Qualcuno ancora pensava che il disco in vinile fosse condannato a una dignitosa estinzione. I dati appena pubblicati dalla RIAA (Recording Industry Association of America) raccontano tutt’altra storia: nel 2025, per la prima volta in oltre quarant’anni, i ricavi dalle vendite di vinile negli Stati Uniti hanno superato il miliardo di dollari.
Non è un colpo di fortuna né una semplice nostalgia: si tratta del 19° anno consecutivo di crescita per un formato che molti davano per spacciato già negli anni Novanta. Un recupero progressivo, testardo, che adesso assume dimensioni difficili da ignorare.
Le unità vendute nel corso del 2025 si sono attestate a circa 46,8 milioni, un volume che ha permesso al vinile di superare sia i CD che i download digitali, entrambi in calo: rispettivamente del 7,8% e dello 0,8%.
Un dettaglio non trascurabile riguarda i prezzi: dal 2020 al 2025 il costo medio di un disco nuovo è aumentato del 24%, raggiungendo circa 37 dollari a copia. Eppure il pubblico continua ad acquistare. Evidentemente chi compra vinile non lo fa per risparmiare, ma per qualcosa che lo streaming non riesce a dare.
Per anni si è parlato di “nicchia”: appassionati, audiofili, nostalgici. Quei dati appartengono ormai al passato. Le grandi etichette discografiche hanno riaperto le presse, le catene di distribuzione hanno riallestito gli scaffali, e soprattutto le nuove generazioni di ascoltatori si sono avvicinate al formato fisico con una curiosità che non era affatto scontata.
Il vinile è diventato un oggetto di desiderio, un’esperienza d’ascolto alternativa allo scroll infinito delle playlist.
Nota sul mercato italiano: secondo i dati FIMI, dopo un calo nel 2024, nel primo semestre del 2025 le vendite di vinile in Italia sono tornate a crescere con un +17% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Qualcuna si è fatta furba…
A trainare le classifiche c’è ancora una volta Taylor Swift, il cui album The Life of a Showgirl ha venduto 1,6 milioni di copie in vinile soltanto negli Stati Uniti, diventando di gran lunga il disco più venduto del 2025 nel formato. Nella top ten figurano anche Sabrina Carpenter, Kendrick Lamar, Billie Eilish, e, a dimostrazione che il vinile non conosce età, classici come Rumours dei Fleetwood Mac e Thriller di Michael Jackson.
C’è però un risvolto della storia che merita un piccolo approfondimento. Taylor Swift per The Life of a Showgirl ha pubblicato otto edizioni diverse in vinile, distinguibili per piccole variazioni estetiche nella copertina, nella colorazione del supporto e negli oggetti inclusi nella confezione (foto, poster, libretti di poesie).
Non solo, ogni edizione è disponibile per un tempo limitato, creando un senso di urgenza che porta i fan ad acquistare senza troppi calcoli. Il risultato? Un singolo album che ha venduto più di cinque volte il secondo disco in classifica. Una strategia che non è nuova, i KISS ad esempio in passato avevano sbancato pubblicando nel 1978 quattro album contemporaneamente, ognuno col nome di uno dei membri della band. Oppure i Foo Fighters, che nell’ambito del progetto Sonic Highways pubblicarono vinili con copertine diverse.
A gennaio il critico e youtuber Anthony Fantano aveva sollevato la questione Swift con toni piuttosto diretti: «Quando pubblichi otto versioni diverse in vinile dello stesso album, a quale reale domanda di mercato stai rispondendo? Stai davvero dando ai tuoi fan ciò che vogliono, oppure stai semplicemente sfruttando una posizione quasi monopolistica su una nicchia di appassionati disposti a spendere soldi per qualsiasi cosa tu decida di pubblicare in formato fisico?»
Prima di lui, anche Billie Eilish aveva criticato la pratica delle edizioni multiple, puntando il dito sull’impatto ambientale: «Alcuni dei più grandi artisti del mondo stanno realizzando 40 diverse edizioni in vinile, ognuna con una caratteristica unica, solo per invogliarti a comprarne sempre di più» . I suoi dischi, non a caso, sono prodotti con materiale interamente riciclato.
Aggiungiamo noi: in un ‘epoca in cui le stamperie sono sempre più ingolfate (e non è che ce ne siano tante al mondo in grado di fare quei numeri), una star del livello della Swift crea un grande collo di bottiglia a cui tanti altri artisti devono sottostare.
Il dibattito è aperto: il miliardo di dollari è un dato reale e significativo, ma quanta parte di quella cifra riflette un autentico amore per il formato fisico, e quanta è il frutto di strategie di marketing che trasformano l’edizione limitata in una trappola psicologica ben congegnata? La risposta, probabilmente, è nel mezzo. Come quasi sempre.











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