Il chitarrista inglese Nick Fletcher torna il 6 ottobre con un nuovo lavoro in studio, The Mask of Sanity, un album che intreccia la profondità del pensiero junghiano con l’energia del progressive rock e le sfumature della fusion.
7 brani, 44 minuti di musica che oscillano tra introspezione e impatto, in una produzione curata nei minimi dettagli insieme a Caroline Bonnett per SCNmedia.
La benedizione di Steve Hackett (Genesis)
Fletcher non è certo un nome sconosciuto nel circuito prog britannico. Dopo anni di carriera nella John Hackett Band e una lunga parentesi come chitarrista classico, il musicista riporta in questo disco tutta la sua esperienza compositiva e la consapevolezza maturata tra corde di nylon e assoli elettrici.
Non a caso, Steve Hackett (Genesis) lo ha definito “il miglior chitarrista jazz/rock del Regno Unito”, un riconoscimento che pesa e che trova conferma nell’equilibrio con cui The Mask of Sanity fonde tecnica, narrazione e sensibilità timbrica.
Psicologia e sinfonia
L’album prende il titolo da un concetto caro alla psicologia di Carl Jung, quello della maschera sociale dietro cui si cela la vera identità. Ogni traccia è un frammento di questo percorso interiore, dal crescendo di As Above, So Below ai passaggi orchestrali di The Shadow Magician (divisa in cinque parti), fino alla conclusiva Song of Innocence, che chiude l’opera in una dimensione più lirica e contemplativa.
Se The Mask of Sanity fosse un film, sarebbe uno di quelli che alternano poesia e tensione, senza mai scivolare nella prevedibilità.
Fin dalle prime note di As Above, So Below, il disco mostra la volontà di Fletcher di raccontare la mente umana con gli strumenti del progressive: atmosfere dilatate, esplosioni improvvise, passaggi quasi sinfonici che si fondono con l’eleganza della fusion. Ogni brano sembra riflettere una parte dell’io, dalle sfumature più luminose ai chiaroscuri dell’inconscio.
In Simulacrum, la voce eterea di Olga “Dikajee” Karpova si muove come un pensiero sospeso, sorretta da una sezione ritmica che respira jazz e scrittura orchestrale. Porta e Cuniado disegnano un terreno elastico, dinamico, dove la chitarra di Fletcher si libra senza mai imporsi, preferendo dialogare.
The Shadow Magician, cuore concettuale dell’opera, alterna caos e quiete in una tensione continua, quasi una traduzione sonora del conflitto tra ordine e istinto. E poi c’è A Curious Case of Synchronicity, che riporta tutto a una leggerezza inattesa, come un momento di consapevolezza dopo l’analisi.
Nel complesso, Fletcher firma un lavoro coerente e sorprendentemente accessibile, capace di unire la scrittura complessa del prog classico a una modernità di suono e di visione. Non è un disco solo per “addetti ai lavori”, ma un ascolto che parla a chiunque riconosca nella musica una forma di introspezione. Un percorso in cui ogni strumento diventa voce, e ogni voce un frammento dell’anima che cerca di tornare intera.
La band
La scrittura di Fletcher mantiene un respiro sinfonico, ma qui trova nuova linfa grazie a una formazione internazionale che arricchisce ogni brano di personalità.
Alla sezione ritmica spiccano Jonathan Ihlenfeld Cuniado al basso (già con Anika Nilles, oggi nei Rush) e Roberto Porta alla batteria, il cui tocco incisivo e musicale conferisce al disco una spinta dinamica fuori dal comune.
Proprio Fletcher descrive Porta come “uno dei migliori batteristi del mondo, un genio virtuosistico portato a un altro livello” – una definizione che non suona esagerata ascoltando l’interplay serrato e fluido dei due. Porta, reduce da collaborazioni con Paul Gilbert, Corrado Rustici e altri nomi di primo piano, porta nel progetto una visione tecnica e melodica maturata in anni di studio e tournée internazionali.
Accanto a loro, la violinista Clare Lindley (Big Big Train, Stackridge) aggiunge colori eleganti a tre composizioni, la cantante Olga “Dikajee” Karpova presta la voce a più brani con la consueta intensità, mentre Caroline Bonnett firma le tastiere e la co-produzione, curando anche mix e mastering.
Il risultato è un album di ampio respiro, denso ma mai autocelebrativo, dove l’intelletto e l’emozione trovano equilibrio. The Mask of Sanity non cerca di stupire con il virtuosismo fine a sé stesso, ma di raccontare un percorso umano: quello del musicista che osserva le proprie ombre e ne fa musica.
Vale, inoltre, la pena ricordare che Roberto Porta ha da poco iniziato una collaborazione anche con Musicoff, inaugurando una rubrica di articoli dedicata alla vita e al percorso del musicista contemporaneo.
Un doppio fronte – dietro la batteria e sulla tastiera del computer – che racconta bene la curiosità e la profondità di un artista sempre in movimento.
Tracklist
- “As Above, So Below”
- “Simulacrum”
- “Shadow Walker”
- “The Shadow Magician” parts 1-5
- “A Curious Case of Synchronicity”
- “The Mask of Sanity”
- “Song of Innocence”
>>> Nick Fletcher Official Website <<<














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