qui che è collocata la difficoltà.
Nel Pop l’esecuzione di parti più semplici costituisce allo stesso modo una elevata difficoltà: suonare poche note, che siano in un ritmo o meno, dando il giusto suono e peso a ogni singola nota così come eseguire un accompagnamento costituito da una precisa progressione di accordi senza cambiare nemmeno una nota o eseguire un riff o un tema senza aggiungere note, è di fatto molto difficile allo stesso modo.
Essere puliti in ciò che si suona nelle poche o tante note che si eseguono, purchè richieste dalla musica, è un’abilità difficile da sviluppare. Ogni genere musicale ha le proprie difficoltà sia dal punto di vista musicale che tecnico e relative al proprio strumento.
La versatilità come chiave del professionismo
Io credo che non esistano generi più difficili degli altri. La differenza sta secondo me nella conoscenza di quanti più generi possibili, da parte del singolo musicista, che permette di essere versatili, di trovarsi bene musicalmente in quanti più contesti musicali diversi e di sviluppare un proprio modo di suonare e una propria dimensione con cui comunicare con la musica stessa.
Essere dei professionisti vuol dire appunto conoscere il genere, suonarlo bene e nel modo giusto, rispettando tutti i vari aspetti esecutivi. Io credo sempre che la musica difficile sia difficile suonarla proprio perché è difficile, e la musica semplice è difficile da suonare proprio perché è semplice.
Eseguire musica difficile può richiedere tanta tecnica così come grande conoscenza dell’improvvisazione, ad esempio, e ciò la può rendere appunto difficile. La musica semplice è di conseguenza difficile perché allo stesso modo, anche se diversa, eseguire la semplicità che sia funzionale alla musica stessa è un’abilità complicata.
L’esperienza con Jason Derulo
Da esperienze svolte mi sono reso conto anche di questo: la conoscenza di diversi generi musicali permette di suonare altri generi che risentono della loro stessa influenza. Vi porto come esempio questa esperienza che ho svolto con il cantante Pop americano di fama mondiale Jason Derulo.
Ero in tour con una cantante Pop famosa in Romania e tutti noi della sua band, insieme a lei, dovevamo aprire un concerto a Jason Derulo in una grande arena. Il tutto si è svolto nello stesso giorno e in poche ore. Durante il soundcheck che ho svolto con la cantante con la quale ero in tour, Jason e il suo produttore erano al lato del palco a sistemare delle tracce per il live della sera stessa e nel frattempo ci stavano ascoltando.
All’improvviso viene trasmessa sul palco una traccia musicale di un brano di Jason che io mi metto ad accompagnare con un groove tipicamente R&B moderno. Il tutto dura all’incirca una ventina di secondi. Dopo questi venti secondi il suo produttore viene da me e mi chiede se io volevo suonare il concerto di Jason della sera stessa, dato che a Jason era piaciuto molto il modo in cui avevo accompagnato il suo brano.
Io dissi di si all’istante, sapendo già che ciò avrebbe comportato al fatto di dovermi imparare tutto il suo repertorio nelle successive tre ore e mezza che mi rimanevano prima dell’inizio del concerto.
Memorizzazione rapida e gestione della pressione
Qui entra in ballo l’approccio mentale con cui io ho affrontato la situazione, avendo dovuto imparare il suo repertorio in quel lasso di tempo che avevo a disposizione. Trattandosi del Pop, i brani avevano una struttura molto semplice. Non è lo stesso modo in cui si scrive ad esempio la Fusion, il Jazz o il Prog in cui le strutture possono risultare più complicate così come anche i temi più difficili.
Pertanto la conoscenza che ho acquisito, negli anni di studio, su questi altri generi più complessi, mi ha permesso di memorizzare il suo repertorio in un tempo così ristretto. Non avendo avuto la possibilità di scrivermi delle charts, in quanto la circostanza non prevedeva la possibilità di poter reperire carta e penna, allora lì l’abilità di memorizzazione solo tramite l’ascolto è diventata essenziale.
Questo grazie ai dischi che ho ascoltato di Allan Holdsworth soprattutto, ove le sue composizioni hanno strutture molto complicate, piuttosto che la musica di Scott Kinsey, di Chick Corea o di JohnMclaughlin come la “Mahavishnu Orchestra” e la “Five Piece Band“. In quella circostanza così particolare, la mia priorità nell’ascolto si è direzionata sulla memorizzazione delle strutture innanzitutto e poi, in un secondo momento, sulla memorizzazione delle parti di batteria.
Questo perché se io avessi memorizzato le strutture sarei stato sicuro nell’esecuzione dei brani, evitando di cadere in eventuali vuoti di memoria che avrei potuto avere sul palco a causa dell’acquisizione di tante informazioni in così poco tempo. Un altro aspetto che mi ha portato a provare a fare il meglio che potevo era la consapevolezza di dover suonare di fronte a più di centomila persone, quindi sentivo anche la responsabilità che il mio ruolo in quel caso aveva.

Influenze culturali nei diversi contesti Pop
Tengo inoltre a precisare questo. A seconda di dove un genere musicale viene concepito e eseguito, quest’ultimo avrà delle influenze musicali più o meno diverse. Prendendo come esempio il Pop, io ho avuto modo di suonare con una cantante in Romania e dunque ho avuto modo di vedere come il genere viene concepito dai musicisti che vivono lì.
Con Jason Derulo mi son reso conto che le influenze musicali del Pop americano e del suo repertorio sono completamente diverse, così come il Pop italiano lo è a sua volta. Io credo che la cultura di un paese e di una nazione influisca moltissimo sul sound e sulla direzione musicale nel processo in cui si compone e si crea musica.
Ad esempio, il Pop in Romania è molto più vicino al rock moderno, sia nell’accompagnamento che negli arrangiamenti. Si risente moltissimo l’influenza dei gruppi rock anni ’90/primi del 2000 ma con uno stampo del tutto diverso e moderno. Il modo in cui vengono uniti i synth alle chitarre nelle loro melodie balcaniche che traspongono nel Pop, il ritmo che è molto martellante e che sostiene l’intero muro di suono.
Il che è diverso dal carattere neomelodico della musica italiana. Questo perché credo che la nostra lingua sia talmente unica e musicale e dunque necessita di musica volta a valorizzarla e a mettere in risalto il testo. Se pensiamo ai grandi della musica italiana è successo questo. Tante sono le prove di brani italiani divenuti famosi in tutto il mondo. Ovviamente anche il modo di cantare del cantante incide moltissimo sulla direzione di produzione musicale del repertorio.
L’evoluzione del Pop americano contemporaneo
Ancora diverso è il modo in cui il Pop in America viene concepito adesso, nei nostri giorni. La cosa che ho riscontrato, ad esempio, nel repertorio di Jason Derulo è questa: la concezione del pocket è quasi del tutto orientata sulla ritmica dell’R&B e del Gospel. Non riscontro personalmente una sonorità tipicamente Rock nel Pop americano di oggi.
La chitarra ad esempio non riveste quel tipo di ruolo ma funge da contorno essenziale alla musica, soprattutto nella ritmica che spesso ha una matrice Gospel nel feeling. I ruoli del chitarrista e del batterista si sono invertiti secondo me. Se dovessi pensare al Rock degli ’80 che era il pieno periodo dei chitarristi shredder ove il tutto poggiava su una ritmica molto statica, nel Pop Americano Moderno è esattamente l’opposto: la chitarra non ha quella funzione lì e anche i chitarristi si sono un po’ distaccati dallo shredding nei soli.
Si utilizzano frasi più melodiche, fraseggi che riprendono più il soul e l’animo della musica americana. La batteria invece unisce il pocket ai chops, ovvero fill che vengono eseguiti spesso come momenti di transizione nei brani che hanno una matrice linear di sedicesimi o di trentaduesimi per esempio. I chops sono molto difficili da eseguire tecnicamente, ma il risultato musicale dei chops all’interno di quella musica, concepita in quel modo, è pazzesco secondo me.
Conoscenza e continua evoluzione
Pertanto gestire un live e un repertorio richiede la conoscenza del genere che si deve suonare. Non importa se viene richiesta l’esecuzione di parti più difficili o semplici o che siano più veloci o lente, il tutto va sempre in funzione del tipo di musica che si sta suonando.
Ad oggi giorno io credo che un bravo musicista debba estendere la propria conoscenza a quanti più generi musicali diversi. Nel corso dei decenni sono nati nuovi generi perché ci sono stati nuovi artisti che li hanno creati. Dunque le informazioni che riguardano gli aspetti esecutivi di questi generi sono aumentate, hanno evoluto il modo di suonare dei vari strumenti e sono tutt’ora in continua evoluzione. Secondo me è importante conoscerli e imparare a comunicare con essi.
Professionalità oltre la tecnica
Concludo col dire che inoltre, sempre secondo me, essere un bravo professionista non vuol dire solo che si deve saper suonare bene. E’ importante essere professionali in tutti gli altri aspetti collocati al di fuori del saper suonare, ad esempio: essere puntuali ad un incontro, avere serietà sul proprio posto di lavoro, ascoltare molto e eseguire bene la propria parte, rispettare scadenze se si devono riconsegnare dei lavori, gestire bene le proprie relazioni con le persone con le quali si lavora.
Molti musicisti professionisti vengono preferiti rispetto ad altri perché, oltre che a saper svolgere bene il proprio lavoro, creano un’atmosfera di felicità, di gioia nei confronti degli altri. Ciò rende molto piacevole il tempo che si deve trascorrere insieme, soprattutto se si deve svolgere un lungo tour.
Questo non perché lo si deve fare apposta come requisito, ognuno ha il proprio carattere, però costituire un ambiente di serenità giova a tutti i musicisti e di conseguenza alla musica stessa. La cosiddetta “Gig” ha dei requisiti secondo me che consistono nell’essere professionisti in tutto ciò che si deve fare dal momento in cui si esce dalla propria casa fino a quando non ci si ritorna.










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