Tappeti sonori in Audio-Codec

Tappeti sonori in Audio-Codec
Malgrado i vantaggi del digitale, si è sbiadita l’unicità “romantica” dell’album e la sua concezione di prodotto d’unione di brani con una comunione d’intenti, o con un filo logico talvolta. 
I dischi vengono sostituiti dalle playlist, le mensole straripanti di custodie hanno lasciato il posto ad iPod e fratelli maggiori, che si rivelano poi in fondo uno dei lati migliori di questo enorme cambiamento della quotidianità. 
Sì, perché l’iPod di Apple è stato una grande invenzione, è inutile tentar d’essere per forza nostalgici. Ora come ora possiamo portare con noi tutta, o quasi, la nostra collezione musicale, ed è qualcosa per cui anni fa, sarei rimasto a sognare per qualche minuto. 
Non solo la trasportabilità, ma anche la facilità nel fruire materiale musicale che fino a qualche anno fa era irreperibile perché ancorato alla fisicità del suo formato e alla sua collocazione. 
Ognuno può andare a pescare qualsiasi tipo di musica desideri, senza troppo sforzo e senza pagare cifre da capogiro.
Un disco in formato mp3 è acquistabile ad un prezzo popolare.
Il problema non è però la cifra che spendiamo, ma per cosa spendiamo. Una volta acquistato non abbiamo in mano fondamentalmente nulla, se non alcuni brani in più nella nostra playlist, e per lo stesso risultato perché pagare quando si può scaricare?
 Musicisti e appassionati e utenti continuano a postare, tweetare, navigare siti internet caricando, condividendo e soprattutto scaricando, convinti di essere alla ricerca di un particolare oggetto, senza accorgersi invece che l’appagamento viene solo da quel continuo “andare”. Tutti vittime di una comodità di stare in poltrona che non ci da tregua. Ma questo lo lasciamo alle teorie di "The Blog Theory" di Jodi Dean. Abbiamo perso la fisicità dell’alzarci e rimanere imbottigliati nel traffico per poi fare i gradini di casa tre a tre per scartare velocemente e accendere lo stereo. L’album ha perso il suo statuto d’opera d’arte eminente. E’ lo sforzo che manca. La distanza, il ritardo, difficoltà. La suspance.

Mp3 e soci sarebbero potuti essere protagonisti diversi in questo romanzo, se non fossero finiti per fare la guerra con il formato analogico. Inevitabile? Forse. Non lo sapremo mai.

Purtroppo l’architetto di questa grande migrazione delle specie musicali, non ha forse tenuto conto della catastrofe a catena che si sarebbe potuta scatenare. 

La pirateria aumenta, i dischi non vendono, i prezzi salgono e le vendite scendono ancora di più. Il formato fisico muore con l’ultimo dei suoi feticisti e l’mp3 rimane l’unico sopravvissuto. Solo, povero, senza indole o collocazione, nella speranza che qualcuno non prema il tasto “delete” e di lui non resti alcuna traccia.

Dischi, cassette, riviste dedicate, sono prove tangibili, archiviabili e sempre pronte, se non a modificare, a testimoniare per riflesso l’avanzare di un’epoca e i suoi protagonisti.
Per chi nasce nell’era dell’accesso totale alla cultura, e quindi anche alla musica, suona strano parlare di temporalità in una dimensione, quella virtuale, in cui il tempo finisce per sgretolarsi. 
“Il tempo è divenuto un colabrodo” dice Reynolds, ed il nostro controllo su di esso è aumentato in maniera esponenziale rispetto agli anni passati. Possiamo mandarlo avanti o indietro, persino fermarlo, ma è mutato anche il modo di percepirlo, freddo e distante.Difficilmente può un mp3 essere incastonato in un preciso avvenimento sociale o privato e divenirne parte. Non ha subito ritardi di consegna, proroghe del commesso. Non è costato una settimana di lavoro estivo al bar vicino casa, la stessa estate in cui il governo cadeva e al bar ne parlavano tutti, e bisognava tirare la cinghia perché era periodo di crisi.
L’mp3 è un formato solitario. Un album viene fornito sotto forma di unico file con la conseguenza però che fatiche di molti artisti vengono sbriciolate nell’acquisto di un solo brano estrapolato a forza dal tutto in cui era stato pensato.
Certo non tutti gli album possono piacere interamente a chiunque. Anche quando acquistavamo il disco o la cassetta poi si infieriva sui tasti dello stereo per raggiungere i brani preferiti, ma solitamente almeno una volta si ascoltava tutto l’album.
Questo atteggiamento è in via d’estinzione, il disco è ormai un contenitore classificatorio, ma solitamente chi ha lavorato su di esso ha riposto molta attenzione anche alla sua totalità. La possibilità di sciogliere quella totalità porta ad una inevitabile riduzione della percentuale artistica attribuita a quel prodotto, che infatti, diviene sempre più solo un prodotto, e non un prodotto artistico. Vien da chiedersi quale sia quindi il prossimo passo se non l’implosione, viste le premesse. 
Eppure c’è ancora da confidare che anche nell’era della digitalizzazione s’impari a recuperare le gemme seppellite dalla sovrapproduzione.
 Senza ancorarsi a nostalgici revival o futuristiche utopie “cyber-musicali”, forse si arriverà ad un punto d’incontro fra tecnologia e la forza sprigionata dai sentimenti che hanno caratterizzato i formati dell’industria musicale degli anni passati. 

C’è bisogno di un grande lavoro di riscoperta senza dubbio, ma allo stesso tempo di disponibilità all’innovazione, per salvare tutti quelli che, nati troppo tardi per vedere l’era analogica, possono pensare alla musica come qualcosa d’inconsistente fisicamente e quindi emotivamente. 

Salgo in metropolitana tutti i giorni con il mio iPod in tasca, ogni volta che scorro i centinaia di artisti, non posso non pensare a quando al suo posto avevo un vecchio Sony Walkman, dove tutto ciò che si poteva ascoltare erano 90min, se non meno. 
Sicuramente il mio vecchio Sony non era meglio dell’iPod, ma ancora ringrazio di essere nato negli anni 80, giusto in tempo perché mi si mostrasse di quante magie era capace un disco, o un nastro di un’ora e poco più.Francesco "edward84" SicheriTorna alla prima parte dell'articolo

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