C’è un’azienda italiana che da tanti anni lavora dietro le quinte del Festival di Sanremo senza che quasi nessuno ne sappia il nome. Eppure, ogni nota che arriva a casa degli spettatori passa – anche – attraverso le sue macchine.
Si chiama Project Lead, ha sede in Italia, e quest’anno ha fatto un passo in più: per la prima volta, le sue workstation coprono il 100% dell’infrastruttura audio del Festival.
Trent’anni di workstation, diciotto a Sanremo
Project Lead è un’azienda italiana fondata da Giovanni Zucchi, attiva da oltre trent’anni nella progettazione e assemblaggio di workstation professionali per applicazioni audio e video. Non si tratta di PC generici ottimizzati con qualche driver: ogni macchina viene costruita, configurata e collaudata per rispondere alle esigenze specifiche del cliente, con test intensivi prima della consegna.
La fornitura al Festival di Sanremo va avanti ininterrottamente dal 2008, con un catalogo di macchine che nel tempo si è stratificato all’interno delle regie RAI come gli anelli di un albero.
Giovanni Zucchi lo racconta con un misto di orgoglio e incredulità: «È stata un’emozione forte davvero vedere le macchine che lavorano ancora, quella di 18 anni fa, con quella di 16 anni fa, con quella di 14 anni fa e così via… cioè vedere i vari step della nostra storia in queste regie (e tutti attivi e ben funzionanti!)»
Macchine che continuano a girare, regia dopo regia, edizione dopo edizione, senza che nessuno si sia mai trovato costretto a fare una telefonata d’emergenza.
Una macchina infernale: l’architettura audio del Festival
Per chi non ha mai avuto la fortuna di mettere piede nelle regie di un evento televisivo di quella portata, la descrizione che ne fa Zucchi è illuminante: camion all’esterno, regie ovunque, 16 matrici ciascuna con 64 canali MADI, tutto ridondante, tutto digitale.
L’impianto audio del Festival di Sanremo è considerato dalla stessa RAI probabilmente la macchina audio più complessa della televisione italiana, con oltre 250 segnali digitali gestiti da una squadra di circa 20 persone.
Le workstation Project Lead si integrano in questo sistema tramite connessioni MADI su fibra ottica: un singolo cavo gestisce 64 segnali in ingresso e in uscita simultaneamente, sostituendo quello che in passato richiedeva rack interi di processori hardware con altrettanti cavi analogici o AES.
Attualmente, per ogni postazione vengono utilizzate 4 connessioni MADI per un totale di 256 segnali disponibili, mentre il processing vero e proprio si gestisce con una sola MADI, sfruttando 32 canali stereo, sufficienti per la ripresa orchestrale e vocale del Festival.
Plug-in, autotune e automazione via timecode
Il passaggio dal mondo hardware al software non è avvenuto da un giorno all’altro. Secondo i tecnici RAI che lavorano con le macchine Project Lead, i plug-in sono entrati in uso graduale circa 10-15 anni fa, ma solo negli ultimi 6-7 anni hanno preso il posto definitivo dei rack effetti hardware, che oggi non esistono più in dotazione.
La gestione più sofisticata riguarda però l’automazione dell’effettistica agganciata al timecode: una macchina dedicata invia comandi MIDI (program change e control change) a LiveProfessor per modificare in tempo reale i parametri dei plug-in, scena per scena e persino all’interno della stessa scena. Un esempio pratico: se la tonalità dell’autotune deve passare da Do a Re bemolle in un punto preciso dell’esibizione, se c’è bisogno di una voce telefonica o di una distorsione e così via, il cambio avviene automaticamente, sincronizzato al millisecondo. Tutto programmato, tutto prevedibile, zero margine di errore in diretta.
La novità 2026: Dolby Atmos in prima serata
L’edizione 2026 ha portato con sé una novità che vale la pena sottolineare: per la prima volta, il Festival è andato in onda sul canale RAI 4K con una codifica Dolby Atmos. Il segnale immersivo è stato distribuito su digitale terrestre (canale 101), Tivùsat e RaiPlay, portando nelle case degli spettatori dotati dell’hardware adeguato un’esperienza audio che fino a pochi anni fa era appannaggio esclusivo delle sale cinematografiche.
La regia dell’audio immersivo, definita da Zucchi con affetto “il nuovo hangar”, utilizza anch’essa workstation Project Lead. Il sistema era già stato testato in autunno durante Ballando con le Stelle, ma quella trasmissione non era andata in onda in Atmos: Sanremo 2026 è stata quindi la prima messa in onda ufficiale di questo setup.
Un’orchestra sinfonica di 50 elementi, una band ritmica, voci dal vivo e una manciata di notti per mixare il tutto in tre dimensioni: non esattamente un collaudo tranquillo.
Parola d’ordine: affidabilità
In un contesto dove un crash di sistema non è un inconveniente ma una catastrofe in diretta nazionale, la parola che torna più spesso nelle parole di Zucchi è affidabilità.
I tecnici RAI, che testano le macchine quotidianamente da Roma già durante il periodo di prove, hanno riferito di non aver mai riscontrato un singolo problema. Non è un dettaglio marginale: significa che Project Lead consegna macchine configurate a un livello tale da reggere mesi di stress test continui prima ancora di andare in onda.
E il lavoro non finisce con Sanremo. Zucchi dice che, in parallelo con la fornitura per il Festival, l’azienda ha completato nuove macchine destinate alle Olimpiadi, sempre per RAI: un’altra produzione live di dimensioni globali dove la parola “downtime” semplicemente non esiste nel vocabolario.









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