G7th capo-test: quattro modelli per chitarra sotto stress

G7th capo-test: quattro modelli per chitarra sotto stress

Quattro diversi capotasti per chitarra nel moderno catalogo G7th, eleganti, solidi e a volte innovativi, ma comunque indispensabili per tanti strumentisti.

Un test dedicato a banali capotasti? Perché no… la concorrenza in questa piccola nicchia è diventata altrettanto agguerrita di altri accessori. Si va alla ricerca di quella particolarità che può fare la differenza, ma non si può mai mettere in secondo piano la funzionalità, pena un rapido oblio.

Il termine corretto sarebbe capotasto mobile, perché con il semplice termine capotasto si definisce il punto in cui le corde si staccano dalla tastiera tra paletta e manico (in inglese, nut). Sulla chitarra è quasi sempre in osso, materiale sintetico, persino metallo, quando - in alcuni casi - non si tratta addirittura di una barretta aggiuntiva (zero fret).
La semplificazione moderna ha reso ormai inutile aggiungere la parola mobile.

L'ingresso di G7th sul mercato internazionale è avvenuto non molti anni fa grazie al moderno design e all'innovativa funzionalità dell'originario modello Performance, arrivato oggi alla release Performance 2 e messo in evidenza nella foto d'apertura..
La sua particolarità è tutta nel fatto di pinzare manico e corde grazie al semplice schiacciamento fatto dalla mano. Il meccanismo interno blocca l'apertura nel punto in cui molliamo la pressione.

Per fargli mollare la presa è necessario premere il bottoncino nero alla base del logo. Il punto chiave è che tutto questo si può operare con una sola mano, cosa spesso fondamentale nella performance.
A parte le varianti decorative ed eventuale placcatura in oro, esiste in versione standard o con radius vintage e per tastiera di chitarra classica, oltre che per banjo.

La qualità della gomma che preme le corde e di quella - astutamente dentata - che si oppone al manico lo rende molto efficace in un arco molto ampio di variabili relative a spessore manico e diametro/tensione delle corde, su chitarre acustiche o anche elettriche.
Qualche segno di incertezza da parte del raffinato meccanismo può apparire da corde .013-.056 in su e - ovviamente - di contro a un'action troppo alta. In generale, funziona molto bene. Notevole.

Per tutti quelli che non si fidano se non vedono e per soddisfare anche gli amanti dell'alta tensione G7th ha ideato poi il modello Newport, che impiega una rotella per decidere preventivamente il range di apertura e un meccanismo più tradizionale con leva per il serraggio.
Questo lo rende più simili ad altri noti modelli, ma Newport - oltre che per la solita eleganza - si distingue per la maggiore facilità all'uso con una sola mano.

Altro punto importante è il tipo di gomma usato per schiacciare le corde, che si adatta a vari tipi di radius o sagoma della tastiera. Molto funzionale e molto poco ingombrante sul manico.
In catalogo anche un'interessante versione per 12 corde, che va a compensare gli spessori diversificati, per classica e due modelli parziali, a 5 corde (non preme la sesta) e a 3 corde (vedi test).

Se invece siamo legati a un grande classico, uno dei primi tipi di capotasto che permettevano di lasciare la mano destra sulle corde, fa un'ottima figura anche il Nashville, così battezzato per la popolarità dell'oggetto tra i chitarristi di country music.
In questo caso non ci sono misteri, la molla è bene in evidenza e serve solo forza sufficiente nella mano per aprirlo e poi lasciarlo andare sulle corde (mirando giusto).

Essendo una vera e propria pinza, funziona molto bene, e un attento studio del design limita al minimo la necessità di aggiustamenti all'intonazione della sesta corda in particolare, quella che subisce di solito una maggiore alterazione. Dei tre è il più leggero e (come peraltro il Performance) si può lasciare ancorato alla paletta, pronto all'uso. Bello e c'è anche per classica.

Per definire una propria fascia low budget, infine, G7th ha abbandonato le leghe metalliche per affrontare anche i materiali plastici con la recentissima serie Ultralight. Praticamente un'unica sottile scocca che si va ad agganciare sulla vite di regolazione dopo aver abbracciato il manico.
A 8 grammi di peso giustifica la definizione di capotasto più leggero del mondo.

Messo all'opera si dimostra coraggiosamente efficiente e alla fine riesco a usarlo con successo anche su corde di media tensione, ma non si può pensare di metterlo alla pari con gli altri.
È comunque carino, volendo anche colorato, e pochissimo intrusivo, funzionale in buona parte delle situazioni in condizioni ottimali, soprattutto se non si ha fretta. E molto economico.

Tirare le somme non è facile, perché alla fine la scelta è estremamente soggettiva, come spero di aver evidenziato. Da sottolineare i materiali di alta qualità, il design vincente. Sono robusti, leggeri e molto meno costosi di vari competitor di alta fascia.
La massima versatilità va riconosciuta senz'altro al Newport, considerati anche i rapporti di prezzo.

Maggiori informazioni dal distributore italiano Music Gallery.


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