Una vita da backliner - Pt.4

Una vita da backliner - Pt.4
Quarto episodio della "Carlito’s saga", ormai un classico appuntamento sulle pagine di MusicOff che riporta la storia e gli aneddoti di Carlo Barbero, stimato professionista e vero deus ex machina delle esibizioni live di alcuni grandi musicisti. Carlo approfondisce ulteriormente le tematiche inerenti al suo lavoro e ci delizia con alcune chicche davvero esilaranti.
Addentrandoci ancora più a fondo nel mondo dei backliners, chiediamo a Carlo quali sono quali sono le maggiori problematiche del suo lavoro e perché ci sono backliner migliori di altri. La cosa più importante che ha imparato negli anni, ci dice, non è tanto la capacità di fare più o meno una cosa: tutti sanno cambiare le corde a una chitarra, fare una saldatura o caricare e scaricare un camion, che è un’attività che fa comunque parte del suo lavoro.Nel tour con Laura Pausini, ad esempio, le operazioni di carico del camion dopo i concerti venivano seguite direttamente da Carlo insieme agli altri colleghi per verificare che tutto fosse fatto in modo corretto senza scossoni particolari ai flight case, anche se, ci confida sospirando "l’anno scorso in viaggio verso gli States per la tournée di Laura, ho visto il baule delle chitarre caricato al contrario con le ruote per aria... ho rischiato di sentirmi male". Fortunatamente all’arrivo gli strumenti erano in perfette condizioni. Se per caso si rompe qualcosa e sei in tour in qualche località improbabile, precisa Carlo, devi essere in grado di risolvere il problema cercando di utilizzare pezzi di ricambio improvvisati e la bravura del backliner è quella di risolvere l’inconveniente con il materiale che si ha a disposizione. Per ovviare a questi fastidiosi problemi, i musicisti spesso si portano in giro diverso materiale di scorta, ed è in questi casi che viene fuori l’esperienza dei professionisti, che si devono imporre sul musicista che a volte non condivide le scelte proposte.Barbero4aIl tratto distintivo di un professionista è l’atteggiamento e non sempre si riesce ad avere quello giusto. Carlo afferma di essere stato un po' scontroso in certe situazioni, come quando venivano dette castronerie a livello tecnico, ma è perfettamente cosciente del fatto che le competenze acquisite negli anni lo aiutano ad affrontare qualsiasi situazione. L’esperienza con Vasco è stata decisiva sotto questo punto di vista, magari ti può capitare di "giocare" con il cantante durante le prove sul palco e se non sei esperto o peggio, alle prime armi, ti può capitare di incappare in alcuni inconvenienti tipo il far cadere delle cose o scivolare sul palco, come è successo proprio a Carlo all’inizio della sua carriera.A questo punto Carlo ci racconta un aneddoto davvero interessante e per farlo lasciamo a lui la parola: "Eravamo al Festival di Sanremo e i Negramaro erano al loro esordio, mi ricordo che avevano un sacco di roba sul palco, un vero delirio. Ci comunicano di fare il cambio palco in 45 secondi, troppo poco per tutto quel materiale, cerco di ottenere più tempo ma senza successo. Ci mettiamo a lavorare come dei pazzi e io mi ritrovo a mettere a posto il cavo del bassista lunghissimo, almeno nove metri quando sento Paolo Bonolis che esclama: lei con questi cavi è come lo shangai. Ovviamente penso che non si rivolga a me, ho solo il tempo di alzare la testa che mi accorgo di essere in onda, con telecamera a luce rossa che punta su di me e Bonolis che avanza nella mia direzione. In quel preciso istante mi cade sul palco il cavo e la prima reazione purtroppo non è delle più felici, un'imprecazione. Ovviamente speravo che non fosse stato sentito e invece... Bonolis mi rimprovera: ma come, ma che dice si contenga! L’ho guardato, sono entrato nel panico più totale e sono praticamente "scappato" fuori lasciando il cavo lì per terra! Pensavo di essere stato automaticamente licenziato in quel momento, poi fortunatamente scoprii di no e pensate che nel giro di pochi minuti mi arrivarono un sacco di messaggi con, ironicamente, la stessa imprecazione. Alla faccia del Sanremo che non viene visto da nessuno!”A giudicare dalle parole di Carlo questi inconvenienti capitano ad ogni evento e ci sarebbero altri mille aneddoti da raccontare, tra cui i soli funambolici di Stef Burns durante il tour del 2004. Stef all’epoca usava un Whammy che doveva accendere non prima di aver acceso anche il TS9; tuttavia molto spesso si ritrovava in giro per il palco così da dover correre all’impazzata per tornare sulla pedaliera a schiacciarli entrambi. Vestendo i panni del supereroe Carlo è intervenuto più volte attivando lui stesso i pedali, perché aveva capito al volo che Stef non sarebbe mai arrivato in tempo.Nel lavoro del backliner il primo problema che s’incontra è molto spesso con la corrente elettrica, sempre che non si vada in tournée con il proprio gruppo elettrogeno. Carlo ci confida che al momento dell’accensione dell’intero sistema bisogna avere un’esperienza tale da capire se ci sono problemi di corrente ed evitare così i vari ronzii che si vengono a creare. Si possono perdere delle ore a risolvere il guaio e il momento più difficile è quando devi rispondere alla domanda del musicista che ti chiede perché c’è il ronzio. Sai che il problema non dipende da te ma devi cercare di spiegare in modo tecnico comprensibile qual è il tipo di inconveniente e soprattutto trovare una soluzione adeguata.
Memorabile il ricordo del tour di Elisa quando le luci stroboscopiche interferivano con il pedale ottico della Morley che letteralmente impazziva quando era investito dal fascio di luce: immaginate le espressioni di tutti quando il pedale si metteva a suonare da solo!
Durante un altro tour invece, un inconveniente era dato da alcuni pedali della Boss nei quali si svitava la femmina che fa da ground: quindi immaginate il panico del chitarrista che smette di suonare perché si svita il pedale. In quei casi devi essere pronto ad avere altri pedali e sostituirli al volo. Carlo aveva anche ideato un sistema per cui se c’erano problemi poteva escludere la pedaliera cambiando jack dalla sua postazione e così riusciva all’istante a far arrivare il segnale all’amplificatore, preservand l’esecuzione del brano.Barbero4bL’aspetto fondamentale quando si presenta un potenziale problema è reagire, trovare la soluzione nel minor tempo possibile cercando addirittura di anticipare i tempi, sfruttando ogni momento, magari nei cambi canzone. I tour degli ultimi anni sono infatti dei veri e propri spettacoli itineranti e vi sono un sacco di variabili di cui tenere conto.
Carlo ricorda che due anni or sono impiegò un bel po' a capire il motivo per cui una testata non funzionasse: sembrava tutto a posto, ma non si era accorto che alcuni fusibili erano letteralmente bruciati. Oggi la prima cosa che Carlo controlla sono proprio i fusibili.
Anche i radiojack sono difficili da utilizzare perché quando cominci ad averne una ventina sul palco le frequenze iniziano a scarseggiare e tenuto conto che gli stessi modificano i suoni bisogna essere in grado di compensare con altri accorgimenti.
Il rapporto tra backliner e musicista deve essere soprattutto di fiducia reciproca, perché quando Carlo porge una specifica chitarra al musicista, quest’ultimo deve sapere che in quell’istante per le variabili che ci sono in gioco quella chitarra e solo quella potrà garantirgli il massimo dell’affidabilità. Si potrebbe paragonare il lavoro a quello del copilota di rally: a livello di fiducia, afferma Carlo, nel momenti in cui tu gestisci parte dei suoni o la cura degli strumenti del musicista, lui stesso deve fare quello che gli chiedi senza controbattere.
Certo è che gli automatismi dopo anni di lavoro si fanno sentire e a forza di fare le stesse cose si riescono a codificare i problemi in modo quasi automatico.

Il backliner non deve fare il "musicista represso", non è detto che chi assiste sul palco sia migliore, ma bisogna capire che l’artista è lui e non si è in tour per occupare il suo posto ma per dargli una mano ad ogni passo.
Può mancare ancora un curioso aneddoto? Tempo fa un fan di Stef Burns lo avvicinò un sacco di volte per avere una consulenza sul suo setup. Gli disse che aveva un sacco di problemi di ronzii e non riusciva a capire come mai. Carlo guardò il rack e senza neanche accenderlo capì dove stava il problema. Il ragazzo aveva commesso un errore che, dopo anni di esperienza, si può definire banale ma che all’inizio fece penare non poco anche lui. Aveva messo l’alimentatore del suo Quadraverb di fianco ai cavi di segnale e questo generava molto rumore di fondo. 
A tal proposito, durante manifestazioni come i Festival del Primo Maggio, Carlo ci racconta di aver visto cose assurde, con cavi segnale spesso legati alle alimentazioni delle pedaliere, alimentatori scadenti ed economici o connettori sbagliati e non adatti allo scopo. Dalla sua ci confida di utilizzare cavi George L’s ma spesso si accorge che la gente non sa assemblarli e non mette i cappuccetti di plastica, che proteggono gli angolari dalla ossidazione, causa di potenziali problemi al segnale.
Molti chitarristi hanno pedaliere che durano anni e la cosa ideale prima di partire per un tour è controllare tutte le connessioni ed eventualmente sostituire quelle mal funzionanti prima ancora di partire perché il backliner deve, nel caso, intervenite immediatamente, prima che il problema possa presentarsi, magari proprio durante un concerto.
Ancora una volta Carlo ci lascia con il fiato sospeso ascoltando la sua storia, e un pizzico d’invidia comincia a fare capolino anche per chi, come me, non ha mai neanche pensato di fare il backliner.

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