100 di questi giorni caro Jeff

100 di questi giorni caro Jeff

Sono molti i chitarristi che hanno contribuito a plasmare la storia della 6 corde e della musica del '900, ognuno importante a suo modo, ma davvero pochi sono quelli con uno stile talmente unico e personale tale da aver mostrato a tutti una nuova strada da seguire, musicale, stilistica e sonora.
Tra quelli che si contano sulle dite di una mano, c'è sicuramente Jeff Beck, che oggi spegne 73 candeline.

Dopo aver militato con gli Yardbirds dividendo le parti chitarristiche con Jimmy Page, dopo aver fondato la sua band, il Jeff Beck Group, con Rod Stewart e Ronnie Wood (e successive formazioni), dopo l'incredibile power trio Beck, Bogert & Appice, il 1975 per Beck è l'anno della svolta.
Influenzato dal Jazz-Rock e dalla prima "fusion" (consigliamo l'ascolto di Spectrum di Billy Cobham per capire le origini del nuovo stile di Beck) pubblica il suo primo album solista, tutto strumentale.

Il disco si chiama Blow my Blow ed è un successo planetario. La chitarra di Jeff canta come mai aveva fatto prima, contornata da altri fantastici musicisti che rendono quest'opera unica e inimitabile (e il successo sarà replicato dal successivo, stupendo, Wired). Brani come "Cause We've Ended as Lovers", scritta dall'amico Stevie Wonder, diventeranno degli assoluti classici non solo della sua discografia, ma della chitarra in generale.

100 di questi giorni caro Jeff

Il disco è prodotto nientemeno che dal "quinto Beatles" George Martin e non stupisce quindi di trovarci una cover di una canzone proprio dei Fab Four, "She's a Woman".
La riascoltiamo qui live, con un Jeff Beck che ancora imbraccia la Les Paul, prima di passare definitivamente alla Stratocaster, e ancora si concede qualche momento "di plettro". Ma il suo stile è già chiaro, la maturazione sta arrivando al suo punto più alto e si sente. Il suo fraseggio è creativo, diverso da tutti gli altri, estremamente ritmico, e i suoi bending sono una meravigliosa voce fuori dal coro.

Tanti auguri Jeff!


Cover photo by Takahiro Kyono - CC BY 2.0