Aretha, l'indelebile canto della Regina

Aretha, l'indelebile canto della Regina

Aretha Franklin, regina del soul, una delle voci più straordinarie della musica moderna, scompare a soli 76 anni.

I cosiddetti coccodrilli, nella terminologia giornalistica, sono articoli commemorativi che si pubblicano alla morte di un personaggio noto, spesso scritti (impietosamente) in anticipo per non arrivare impreparati al momento chiave.
Questo non era nel cassetto, ma è un ricordo doveroso. Con un po' d'emozione.

Fra quelli degni di nota ci sono artisti bravi, alcuni molto bravi, ma pochi sono quelli veramente unici. Aretha Franklin apparteneva a quest'ultima rara specie, col vantaggio di arrivare anche dal posto giusto. Era nata a Memphis e cresciuta a Detroit: praticamente il percorso storico del blues nel secolo scorso, dal Mississippi alle città del Nord.

Non le mancavano neanche i cromosomi adeguati, come figlia di un predicatore battista e di una cantante, né un precoce percorso di sofferenza dall'abbandono della madre alla nascita di due figli tra i quattordici e i sedici anni. Con una voce straordinaria e grinta da vendere, registrava il suo primo album ancora adolescente alla metà degli anni '50 con un repertorio dedicato al gospel.

Firmato un contratto con la Columbia grazie a John Hammond (lo stesso che una ventina di anni dopo scoprirà Bruce Springsteen) continua a produrre una serie di dischi fino alla metà degli anni sessanta senza mai essere valorizzata abbastanza e guadagnando un successo limitato con un repertorio non sempre convincente.

Il salto di qualità e la conquista delle grandi platee arrivano dal 1967 con il passaggio alla Atlantic Records di Jerry Wexler, che ne fa una star assoluta. Grazie a una serie di canzoni azzeccate e alla produzione adeguata la Franklin colleziona una fila di piazzamenti nella Top 10 vendendo anche un'enorme quantità di album.

Battezzata "the Queen of Soul", Aretha finisce sulla copertina di Time e viene accettata tra i maggiori artisti internazionali mentre mantiene un posto d'onore nel cuore della comunità nera, dopo aver cantato al funerale di Martin Luther King e, soprattutto, aver interpretato in maniera così efficace la significativa "Respect" di Otis Redding.

Nel panorama R'n'b per qualche tempo non c'è storia e Aretha Franklin vince il Grammy Award come migliore interprete vocale femminile per otto anni di seguito, ma la stessa scelta di un repertorio spesso trasversale e i cambiamenti nei gusti del pubblico portano al declino del successo. Il rapporto vincente con la Atlantic finisce nel 1976.

Il vento cambia - come per diversi suoi colleghi e per la musica nera in generale - grazie alla passione dell'attore Dan Aykroyd, da sempre appassionato di blues, e al talento scatenato del suo degno compare John Belushi. Forti del successo riscosso in TV con il seguitissimo Saturday Night Live, i due mettono insieme una band di gran classe chiamando i migliori musicisti del settore.

Il resto è storia e quando nel 1980 esce il film di John Landis, The Blues Brothers, Aretha è tra i protagonisti assieme al gotha del blues e r'n'b, fra Ray Charles, James Brown, John Lee Hooker e Cab Calloway. La sua interpretazione di "Think", nelle vesti della proprietaria di una tavola calda, è da antologia e gli anni '80 la riportano in classifica, grazie anche ad altre collaborazioni di rilievo come quella con gli Eurythmics.

Se poi la sua attività dell'ultimo trentennio non ha registrato forse più momenti di grande caratura artistica o la produzione di musica al livello di quanto pubblicato nel periodo magico Atlantic, il carisma di Aretha è rimasto però intatto.

Ne è una buona testimonianza la commossa accoglienza di un pubblico selezionato, alla presenza del presidente Obama, nel 2015 a Washington nel corso della serata dedicata ai Kennedy Center Honors, riconoscimenti alla carriera attribuiti annualmente a vari artisti di rilievo per il contributo alla cultura americana.

A noi piace ricordarla così, come appare nel video della performance, all'inizio dell'articolo, sommersa dall'affetto del pubblico dopo un'interpretazione  a dir poco toccante di "You Make Me Feel (Like A Natural Woman)", uno dei suoi più grandi successi.

Respect.


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