Arcade Fire - Reflektor

Arcade Fire - Reflektor
Cosa nasce dall’incontro, durante il carnevale, tra un filosofo danese, un’eroina nazionale francese, dei personaggi della mitologia greca, la musica haitiana e un film italo-franco-brasiliano? Su due piedi, saremmo tentati di rispondere che non può che nascerne una situazione grottesca e un po’ ridicola, ma la conclusione invece è meno scontata di quanto si possa immaginare. Infatti, passando tra le mani di una delle band più importanti del nostro tempo, gli Arcade Fire, degli ingredienti così differenti sono uniti in un quadro estremamente vivace, colorato, trascinante ed elegante allo stesso tempo.Un quadro particolarmente originale, annunciato da una campagna pubblicitaria altrettanto anticonvenzionale, ispirata ai graffiti Vévé utilizzati nella religione Vodoo haitiana, che si presenta in un doppio album della durata complessiva di 75 minuti e 14 secondi: “Reflektor”. Il film “Orfeu Negro” (1959) del regista francese Marcel Camus, uno dei preferiti di Win Butler (voce maschile e frontman della band), oltre ad offrire numerosi spunti tematici fa anche da copione emotivo per “Reflektor”.

La temperatura emozionale dell’album segue in maniera fedele, infatti, quella delle scene del film, com’è palese anche dalla divisione in due dischi: il primo particolarmente istintuale ed impulsivo, mentre il secondo musicalmente più riflessivo ed introverso, così come in “Orfeu Negro” le azioni raggiungono il massimo climax nei festeggiamenti del carnevale, mentre la seconda metà è più mesta, con l’attenzione che si sposta sull’interiorità. Il primo disco di “Reflektor” ci affascina immediatamente con una title track che contiene un campionario di gran parte degli elementi che troveremo nell’album: i ritmi seducenti e ballabili, gli arrangiamenti curati e arricchiti dalle percussioni tipiche della musica haitiana, i ritornelli ossessionanti e anche i testi ricchi di riferimenti e chiavi interpretative. L’influenza del filosofo danese Søren Kierkegaard (che ha ispirato anche altri musicisti, come il compianto Elliott Smith) è palese fin dal primo brano, con particolare enfasi sulla concezione che il pensatore di Copenhagen ha dell’età contemporanea, definita “riflessiva” (contrapposta ad “età passionali”), alienante e conformista.

Concetti che, nonostante abbiano quasi duecento anni sulle spalle, sono ora più che mai attuali e che trovano espressione, oltre che nella title track, anche nell’amara e coinvolgente “We Exist”, nel rock classico e potente di “Normal Person” e, a suo modo, anche nell’anticonformismo di Giovanna d’Arco narrato nelle incantevoli atmosfere un po’ retrò di “Joan of Arc“.Come l’esplosione colorata dell’atmosfera carnevalesca di “Here Comes the Night Time” segna la prima metà dell’album, così la sospesa “Here Comes the Night Time II” apre la seconda e ne introduce i caratteri dominanti: la festa si è spenta e la notte, senza distrazioni, è dominata dall’ambiguità e il pensiero fisso dell’amore, tra malinconia, sogni ed incubi (“Entre la nuit [...] Entre le royaume des vivants et des morts”). “Awful Sound (Oh Eurydice)” e “It's Never Over (Oh Orpheus)” ci danno un’emozionante e suggestiva interpretazione del dolce mito di Orfeo e Euridice (ritratto anche nella copertina, che riproduce una scultura di Auguste Rodin), l’ammaliante “Porno” racconta di un amore profondo in una società superficiale, un amore tanto sincero che la sua fine è paragonabile alla morte (“Afterlife”). E di morte di un amato parla anche “Supersymmetry”, che recupera le atmosfere sospese che hanno aperto la seconda parte dell’album. L’abito da carnevale e i ritmi travolgenti e ballabili di “Reflektor” (si sente l’apporto dell’ottimo James Murphy alla produzione) suggeriscono un approccio superficiale ad un’opera che invece è tutt’altro che semplice. Un’opera che non ha la forza innovativa del capolavoro “Funeral”, sbocciato dal nulla, e deve inevitabilmente deludere delle aspettative che, per un lavoro degli Arcade Fire, non dovrebbero mai esserci: è infatti impossibile prevedere la loro prossima mossa.La durata notevole, quasi prolissa (non mancano episodi meno ispirati, ma comunque non superflui), rende difficile un ascolto integrale che è invece indispensabile per apprezzare a pieno “Reflektor”. Forse non siamo più abituati a dedicare così tanto tempo ad un album e la gran parte dei prodotti del nostro tempo neanche meritano così tanta attenzione, ma i lavori degli Arcade Fire sono un’eccezione: “Reflektor” unisce iconografia popolare e momenti ricercati in un ipnotico caleidoscopio di colori musicali che difficilmente, se gli dedicherete la giusta attenzione, non vi incanterà. Francesco Cicero



Genere:
Indie Rock, Art Pop Line-up:
Win Butler - chitarra, voce, basso, tastiere
Régine Chassagne - tastiere, voce, cori, xilofono, percussioni
Richard Reed Parry - chitarra, percussioni, cori, tastiere
Tim Kingsbury - basso, cori, chitarra
Will Butler - percussioni, chitarra, basso, cori
Jeremy Gara - percussioni, chitarra, cori

Ospiti:
FILMharmonic Orchestra Prague, David Bowie, Owen Pallett, Kid Koala, Sarah Neufeld, Marika Anthony-Shaw, Colin Stetson, Stuart Bogie, Willinson Duprate, Verrieux Zile, Baptiste Jean Nazaire, Wilkenson Magloire, Dieuveut Marc Thelus, Wichemond Thelus, Joey Lavoie, Rob Gill.Tracklist:Disco 1
  • Reflektor (primo singolo)
  • We Exist
  • Flashbulb Eyes
  • Here Comes the Night Time
  • Normal Person
  • You Already Know
  • Joan of Arc
  • Disco 2
  • Here Comes the Night Time II
  • Awful Sound (Oh Erydice)
  • It’s Never Over (Oh Orpheus)
  • Porno
  • Afterlife (secondo singolo)
  • Supersymmetry
  • Artisti simili: Neutral Milk Hotel, MGMT, The National, Radiohead, Grizzly Bear, The Strokes