Qualcuno, a Londra, ha finalmente smesso di fare finta di non sentire. Il governo laburista britannico ha annunciato una netta retromarcia sulla proposta normativa che avrebbe consentito alle aziende di intelligenza artificiale di addestrare i propri modelli su opere protette da copyright, senza obbligo di consenso né compensazione per gli autori.
Una misura che aveva scatenato una levata di scudi senza precedenti nel mondo della musica e della cultura.
A fare l’annuncio è stata Liz Kendall, ministra della Tecnologia del governo Starmer, che ha dichiarato apertamente di aver recepito le preoccupazioni degli artisti.
“Abbiamo ascoltato” (Liz Kendall), ha detto la ministra, aggiungendo che al momento l’esecutivo non ha nemmeno una “opzione preferita” su come intende procedere. Una formulazione che, al netto della diplomazia istituzionale, equivale a un passo indietro abbastanza clamoroso per un governo che aveva puntato sull’espansione del settore tech come volano economico.
La protesta “silenziosa” dei big
Tra le iniziative di protesta più efficaci e simbolicamente potenti c’è stata quella di Paul McCartney e altri grandi artisti con un album muto, o meglio, pieno zeppo di rumori di fondo, concepito come atto di accusa collettivo.
Al progetto avevano aderito nomi del calibro di Kate Bush, Elton John, Annie Lennox, Damon Albarn, Jamiroquai, Max Richter e Hans Zimmer,un fronte compatto e trasversale che ha reso evidente quanto la questione riguardasse l’intera comunità creativa britannica, non solo qualche star con il timore di perdere royalties.
Tom Kiehl, amministratore delegato di UK Music,l’organizzazione che rappresenta e tutela l’intera industria musicale del Regno Unito, ha accolto la notizia come “una grande vittoria per chi ha condotto questa battaglia” , assicurando la disponibilità del settore a collaborare con le istituzioni per trovare soluzioni equilibrate.
Il punto, d’altronde, non è bloccare l’innovazione tecnologica: è stabilire regole chiare che tutelino il lavoro creativo senza lasciarlo a disposizione gratuita dei giganti del tech.
Un segnale che va oltre la Gran Bretagna
La vicenda britannica assume un valore che va ben oltre i confini del Regno Unito. In tutta Europa, e non solo, il rapporto tra intelligenza artificiale generativa e diritto d’autore resta uno dei nodi più irrisolti dell’attuale scenario normativo.
Il fatto che una mobilitazione culturale coesa abbia effettivamente cambiato la direzione di un governo è, in sé, una notizia rilevante e un precedente a cui altri paesi potrebbero guardare con attenzione.










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