Raddoppiare la melodia

Raddoppiare la melodia
Capita molto spesso, ascoltando un brano, di sentire un tema o una melodia "raddoppiata". In contesti a volte molto diversi e lontani fra loro (un brano metal, uno standard jazz, un blues, un brano pop "alla Sanremo") spesso si adotta un procedimento che funziona un pò ovunque (proprio per questo lo troviamo in diversi contesti) e consiste nel raddoppiare la melodia. Vediamo più da vicino di cosa si tratta e soprattutto come funziona.
Ragioniamo, per semplicità di calcoli, in tonalità di Do maggiore.
Il raddoppio della melodia in questo caso sarà molto semplice da calcolare, ma in realtà è possibile raddoppiare melodie, o temi, anche in altre situazioni (modali, atonali, ecc...).
Per cominciare quindi, utilizziamo semplici procedimenti che poi potranno essere sviluppati in un secondo momento.
Pertanto, gli "attrezzi teorici" di cui abbiamo bisogno per cominciare sono:
  • ovviamente, un tema, una melodia da raddoppiare.
  • una buona conoscenza degli intervalli
  • una buona conoscenza della tonalità (Do maggiore, in questo caso)
  • una buona conoscenza della scala sulla quale lavoriamo (Do maggiore, in questo caso)
Andiamo per gradi. Cominciamo dal tema.
Facciamo un esempio molto semplice per capirci al volo, utilizzando un tema di poche note: Raddoppio di Melodia 1   Ascolta l'esempio Consideriamo il precedente frammento melodico appartenente alla tonalità di Do maggiore; per realizzarlo sono state usate alcune note facenti parte della suddetta scala.
A questo punto abbiamo diverse scelte riguardo il raddoppio e dipendono dall'intervallo che vogliamo usare per raddoppiare la melodia.
Prima di procedere in questa operazione, però, facciamo molta attenzione riguardo un paio di aspetti: 
  • Il "pattern ritmico" (ricordate la lezione a riguardo? Nooo? Cliccate subito qui ) della melodia "secondaria", cioè quella che "raddoppia", deve essere uguale a quello usato nella melodia di partenza (altrimenti non avremmo il "raddoppio"). Per creare il caratteristico effetto del raddoppio è assolutamente necessario che le due melodie (quella di partenza e quella "secondaria") siano suonate contemporaneamente.
  • Evitiamo di definire questo contesto contrappuntistico. Il contrappunto tratta la condotta delle voci in maniera ben diversa, non solo dal punto di vista ritmico (Per chi volesse approfondire la pratica del contrappunto, il testo italiano più autorevole è Contrappunto e composizione di F. Salzer e C. Schachter, EDT, Torino, 1991).
  • Armonizzare la melodia sarebbe altrettanto improprio, andremo a finire nel campo del "comping"... roba tosta! Per ora diciamo semplicemente raddoppiare.
  • Bisogna utilizzare, per creare il raddoppio della melodia, (in questo contesto, tonale) esclusivamente le note della scala di Do maggiore (ovviamente riferendoci all'esempio che stiamo sviluppando).
  • L'andamento melodico della frase, del tema, deve restare (come l'andamento ritmico spiegato nel primo punto) immutato.
In realtà possiamo sperimentare diverse varianti riguardo questi tre aspetti appena citati, ma ci imbatteremmo in discorsi più complessi, che necessitano di un approfondimento a parte.
Ora non ci resta che provare a suonare diversi esempi pratici, che saranno il risultato di queste considerazioni.
Riprendiamo in considerazione l'esempio precedente, ed analizziamolo brevemente:

Dal punto di vista ritmico vediamo che sono stati utilizzati valori semplici, in un comune tempo di 4/4: 4 semiminime nella prima battuta, una semibreve nella seconda.
Dal punto di vista melodico, invece, si parte sul 3° grado melodico della scala (mi), si ascende di un grado (fino al fa, 4° grado melodico), si ritorna sul mi di partenza, si scende ancora di un grado fino al re (2° grado melodico), per poi concludere ancora sul mi. Un semplice frammento melodico costruito procedendo per gradi e alternando movimenti ascendenti e discendenti.
Proviamo a raddoppiare questo breve tema utilizzando dapprima intervalli perfetti (ottava, quarta e quinta). Raddoppiando il tema all'ottava inferiore, dobbiamo semplicemente suonare le stesse note del tema all'ottava inferiore.
Ascoltate il risultato sonoro:

Raddoppio di Melodia 2   Ascolta l'esempio La prima impressione in genere è di stabilità, quasi "da chiesa". Questo tipo di raddoppio è forse il più semplice (non bisogna sforzarsi molto per ottenerlo, vero?), ma forse è uno dei più utilizzati. Ne riparleremo più giù.

Proviamo ad utilizzare adesso l'intervallo di quarta. Per raddoppiare la melodia dovremo quindi risuonare il tema partendo dal grado melodico che dista una quarta da quello di partenza del tema dal quale siamo partiti. Proveremo a raddoppiare il tema "una quarta sotto":

Raddoppio di Melodia 3   Ascolta l'esempio Qui l'effetto è abbastanza "giapponese". Notate come il frammento diventa un moto di quarte parallele.
Proviamo adesso a raddoppiare "una quinta sotto":

Raddoppio di Melodia 4   Ascolta l'esempio A prima vista sembra un moto di quinte parallele, ma attenzione al secondo quarto: anzichè una quinta "giusta" troviamo una quinta bemolle (studiati gli intervalli vero? :-).
Ciò avviene perché (come specificato sopra) dobbiamo utilizzare (in questo caso, tonale) esclusivamente le note della scala di Do maggiore. Sul fa non avremmo potuto suonare la quinta giusta (sib-fa), perché il sib non fa parte della scala di Do maggiore.
Rispettando l'andamento melodico della frase, la nota giusta da utilizzare in quel caso era il si.
Proviamo adesso a raddoppiare utilizzando qualche intervallo imperfetto. Cominciamo dalla terza (suoniamo la melodia una terza sotto quella di partenza):

Raddoppio di Melodia 5   Ascolta l'esempio L'effetto sonoro generalmente è "caldamente orecchiabile". Da notare che le terze che venivano fuori erano sia maggiori (do-mi) che minori (re-fa, si-re).
Ciò avviene quando trasponiamo diatonicamente un frammento melodico.
In base alla diversa disposizione degli intervalli (toni-semitoni) cambia la "qualità" del frammento melodico.
Con le scale "simmetriche" (esatonale e diminuita) questo non succede.
Convenzionalmente si usa raddoppiare la melodia "al di sotto" in modo da lasciarla "cantare" all'acuto, ma nessuno ci vieta di sperimentare altre soluzioni.
Sentite per esempio il risultato quando raddoppiamo la melodia una terza sopra: Raddoppio di Melodia 6   Ascolta l'esempio A questo punto avete solo da sperimentare lasciando al vostro orecchio il giudizio finale.

Questo procedimento è ampiamente utilizzato, ripetiamo, in diversi contesti. Gli Iron Maiden sono stati fra i primi ad utilizzare due chitarre nel metal per raddoppiare melodie. Ascoltate qualunque brano, troverete sicuramente diversi esempi.
Questa considerazione è stata fatta per prendere di mira anche alcuni aspetti tecnici. Prima sono stati segnalati gli "attrezzi teorici" necessari, vediamo ora gli "attrezzi tecnici".
Consideriamo innanzitutto l'organico del gruppo che deve eseguire il brano.
Se il gruppo è un trio costituito da basso, batteria e chitarra... si preferisce quasi sempre (se volessimo raddoppiare qualche tema) agire in fase di missaggio o post-produzione.
Cioè, dopo aver registrato il tema, ecc..., sovraincidiamo una traccia sulla quale raddoppiare il tema.
Si pongono però dei problemi ovvi di esecuzione in fase live. Fermo restando che, al di là dell'organico, il raddoppio della melodia è un espediente usatissimo in fase di arrangiamento, se abbiamo esigenze live è necessario che l'organico lo consenta. A quel punto però, conta anche il tipo di raddoppio. Per esempio, in una sezione di ottoni è "semplice" e gradevole raddoppiare la melodia all'ottava, per esempio, fra un sax soprano ed un sax tenore. L'orecchio percepisce in questo caso un'unica melodia "cicciotta", piena, perché suonata su un ampio range di frequenze, senza però creare dei contrasti fra i due strumenti, che lavorano, appunto, su diverse frequenze.
Questo in realtà è appena l'inizio... il resto sta a Voi, alla vostra creatività, alla vostra musicalità.
Non pensate subito le cose in grande, cercando di arrangiare un brano per una big band, se prima non riuscite a raddoppiare "al volo" una melodia anche fra due chitarre. Ascoltate, studiate e sperimentate.
Alla prossima amici!
Buon lavoro!