Sadside Project - Winter Whales War

Sadside Project - Winter Whales War
Se "Winter Whales War", nuovo disco d’inediti realizzato dai Sadside Project (distribuito in Italia da Audioglobe e in Europa da Rough Trade), continua a far parlar bene di sé a diversi mesi di distanza dalla sua uscita un motivo ci sarà. La sensazione che il power duo composto da Gianluca Danaro e Domenico Migliaccio abbia sfornato un album potentissimo e dal grande suono è del resto confermata fin da subito, fin dal primo ascolto, nonché dalla traccia iniziale.
  


Bastano infatti pochi secondi per comprendere il tiro favoloso di un pezzo più che convincente come The Same Old Story, in cui le chitarre elettriche di Danaro e la batteria di Migliaccio ci danno giù per davvero costruendo un componimento trascinante, specialmente per via del notevole riff principale. A livello sonoro sembra di scorgervi quasi i comunque inarrivabili Black Rebel Motorcycle Club. Insomma: si nota una forte impronta lo-fi che lascia senz’altro il segno. Di tutt’altro piglio è il brano immediatamente successivo, vale a dire My Favorite Color. Lo spirito folk, in bilico tra l’Elvis Perkins più dinamico e il baroque pop dei Neutral Milk Hotel, lascia presagire ad un Lp assai variegato e sinuoso in fatto di possibili e molteplici approcci. E del resto la traccia numero tre del cd, intitolata 1959 (My Last Prom), sposta nuovamente l’orientamento del disco che, in questo episodio, recupera qualcosa in fatto di elettricità ma approfondisce un particolare discorso relativo all’indie-folk à la Arcade Fire già abbastanza preminente in My Favorite Color. Occhio poi a This Is Halloween: qui l’indie e il garage tornano a farsi largo, anche se poi l’andamento del brano conferma come qualche ulteriore elemento folk sia ancora nell’aria. Cosa dire poi della successiva Edward Teach Also Known As Blackbeard? Che c’è una non indifferente virata verso un indie rock di matrice post-punk, anche se poi i due incisi denotano un muro di suono che finisce per ricordare addirittura Josh Homme e i suoi Queens Of The Stone Age. Si arriva poi alla sesta canzone in scaletta. Il titolo? Nothing To Lose Blues. Qui il sound di Jack White è evidente. E del resto, per quanto non molto innovativo ed originale, il brano fa letteralmente godere per via dei suoi intrecci chitarristici così aspri e sonici, brucianti e taglienti. Spettacolare. A seguire ecco invece Hold Fast. Hold Fast sfoggia un suono molto interessante e moderno, e il suo registro rimane grosso modo ancorato alla dimensione angloamericana.Dopo Hold Fast si arriva al trittico finale del cd. Trittico che è aperto da Molly. Molly è senza dubbio un buon pezzo. Un pezzo in cui non mancano degli opportuni e lungimiranti cambi di ritmo. Non è forse il miglior componimento del disco, ma si lascia comunque ascoltare benissimo. Sloop John B consiste invece in un fulmineo e delizioso episodio acustico, un po’ in stile west-coast, con un arpeggio visionario ed una melodia piacevolissima. Per un attimo sembra di ritrovarsi immersi tra i massicci montuosi dell’Idaho, oppure scaraventati sulle coste del sud dell’Oregon. Rarefatta ed ammaliante è poi la title-track, destinata a chiudere la raccolta e caratterizzata da uno splendido tappeto sonoro che strizza quasi l’occhio alla psichedelica e sui cui si poggia un cantato che è in realtà quasi parlato. Insomma, con Winter Whales War i Sadside Project dimostrano di aver fatto un salto di qualità importante, sfornando un Lp che mette in luce la loro indiscutibile versatilità e la loro non indifferente capacità di sapersi disimpegnare a dovere sia nei pezzi maggiormente graffianti e tirati, sia nelle tracce in cui gli elementi di punk-blues e di garage risultano venir meno. Di questo album, pubblicato per conto della label capitolina Bomba Dischi, piace molto il suono, corposo e costantemente intenso, mai sottotono. Winter Whales War è stato registrato dai Sadside Project allo Studio Nero di Roma. L’ha prodotto Giancarlo Barbati, in passato già supervisore di raccolte di canzoni molto particolari ed intriganti sfornate da band come Madkin, Viva Santa Claus e Il Muro Del Canto. Progetti, questi, molto rinomati nel panorama underground laziale odierno.

Alessandro Basile Genere: Indie, Garage Rock

Line-up:
Gianluca Danaro – voce, chitarre, tastiere, armonica
Domenico Migliaccio – batteria, percussioni, tastiere

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Tracklist:
1. The Same Old Story
2. My Favorite Color
3. 1959 (My Last Prom)
4. This Is Halloween
5. Edward Teach Also Known As Blackbeard
6. Nothing To Lose Blues
7. Hold Fast
8. Molly
9. Sloop John B
10. Winter Whales War

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