Il fenomeno Colin Stetson: All This I Do for Glory

Il fenomeno Colin Stetson: All This I Do for Glory

Ci si potrebbe limitare a definirlo "fenomeno". Nelle note del disco nuovo, ma vale anche per i precedenti, viene specificato che è stato suonato e registrato interamente in presa diretta, senza ricorrere a successive sovraincisioni o manipolazioni, benché ascoltandolo non ci si creda (ma chi ha avuto occasione di ammirarlo dal vivo sa che le cose stanno proprio così).

Il fenomeno Colin Stetson: All This I Do for Glory

Questione di tecnica: il 40enne sassofonista del Michigan, da alcuni anni residente a Montréal, in Canada, è in quel senso un virtuoso, siccome utilizza lo strumento adoperando respirazione circolare, multifonìe, vocalizzazioni e percussione dei tasti. Ragion per cui sembra una band, anziché un solista.

Non è tuttavia un funambolo da circo, poiché infonde in ciò che fa emozioni profonde (esemplare l'ultimo lavoro prima di questo, Sorrow: reinvenzione della struggente Sinfonia N. 3 di Henryk Górecki).

Nell'album in esame sostiene di aver affrontato il tema dell'ambizione e i suoi strascichi (vi allude verosimilmente l'ironia nel titolo: "Faccio tutto questo per la gloria"), misurandosi con i concetti relativi al "dopo vita" e raccontando in quella luce "una storia d'amore cupa, ispirata alla tragedia greca".

Essendo musica strumentale, bisogna affidarsi all'effetto che provoca e, semmai, alle intestazioni dei brani. Il diteggiare frenetico e gli ululati strazianti in "Like Wolves On The Fold" rendono vivida e conturbante l'immagine dei lupi nell'ovile.
E all'epilogo, nell'affanno espressivo di "The Lure Of The Mine", si percepisce il richiamo del possesso evocato a parole.

Il fenomeno Colin Stetson: All This I Do for Glory

Al tempo stesso enigmatico e affascinante, metodico e selvaggio, l'estro di Colin Stetson travolge qualsiasi classificazione e pone l'artista americano nella condizione di poter affermare che fonti d'ispirazione per l'opera siano stati anzitutto Aphex Twin e Autechre: in "Spindrift", dove si ha la sensazione che ai suoni provvedano coro ed ensemble di fiati, crea una dimensione ambient coerente con le architetture astratte di scuola Warp.
Incredibile. Ma vero.

Alberto Campo

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Photos courtesy Il Mucchio