Roger Taylor - Electric Fire

Roger Taylor - Electric Fire
L'uscita di Electric Fire, preannunciata dal batterista dei Queen nell'ambito di un'intervista riguardante l'ennesima raccolta della band, Queen Rocks, rompe un silenzio durato ben quattro anni: un po' troppi per un artista che desidera ampliare il suo pubblico, ma questo non è, per varie motivazioni, il caso di Roger Taylor. Come si può constatare dalla copertina del disco questi è oramai un personaggio maturo che, superata o quasi la soglia del mezzo secolo e potendo contare su un cospicuo conto in banca, considera la musica un piacevole hobby, sicuramente non un impegno a tempo pieno. Detto ciò è impossibile non nutrire stima o almeno un po' di invidia nei confronti di un artista che cammina per la sua strada senza porsi il problema del riscontro sul pubblico, potendo peraltro fare sempre affidamento su molti fans acquisiti nel corso della sua più che trentennale carriera. Sin dai primi anni '80 Roger manifestò l'intenzione di intraprendere un percorso solista parallelo a quello della famosa rock band alla cui fortuna, è inutile negarlo, contribuì in tono minore rispetto a Mercury e May, pur ricoprendo un ruolo tutt'altro che marginale. Electric Fire, sua quarta fatica solista se escludiamo il progetto The Cross al quale si dedicò in veste di cantante dal 1987 al 1991, è un'opera orientata su un genere pop- rock a tratti sperimentale. Nella sua totalità il disco appare sì ben strutturato ma, ahimè, non sempre convincente. Pressure On apre in maniera originale ed incisiva il disco: la batteria è affidata a Keith Prior che, in più songs, contribuirà a produrre un sound forse meno caldo ma probabilmente più in linea con ciò che Taylor desiderava comunicare. La seconda track, A Nation Of Haircuts è un potente e rumoroso hard rock provvisto di un felicissimo ritornello, mentre Believe In Yourself rappresenta un vero e proprio omaggio al glorioso passato: si viene infatti catapultati direttamente nei seventies. Una prima caduta di stile viene a compiersi con Surrender, pezzo dancereccio e, obiettivamente, di scarsa qualità compositiva. All'ascolto di People On Streets appare piuttosto arduo dichiarare se la song in questione risollevi o assesti un ulteriore colpo al lavoro nel suo complesso: in effetti il vecchio Roger si cimenta in un campo musicale inesplorato e, coadiuvato nella sua impresa da un rapper, riesce a dar vita ad un pezzo sulla cui riuscita si potrebbe discutere all'infinito: mi limito dunque a sottolineare il mio personale gradimento, conscio di poter essere contraddetto da molti di voi. L'ascolto di The Whisperers ci riporta ai tempi del lontano e selvaggio West, al cui affresco contribuisce non poco il timbro vocale di Mr Taylor. Is It Me? si distingue per un piacevole ritonello (propostoci forse troppe volte), per poi proseguire in modo poco esaltante. Ma ecco che il batterista dei Queen torna dietro il suo strumento proponendoci una perentoria No More Fun: la track dimostra come il musicista sia ancora in grado di regalarci della sana energia e si è inoltre rivelato essere anche un pezzo particolarmente adatto alle esibizioni live. Tonight e Where Are You Now vedono, insieme alla track n.3, un Taylor particolarmente ispirato per ciò che concerne il lato più tranquillo dell'opera. Working Class Hero, costituisce un'omaggio a John Lennon, impreziosito da un'interpretazione piuttosto partecipe e grintosa. Altro omaggio, in questo caso nei confronti del poeta Mervyn Peake, risulta essere London Town - C'mon Down: alcuni passaggi potrebbero ricordare la versione remixata di Gimme The Prize per la colonna sonora del videogioco The Eye. Fosse stato deciso di sacrificare 3 o 4 song, Electric Fire sarebbe risultato sinceramente un buon disco, ma se l'album fosse stato composto da 9 canzoni, l'avremmo pagato di meno? Il fatto è che in alcune circostanze si sente la mancanza di qualcuno: già, proprio di quel Brian May che, lasciatemelo dire, risulta avere il medesimo problema. Forse un giorno i due torneranno a lavorare insieme, ma rinunciare nel frattempo ad una persona in grado di arricchire il contenuto artistico delle rispettive opere, solo per privilegiare l'aspetto personale, è un grande errore. Concludendo, pur non sentendomi di consigliare appieno l'acquisto del cd, in qualita di vecchio fan, spezzo una lancia a favore del bravo musicista: davvero una bella voce, calda e decisamente originale.
  • Pressure On
  • A Nation Of Haircuts
  • Believe In Yourself
  • Surrender
  • People On Streets
  • The Whisperers
  • Is It Me?
  • No More Fun
  • Tonight
  • Where Are You Now
  • Working Class Hero
  • London Town - C'mon Down
  • Casa discografica: Columbia / Sony
    Anno: 1999

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