Il drumming made in Canada di Brandon Goodwin

Il drumming made in Canada di Brandon Goodwin

Leader del gruppo jazz B's Bees, di base a Montreal, in Canada, il batterista e compositore Brandon Goodwin è tra i nuovi nomi da tenere d'occhio nel nutrito panorama batteristico nordamericano.

La vittoria di una borsa di studio per esibirsi al Montreal International Jazz Festival del 2012 ha offerto a Goodwin la possibilità di dar vita al suo gruppo, mettendo insieme  alcuni tra i più validi talenti emergenti della città, una band presto impostasi all'attenzione della critica per il suo moderno hard bop fatto sia di composizioni originali sia di energiche riletture di brani di grandi del passato quali i Jazz Messengers di Art Blakey  o Thelonius Monk.

B's Bees non è però un gruppo versato in un'unica tendenza stilistica, come provato dalla sua discografia: dopo l'esordio nel 2015 con Dark Matter, a gennaio 2018 è uscito infatti Dear Charlie, album dedicato alle composizioni del contrabbassista Charlie Haden, musicista certo non assimilabile all'estetica hard bop, seguito infine dal recentissimo Kanata (parola che nel dialetto irochese significa "villaggio"), un album molto interessante, di sole composizioni originali, registrato alla fine di un lungo tour in Canada e nel nord degli Stati Uniti.
All'indomani della pubblicazione di Kanata abbiamo avuto la possibilità di rivolgere qualche domanda via mail a Brandon Goodwin, che siamo lieti di poter presentare ai nostri amici Musicoffili.

Brandon Goodwin con i B's Bees Brandon Goodwin con i B's Bees

Ciao Brandon e benvenuto su MusicOff. Per prima cosa vorrei chiederti qualcosa a proposito della tua formazione musicale.

La mia formazione musicale è iniziata con il pianoforte all'età di sei anni, con lezioni di chitarra a sette, di tromba a 11 e - finalmente - con la batteria a 13. Ho preso poche lezioni di batteria da teenager e non mi ci sono dedicato seriamente finché non mi sono iscritto a una scuola di musica. Ho cominciato seriamente con lezioni settimanali a 18 anni e da allora ho cercato di studiare con quanti più insegnanti possibile per imparare più cose possibili.

Perché alla fine hai scelto proprio la batteria?

Ricordo ancora molto chiaramente il giorno in cui mio padre mi disse: "Hey, c'è l'annuncio di una batteria in vendita sul giornale: vuoi che diamo un'occhiata?". Avevo 13 anni e decisi che avrei suonato la batteria. La cosa divertente è che avevo risparmiato dei soldi per comprarmi una chitarra elettrica, ma l'idea di mio padre di dare un'occhiata a quella batteria si rivelò vincente.

Hai avuto l'opportunità di studiare con alcuni ottimi insegnanti e batteristi canadesi: chi sono e quali sono le cose più importanti che hai appreso da ciascuno di loro?

Ho studiato con Dave Robbins a Vancouver, nella British Columbia: con lui ho trascritto gli assolo di Max Roach e ho lavorato sodo sui paradiddle. Ma probabilmente la cosa più importante che ho appreso da Dave è stato come cantarmi una melodia e dopo improvvisare intorno alla stessa. Aveva un processo in cinque passaggi che andava dal suonare sul rullante i ritmi che accompagnano una melodia fino a cantare la stessa mentre ci improvvisi liberamente sopra.

Quando mi sono trasferito a Montreal ho studiato con altri grandi insegnanti, in particolare con Wali Muhammad e Dave Laing. Wali mi ha insegnato a pensare sempre e solo alla musica e a smettere di preoccuparmi di provare a usare tutta la tecnica che in quel periodo studiavo ossessivamente. A volte mi chiedeva semplicemente di suonare per lui, senza altro vincolo che quello di cercare di creare della musica: una dura lezione da apprendere, e lui è sempre stato molto sincero. 

Grazie a lui ho conosciuto anche il Rudimental Ritual di Alan Dawson, in cui mi sono immerso per almeno 10 anni, eseguendolo migliaia di volte in 100 modi diversi. Dave Laing invece mi ha mostrato come ottimizzare i miei tempi di studio, dividendoli negli elementi più importanti del drumming e obbligandomi a spendere una parte del mio tempo in ciascuno di essi. Con lui abbiamo anche approfondito alcuni assolo basati sui rudimenti e lavorato sulla mia tecnica per il piatto ride.

So che hai preso delle lezioni anche con Ari Hoenig e Dan Weiss…

Ari mi ha svelato il segreto che si cela dietro il suo modo davvero unico di utilizzare le spazzole e come usarlo per suonare in modo più efficace. Mi ha anche spiegato come eseguire un ostinato con i piedi e come suonarci sopra delle permutazioni di diversi ritmi; in buona sostanza, come sviluppare una singola idea in maniera esaustiva.
Ha anche corretto una mia trascrizione di un suo assolo sul brano "Moment's Notice": è stato divertente ascoltare l'assolo insieme a lui e sentirsi spiegare le diverse idee che aveva utilizzato per eseguirlo. 

Con Dan Weiss abbiamo lavorato sulla tecnica per il piatto ride e sui tempi dispari. Mi ha anche mostrato come aprire il mio modo di suonare lavorando sui diversi movimenti di ogni battuta, per evitare di 'chiudere' sempre negli stessi punti.

Quali sono le tue principali influenze, batteristicamente parlando?

Art Blakey, Elvin Jones, Max Roach, Jack DeJohnette, Roy Haynes, Ari Hoenig, Paul Motian, Dan Weiss, Ed Blackwell e Frankie Dunlop, non necessariamente in quest'ordine. Di recente sto ascoltando molto Ed Blackwell e Roy Haynes e ne sto  trascrivendo alcuni assolo.

E come bandleader?

Mi ispiro molto ad Art Blakey e Miles Davis, scegliendo musicisti che spesso sono più giovani di me e consentendo loro una certa libertà di azione, in modo che possano crescere artisticamente.

La tua band ha inciso il suo nuovo album al termine di un tour negli USA: che ci dici del tour e qual è in generale l'opinione negli States del jazz canadese?

Il tour ha rappresentato un'esperienza incredibile, una dozzina di date in cui abbiamo anche potuto suonare con artisti internazionali del calibro di Kebbi Williams, Delfeayo Marsalis ed Elijah Jamal Balbed. Siamo stati accolti bene ovunque e il pubblico è rimasto sempre piacevolmente sorpreso.

Le prime quattro tracce del nuovo album dei B's Bees costituiscono una suite da te composta, la Kanata Suite. Che strumenti utilizzi per comporre?

Il piano, la tromba, la batteria, la mia voce, Sibelius e un notebook. Di solito inizio al piano o alla batteria, quindi aggiungo la voce: non sono affatto un cantante, ma spesso uso la voce per trovare più velocemente le note giuste; oppure uso la tromba, che suono da quando avevo 12 anni: le mie dita sono ancora capaci di trovare note o melodie quando ne ho bisogno. Se sto scrivendo qualcosa ma sono fisicamente incapace di suonarlo alla velocità in cui lo sento, allora mi metto al computer, così da poter ascoltare le mie idee in tempo reale.

Come scegli i membri della tua band?

Per prima cosa devono essere persone con cui è facile lavorare e divertenti da frequentare. Se mancano questi requisiti, allora neanche entriamo in merito all'aspetto musicale. Secondo punto: devono cavarsela bene con i rispettivi strumenti, essere in grado di assecondare la band quando si improvvisa e di esporre le melodie in maniera espressiva. Terzo punto: devono amare in maniera profonda la musica che suoniamo, devono essere curiosi e aperti nei confronti del jazz e rispetto alla possibilità di creare musica originale. Non mi serve che sappiano leggere molto bene a prima vista, perché comunque chiedo che imparino i brani a memoria...

Parliamo della tua strumentazione, cominciando dall'hardware…

Uso un mix tra Yamaha e DW; il pedale della cassa è un DW 5000.

Bacchette, spazzole e mallets?

Bacchette Vater Phat Ride, spazzole Vic Firth Steve Gadd Signature Model e mallets Mike Balter.

Piatti?

Come hi hat una coppia da 15" di Zildjian A vintage; un Crystal Ride da 18" Sabian modello Ed Thigpen; un Jeff Hamilton Signature Ride da 22" della Bosphorus e un ride della Zilco da 24". Anche in questo caso si tratta di un mix, ma sono piatti che insieme suonano bene. Il loro suono complessivo è meno complesso e articolato di alcuni dei K Zildjian o dei Constantinople che sono così comuni nel jazz, ma a me piace la personalità di ciascuno dei miei piatti.
Il 24" della Zilco è una bestia e si ascolta bene in alcune parti chiave dell'ultimo album, in particolare nei groove Latin-Swing del brano "Liberté".

Batteria?

Una Ayotte Custom in acero degli anni '90 con cassa da 18", floor tom da 14" e tom da 12". Ho acquistato questi tamburi nel 2003 da un amico personale di Ray Ayotte, li suono da allora e non ho intenzione di provare nient'altro: è la batteria dal miglior suono che abbia mai usato e rende il mio lavoro molto più semplice. Di questo kit ho anche un tom da 10" e un rullante da 13" con i cerchi in legno, ma non li uso troppo spesso.

E quale rullante usi più spesso?

Un Ludwig Acrolite da 14". Come molti batteristi sanno, è uno dei tamburi più versatili in circolazione. A volte ci monto una vintage Emperor per un suono più asciutto, ma attualmente sto usando una vintage Ambassador, sperimentando accordature più alte.

Brandon Goodwin © Photo by Patrick Martineau su gentile concessione di Brandon Goodwin

A questo proposito, l'accordatura dei tuoi tamburi in Kanata non è così alta come ci si potrebbe attendere da un batterista jazz. Che puoi dirci in proposito?

Bella domanda! Il fatto è che mi piace avere un po' di punch nei miei tom: forse questo ha a che vedere con il fatto che sono cresciuto ascoltando rock, metal, grunge, eccetera, generi che hanno sempre tamburi incisivi ad accordature basse, una cosa che ha a che fare con la mia gioventù. Ma da qualche tempo sto sperimentando con accordature più alte: stavo imparando un paio di assolo di Roy Haynes e ho deciso di accordare la batteria come la si ascolta su quei dischi, quasi un'ottava più in alto!
Riguardo al rullante, amo come si amalgama al resto della band, grazie a un'accordatura relativamente più bassa: preferisco un mid-range sound a un suono medio alto.

Dai lezioni di batteria? Quali sono state le soddisfzioni maggiori nel tuo lavoro di insegnante?

Sì, insegno parecchio e ho un mio spazio dedicato, chiamato Studio Drum MTL. La principale soddisfazione è stata quella di vedere alcuni dei miei allievi iscriversi a scuole a indirizzo musicale e diventare dei batteristi professionisti. Attualmente ho un allievo di soli 14 anni che suona già meglio di molti professionisti diplomati. Sono cinque anni che lavoriamo insieme e sono sicuro che presto verrà il giorno in cui sarà più bravo di me.

Suoni anche da sideman?

Assolutamente! In questo momento faccio parte del Blues Collective di Carolyn Fe, un'artista blues canadese che è stata candidata per i JUNO Awards (i Grammy del Blues, NdA). Adoro suonare nella sua band per la sua grande musicalità e amo suonare per serate intere quei beat shuffle. Sono anche co-produttore del suo ultimo album, di cui ho anche curato il missaggio.

Che tipo di musica ami ascoltare, oltre al jazz?

Ascolto letteralmente ogni tipo di musica, se riesco a percepire l'amore dei musicisti per ciò che suonano. Lo stesso può dirsi per la musica che suono: se i miei colleghi sono contenti di esserci e riusciamo a creare qualcosa insieme, allora ci sto! Amo molto suonare funky e blues e suono anche rock in una sorta di progetto Art Rock con violini, sintetizzatori, samplers, effetti, eccetera.

Quali i progetti futuri per B's Bees?

Nel 2018 un altro tour negli USA per promuovere gli ultimi due album (Kanata & Dear Charlie). Stiamo anche lavorando a un tour nel Canada occidentale e regioni limitrofe degli USA per l'estate 2019, che ancora non abbiamo mai raggiunto. Speriamo anche di suonare in Europa in un prossimo futuro.


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