Keith Moon: una svista fatale

Keith Moon: una svista fatale

Hatfield, Hertforddshire; il Red Lion Pub è un locale alla moda. Stasera, fuori dalla porta, c'è una lussuosissima Bentley. Appartiene a Keith Moon, stravagante batterista della rock band The Who. Non appena Keith, sua moglie Kim, il loro amico batterista Legs Larry Smith e l'autista dei Moon Neil Boland stanno per entrare in macchina, un gruppo di skinhead li avvicina.
Una ragazza dice loro con tono da presa in giro: "Dai Mooney, dacci un passaggio a casa sulla tua fuoriserie...". La reazione verbale della moglie del batterista è alquanto violenta: "Taci mignotta", le dice Kim, "fatti i cavoli tuoi".

Il gruppo di skinhead non accetta la provocazione: fischia e comincia a gettare monetine sul tetto della Bentley. Moon balza in auto e comincia a inseguire i ragazzi. È infuriato e la situazione comincia a diventare confusa.
Alcuni skinhead scappano altri salgono su un furgone Volkswagen per cercare di ostacolare le manovre della Bentley. Alla fine della gimcana, Neil Boland (l'autista) è steso a terra. Senza vita. La Bentley gli è passata sopra.

Ma com'è potuto succedere? Il coroner, giunto sul posto, giudica accidentale la morte di Boland e scagiona Keith Moon da ogni possibile accusa.
Ma chi era al volante della Bentley? C'era davvero Keith Moon e non, piuttosto, sua moglie Kim? E Neil Boland era in auto ed è stato sbalzato fuori dalle manovre brusche del conducente o era a piedi in mezzo al gruppo dei giovani skinhead?
E quei giovani erano davvero così minacciosi come Kim Moon diceva fossero? A tanti anni di distanza, la morte di Neil Boland rimane un mistero.


Commenta