Vox V846 Wah del 1972

Vox V846 Wah del 1972
Non lo posso nascondere, quando vedo qualche vecchio apparato, sia esso un amplificatore, un pedale o una chitarra, subisco il fascino del pezzo antico, anche se intendiamoci, non è solo l’età "anagrafica" dell'oggetto il requisito che ne fa qualcosa di veramente speciale.
Alcuni di questi strumenti, oltre appunto all’età considerevole, portano con loro il fascino di aver segnato un’epoca musicale col loro suono, il loro carattere ed il loro aspetto esteriore. Sono un tecnico e, quando ho per le mani uno di questi aggeggi, ho solo un desiderio: aprirlo e vedere come è fatto dentro, purtroppo spesso capita di trovare degli autentici disastri. Nel corso del tempo, le cose inevitabilmente si guastano e non sempre la riparazione è stata fatta, per un motivo o l’altro, in modo da rispettare l’originalità estetica e funzionale di quell’apparecchio.
Altre volte, invece, togliendo le viti del coperchio si trova tutto lì al posto giusto ed è una esperienza molto interessante e formativa perché permette di vedere come venivano fatte le cose quando c'era, per alcuni marchi, molta più passione e meno concorrenza. Ho lavorato per anni in punti di assistenza e di oggetti interessanti per mia fortuna ne ho visti molti.
Non è per fare della nostalgia gratuita, ma mi permetto di osservare che, se tanto oggi ci arrovelliamo il cervello per cercare di ricreare il sound dei tempi passati, un motivo ci dovrà pur essere! Oggi vorrei raccontarvi di un piccolo restauro che ho fatto ad un wah wah Vox del 1972.
Il primo pedale wah wah fu realizzato nel 1966 da Brad Plunkett, anche se già precedentemente Chet Atkins aveva realizzato un apparecchio simile e lo aveva usato in alcune sue registrazioni degli anni '50.
Anche se Vox in prima battuta non aveva intenzione di commercializzare il pedale espressamente per i chitarristi, fu poi rilasciato al pubblico nel Febbraio del 1967 con l'immagine di Clyde McCoy sul retro del pedale (ben presto lasciò il posto alla sola firma). Clyde McCoy era un trombettista ed aveva sviluppato un particolare suono "wah-wah" alla fine del 1920 utilizzando una sordina Harmon.
Sul mercato americano il pedale wah wah venne commercializzato sotto il nome Cry Baby dalla controparte USA di Vox, Warwick Electronics Inc./Thomas Organ Company; questa produzione era parallela a quella del Vox V846, ma tutti i pedali erano realizzati in Italia. L'azienda Jen, che era la vera responsabile della produzione dei pedali, li realizzava anche rimarchiati per altri grandi marchi (Fender, Gretsch). D'altronde il ritardo del brevetto dello stesso nome "Cry Baby" portò alla proliferazione di cloni e imitazioni in ogni parte del mondo.
Comunque sia, la produzione del Vox V846 era piuttosto serrata, non è certo questo il massimo esempio di bellezza costruttiva, ma senza dubbio ha il suo perché. Il pedale che esamineremo appartiene ad un mio amico chitarrista, Galliano Prosperi, ed è stato aquistato da lui stesso quando era ragazzo. Ha ancora la borsa originale che si è mantenuta piuttosto bene nel corso degli anni.   Il pedale è stato dimenticato per moltissimo tempo in qualche posto un pò umido e una parte della cromatura della pedana mobile purtroppo è venuta via. All’interno, a parte la polvere “vintage”, l’ossido si è portato via uno dei fili della batteria e il potenziometro sembra piuttosto malconcio. Inoltre, uno dei gommini del fine corsa è andato perso e manca anche la rondella anti-svitamento del jack di uscita. Per prima cosa ho cercato di accendere il circuito per testarne le condizioni funzionali e come sospettavo il potenziometro è completamente inutilizzabile. Trattandosi del tipo con il pattino non sigillato, mi sembra totalmente inutile tentare di recuperare 40 anni di usura e polvere col solo spray pulisci contatti.
Fortunatamente, il resto del circuito funziona perfettamente e lo switch è a posto. La bobina, una "Fasel" tipo rosso, non è diventata microfonica e solo il cablaggio è un po' "stropicciato", ma niente di grave. Quando mi occupo di apparati vintage, cerco di recuperarne le funzionalità senza fare operazioni troppo invasive. Cerco insomma di sostituire soltanto le parti strettamente necessarie per recuperare tutte le sue funzionalità, questo per conservare il più possibile l’originalità della macchina. In questo caso, ho dovuto sostituire soltanto il potenziometro e la clip della batteria. Prima di tutto ho iniziato dando una bella ripulita al box, liberandolo dalla polvere d’epoca sia dentro che fuori. Per questa operazione ho usato un pennello, uno spazzolino da denti, un panno di cotone e un prodotto sgrassante ma non invasivo. Poi ho smontato il circuito stampato e, dopo aver verificato lo stato delle saldature (tra l’altro in perfette condizioni), ho lavato la scheda con un apposito diluente.     Ho cablato una nuova clip per la batteria e montato un nuovo potenziometro da 100K del tipo sigillato perché garantisce una durata maggiore rispetto al tipo aperto montato originalmente. Ho ingrassato l’ingranaggio e la cremagliera (e il suo fermo) del potenziometro. Fatto questo, ho rimontato la rondella anti-svitamento sul jack che ne era sprovvisto ed ho pulito i contatti di entrambi i connettori usando uno spray specifico.
Per un mio "vizio operativo" ho aggiunto qualche fascetta per tenere il cablaggio fermo.   Dopo aver rimontato il circuito stampato al suo posto, ho verificato le funzionalità con l'oscilloscopio e un segnale di prova e, una volta superato questo test, sono passato al test pratico con chitarra e amplificatore. Durante questa operazione ho tarato la corsa del potenziometro: l’apertura del wah è un fatto anzitutto di gusto e preferisco farlo "ad orecchio".
C’è  da osservare che se il pedale apre troppo sulle alte frequenze, si rischiano situazioni difficilmente gestibili; per questa ragione tendo sempre a non esagerare con questo parametro. Chiaro è che se il cliente volesse un po’ più di apertura, si farebbe sempre in tempo ad allentare la vite del fermo cremagliera e spostare di un dente o due l’ingranaggio installato sull’asse del potenziometro. Una volta tarata la corsa, mi sono goduto un po’ il suono del pedale. Mi sembra di risentire il suono del wah wah che tanto era di moda nella musica degli anni '70. Ero bambino, ma me lo ricordo ancora benissimo ed in effetti non potrebbe essere altrimenti dato che il pedale che sto suonando è esattamente quello che avevano tutti i chitarristi dell’epoca.
Il suono che esce è vellutato ma al contempo le note hanno "spazio" una dall’altra ed una definizione e una "messa a fuoco" davvero speciale. È senza dubbio un sound semplice ma al contempo bello e molto gradevole. Ho testato il pedale con una Stratocaster vintage reissue ’62 ed una Les Paul Standard con pickup Seymour Duncan Antiquity, questo per farmi un’idea del suo funzionamento sia con i pickup singoli che con gli humbucker. Per gli amplificatori ho usato il mio fido Fender Twin d’epoca del ’65 e una testata Marshall 1959 (moderna) che avevo appena rivalvolato, collegata alla mia cassa 4x12 equipaggiata con dei normalissimi G12T75 (che, detto tra noi, prima o poi dovrò cambiare... ). Un saluto a tutti e al prossimo articolo, vi lascio con alcune foto del Vox V846 ultimato e pronto alla "battaglia" e come al solito vi esorto a partecipare al topic sul forum con tutte le vostre domande e curiosità. Chi possiede un esemplare di questo magnifico strumento è invitato a postare le sue impressioni, saranno sicuramente molto gradite!    
Costantino Amici