Brain Distillers Corporation - Ugly Farm

Brain Distillers Corporation - Ugly Farm

Prendete un pizzico di Black Label Society (forse più Pride & Glory), una punta di Black Stone Cherry, un cucchiaio di Audioslave, condite il tutto con una spruzzata di Pantera et voilà: ecco i Brain Distillers Corporation, che con il loro debut album, dimostrano come anche qui si possa suonare grande southern rock'n'roll pur non facendo parte degli (ex) stati confederati.

Brain Distillers Corporation - Ugly Farm

Immaginate gli assolati spazi aperti del Texas, una sedia a dondolo in un patio con sopra un anziano signore con il viso solcato da profonde rughe e una folta barba bianca (tipo Dinamite Bla, per intenderci) che sputa per terra e, puntandovi contro la sua carabina, vi chiede cosa volete e perché state curiosando sulla sua proprietà privata. Avete immaginato? Ecco, adesso cancellate tutto, perché questi southern rocker, vengono sì da un paese assolato, ma è la nostra cara, vecchia Italia.
Il progetto nasce da un'idea dei chitarristi Matteo Bidoglia e Francesco Altare e il 25 marzo di quest'anno esce Ugly Farm, disco potente, compatto e ottimamente prodotto.
La release si apre con "Marvi" che, sin dalle prime battute di chitarre slide, ci fa capire la direzione musicale intrapresa dalla band. Proseguiamo con "Southern Milf", di cui è uscito il video ufficiale pochi giorni fa, che prosegue il discorso iniziato con l'opening track e mostra le doti solistiche di Bidoglia.

Brain Distillers Corporation - Ugly Farm

"The Right Way To Go", che alterna un ritmo più sincopato a un chorus più lirico si rivela uno dei migliori episodi di Ugly Farm e ci accompagna fino ad "I Can Breath Again", più mainstream, in cui si notano maggiormente le influenze di Chris Cornell (Soungarden, Audioslave) e del compianto Layne Staley (Alice In Chains) nell'ottima performance vocale di Marco Pasquariello. 
Ed è la volta di "Lost Friend", introspettiva e con un ospite d'eccezione, Stef Burns, che delizia in nostri fini palati seicordisti con il solo che chiude il pezzo.
Decisamente più sperimentale la successiva "Who", che vira decisamente verso le sonorità degli Alice In Chains, riuscendo però a mantenere intatto il sound della band.
Altra sterzata, questa volta verso terreni più duri, con la bella "Where Is God", altro episodio particolarmente felice di Ugly Farm, in cui troviamo Tommy Massara (Extrema) come gradito ospite.
"Maybe One Day" ci riporta verso un mood più southern rock e addolcisce leggermente i toni rispetto ai brani precedenti.
A chiudere il tutto ci pensa la doppietta "Seam Line" - che nulla toglie, né aggiunge a quanto detto finora - e "The Biggest Crime" che, pur non discostandosi dal sound generale dell'album, si lascia ascoltare con piacere.

Buon disco d'esordio, coerente e con sonorità che non temono il confronto con quelle dei colleghi d'oltreoceano, Ugly Farm risulta, forse, solo un po' monocorde e risente della mancanza di brani realmente trainanti.
Vista la qualità della release, restiamo in attesa della prossima fatica.
Da ascoltare!

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Autore


Ampelio Bonaguro

Chitarrista ed insegnante presso Soundville di Roma, articolista per varie riviste del settore e per MusicOff.com