Ultime uscite: Awolnation, Franz Ferdinand, Cosmo, Pop X, MGMT, Django Django

Ultime uscite: Awolnation, Franz Ferdinand, Cosmo, Pop X, MGMT, Django Django

Always Ascending segna l'atteso ritorno dei Franz Ferdinand, Here Come the Runts è il terzo album degli Awolnation di Aaron Bruno con il loro mix di alternative-pop. Schiettezza emotiva e ritmi veloci dietro la musica di Cosmo, la conferma dei Django Django fra surf ed elettronica in Marble Skies, la follia lucida dei Pop X e la psichedelia contemporanea degli MGMT.

Franz Ferdinand – Always Ascending

Attesissimo ritorno del gruppo scozzese il cui ultimo disco risale al 2013, oltre alla piccola parentesi del super-gruppo FFS con gli Sparks. Un importante cambio di formazione dà la giusta scossa a una band al suo quinto album, con la voglia di rimanere gli stessi e di essere sempre freschi.

Dopo quattordici anni di carriera, lo scopo dei Franz Ferdinand è sempre lo stesso, cioè essere una delle più divertenti band Rock-Dance che possiate vedere live, e, nonostante le maggiori strizzate d'occhio ai synth comportino una minore centralità delle chitarre, lo spirito è sempre quello: energia che fa tremare le palle stroboscopiche.

Parlare di vera e propria svolta è eccessivo, ma la direzione è sicuramente quella giusta: Always Ascending rispecchia ciò che ci si aspetta da una band decisa ad aggiustare il tiro (in questo caso il cambio di formazione ha pesato molto) rimanendo la stessa. Ci sono mancati.

Cosmo – Cosmotronic

Il concept della musica di Cosmo è sempre molto chiaro: schiettezza emotiva e bpm sostenuti. Il doppio disco Cosmotronic, il terzo di Marco Jacopo Bianchi, riparte da dove L'ultima festa era rimasta, confermando l'artista di Ivrea come uno dei più genuini della scena.
Le quindici tracce sono puro Synth-Pop costruito a pennello per divertire, emozionare e ballare: pure piogge di bassi per far lamentare i vicini a tarda notte.

Dimenticate lo stile di scrittura sconnesso da artista giovane per i giovani, i collage di slogan da didascalia per le foto di Instagram che l'ondata (o la piaga?) indie ha imposto a qualsiasi artista emergente: quello di Cosmo è un flusso di coscienza consapevole di sé, in cui si mette a nudo per ballare sotto la pioggia insieme a tutti gli ascoltatori e chiunque abbia voglia di farsi venire i calli ai piedi. Cosmo si riconferma l'anello di congiunzione tra il Pop e l'EDM.

AWOLNATION – Here Come the Runts

Al terzo disco ormai dovreste conoscere una delle più acclamate band alternative-pop della scena, ma anche se il nome AWOLNATION può non dirvi nulla, i singoli "Sail" e "Run" negli ultimi anni hanno infestato pubblicità, trailer, colonne sonore e Vines vari.
Il gruppo guidato da Aaron Bruno, dal suo esordio dal 2011 ha saputo distinguersi per il suo mix di suoni sempre coronato da un potente comparto elettronico, un frullato di generi all'americana con motivetti che prendono in ostaggio le menti.

Squadra che vince non si cambia, e Here Come the Runts segue la scia dei due lavori precedenti, riducendo però l'elettronica a un ruolo maggiormente d'accompagnamento concentrandosi su Pop, Rock e Country.
Si salta da potenti riff hard rock a cascate di synth, da ispirazioni jazz a ritmi dance: i soliti AWOLNATION di sempre che ribadiscono il loro stile. Attenzione però: il paradossale rischio di diventare una band monotona nonostante lo stile cangiante è dietro l'angolo.

MGMT – Little Dark Age

Vi ricordate quando il duo di NY cantava di andare a Parigi, fare soldi, farsi di eroina, portarsi a letto le star e, insomma, vivere veloce e morire giovani? Era più di dieci anni fa.
Cosa è rimasto dopo il travolgente esordio di Oracular Spectacular? Due ragazzi che, cresciuti, sono consapevoli di sé stessi come musicisti con alle spalle enorme hype per qualsiasi cosa includa il loro nome.

Little Dark Age è la sintesi dei tre precedenti lavori, cioè un Pop giovane, semplice ma non banale e che ogni tanto ammicca ancora all'indie rock. Nonostante il titolo, l'atmosfera è tutt'altro che cupa ma rilassata ed ovattata: il basso rimbalza come una palla da basket, i synth si alternano e intrecciano in vorticosi connubi.

L'indole psichedelica contemporanea di Andrew VanWyngarden e Ben Goldwasser è la chiave di volta della empatia col pubblico giovane che li ha portati così alla ribalta, prendendo in prestito le sonorità proprio dagli anni in cui quella generazione è nata. Un po' Pop Anni '80, un po' New Wave, decisamente MGMT.

Pop X – Musica Per Noi

Chi afferma che il successo del primo disco, Lesbianitj, fosse prevedibile, mente: il fenomeno Pop X si è espanso a macchia d'olio in modo del tutto inaspettato, uscendo dalla sua nicchia e conquistando il pubblico indie e non solo.
Musica Per Noi ha molteplici interpretazioni: chi sono questi "noi"? La cricca del punto di riferimento Pop X Davide Paniccia? I fan? Il genere umano?

Follia lucida, critiche alla società e l'umanità intera ma anche al singolo individuo smarrito nel sentiero della vita: qualsiasi prodotto targato Pop X provoca centinaia di domande sull'esistenza umana e regala migliaia di risposte, tutte da universi paralleli.
Non state capendo? È esattamente questa la sensazione che percorre Musica Per Noi.

Nonsense contorto, follia accartocciata dall'auto-tune e beat dance accompagnano scimmiottamenti/omaggi alla scena adolescenziale neomelodica, odi in veneto e cinquantenni che vanno in Albania per comprare uno yogurt.
I Pop X sono la rappresentazione musicale della paura dell'ignoto di lovecraftiana memoria: chi siamo noi? Da dove veniamo? Che cazzo sto ascoltando?

Django Django – Marble Skies

Parliamoci chiaro: il terzo disco dei Django Django non ha niente di innovativo, ed è un bene. Dopo l'ottimo esordio ed il discreto seguito, questo terzo step della carriera del quartetto funziona come un motore ben oliato.

L'uso dell'elettronica è incrementato, rifacendosi però alle atmosfere dei giochi 16 bit, un Super Nintendo con la potenza di un Mac che sa come si suona un basso trascinante.
Sono presenti tutti gli elementi del primo LP - dalle atmosfere da surf arabeggiante all'intreccio tra voci e synth - e la possibilità di mezzi del secondo lavoro: questi due fattori, fusi assieme, rendono Marble Skies il manifesto di una band giovane che al momento non vuole cambiare di una virgola e può permetterselo.


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