Sammy Osman - Gerico

Sammy Osman - Gerico
Questo disco odora di Mediterraneo, ed ascoltarlo è davvero piacevole. Il nome "Gerico" non sembra esser stato scelto a caso e spesso nei versi l'atmosfera biblica risulta abbastanza esplicita. In realtà anche il contesto della città mediorientale si configura come ambientazione tipica del folk di Sammy Osman, insomma, già ad un primo ascolto nulla pare essere lasciato al caso, inclusa la cover del disco.E dall'orchestrazione degli aspetti puramente estetici, si passa agli aspetti armonici, al suono, che è la colonna portante di quest'album. Dunque arrangiamenti bellissimi, eseguiti da una band di alto livello: il tutto si snoda tra percussioni, clarinetto, contrabbasso, chitarra elettrica ed acustica. Si configura in questo modo un album di esordio che miscelando pop, cantautorato e qualche elemento jazz. Passiamo a questo punto ad un'analisi più approfondita dell'opera. Il disco esordisce con "Coprifuoco", che ricorda molto atmosfere in bilico tra lo stile di Paolo Conte e quello di Sergio Caputo, un ritmo samba è sostenuto da un arrangiamento ben studiato e da un testo poetico ed intrigante. "Vengo a prenderti" già dal principio è molto più esotica, lascia molto più spazio a ciò che verrebbe naturalmente definito come "folk italiano". In questo brano sono davvero notevoli i vari fraseggi di chitarra elettrica, in una texture perfetta con trombe, tromboni e sezione corista.Si passa poi a "Boom Boom", che si inserisce esplicitamente nella tradizione salentina della pizzica e taranta, di cui evidenzia i classici passaggi di fisarmonica, fiati e cori. "La sposa cadavere" parte misteriosa, perfettamente coerente col titolo, gli arrangiamenti e i vari rumori di sottofondo fanno il resto. Ancora una volta risulta molto interessante il colore della voce di Osman e il legame tra i suoi versi. Da una prima sezione seduta e mesta, passa ad un'altra dall'andatura più saltellante, durante la quale ricorda molto il compianto De André.Il brano successivo parte in perfetto stile stornello, assumendo pian piano un sapore di steppa russa, che si collega probabilmente col titolo "Davai Tavarish". Arrivati a "Salomè", ogni dubbio legato al senso e al significato della scelta di Gerico come titolo dell'album viene fugato in un sol colpo. Il testo del brano sembra essere una grande metafora che nel prendere spunto da un avvenimento, probabilmente storico, riesce a parlare di diverse situazioni sociopolitiche contemporanee. "I moti di Milano" pare essere una sorta di stornellata gipsy, che non è di certo un vero stile musicale, ma potrebbe rendere l'idea. In ogni caso risulta essere anche abbastanza divertente per quella sua andatura e il ritornello in romanesco.E dal romanesco si passa ad un accenno di napoletano con "Chi è cchiu felice di me", che ripropone ovviamente il già noto folk, colorandolo però di jazz con belle frasi di chitarra e clarinetto. E l'idea del jazz della big band sembra ritrovarsi nella intro di “Kaya”, che immediatamente mi riporta alla mente Bob Marley & the Wailers, ma non credo ci sia una una vera e propria parentela. Il brano richiama in qualche modo l'atmosfera di apertura, molto seduta, con giochi di percussioni e intrecci ritmici davvero gradevoli.È poi la volta della struggente "Tu sei l'unica per me", la cui melodia ed atmosfera riporta la mente al Nicola Piovani de "La vita è bella". Si chiude in bellezza con "Para cai", un pop folkloristico di ispirazione ispanica, ancora una volta davvero ben arrangiato e suonato, ricco di colori. Per concludere questo Gerico si rende davvero interessante con l'incontro di arrangiamenti degni di nota, bravi strumentisti, belle idee, linee vocali e testi molto belli.Insomma un ascolto consigliato.Carlo Romano GrillandiniGenere: folk; canzone d'autore; jazz;Tracklist:
1. Coprifuoco
2. Vengo a prenderti così
3. Boom Boom
4. La sposa cadavere
5. Davai tavarish
6. Salomè
7. I moti di Milano
8. Chi è cchiù felice 'e me
9. Kaya
10. Tu sei l'unica per me
11. Para cai