HomeMusica e CulturaDischi & LibriTanto rock e chitarre audaci nel disco della Paul Audia Band

Tanto rock e chitarre audaci nel disco della Paul Audia Band

Si intitola Desolation il nuovo lavoro in studio di Paul Audia con la sua Band, una produzione che porta alle nostre orecchie del buon Rock e una chitarra sempre più matura.

Oramai conosciamo da anni Paul Audia, grazie ai video di Guitar Tutorials nonché alla sua attività artistica con gli Audyaroad e negli ultimi anni come artista solista.
Nel 2016 era uscito il suo primo disco solista, in cui aveva anche iniziato a mettere in gioco la sua voce come cantante, oltre che il suo talento chitarristico. 4 anni dopo arriva questo Desolation, presentato dal singolo e videoclip omonimi.

Nel nuovo lavoro i brani sono 7, un turbinio di rock, riff e assoli, distorsioni e varianti accordature, un grande tocco e delle melodie che rimangono immediatamente in testa.
Il modo di comporre non vuole essere particolarmente inaspettato o “alternative”, si prende a piene mani dalla vecchia scuola del rock blues e del rock in generale e si mettono sul piatto 7 canzoni che sfilano con agilità una dietro l’altra.
Rock diretto senza fronzoli insomma, giocato su un filo logico comune rintracciabile ma senza essere “fotocopiato” a ripetizione.

Con influenze tra la California e il southern, una chitarra che ha spesso tendenze a graffiare in maniera hard (rock) e una certa componente AOR nelle melodie, si tratta di un disco/EP di stampo molto americano e sicuramente capace di piacere a una larghissima fetta di pubblico.

Non potevamo ovviamente perdere l’occasione di scambiare due chiacchiere con Paul in persona…

Ciao Paul, un piacere come sempre ritrovarti sulle nostre pagine. Arriva questo Desolation, un titolo che sembra davvero adatto al triste momento che stiamo vivendo anche se è bene precisare che è stato concepito prima dell’emergenza.
Parlaci del progetto, com’è nato, perché questo titolo?

Tutto è nato 2 anni fa con delle idee che avevo scritto con l’intenzione di produrle in California. Putroppo i costi per un intero disco negli Stati Uniti erano davvero enormi da poter affrontare e quindi successivamente ho deciso di arrangiare e produrre tutto qui, in Italia.
Il titolo del disco, che riprende il primo singolo estratto, mi è stato suggerito da un mio caro amico che ha scritto alcuni testi all’interno del disco: Riccardo Yuri Carlucci.
Desolation potrebbe fare riferimento allo stato della musica popolare contemporanea: a mio modesto parere si punta molto, forse troppo, su suoni digitali e “vuoti” più che sulla musicalità e la “pienezza” della vecchia scuola.
Il progetto mi ha coinvolto chitarristicamente e vocalmente, ma sono stato ben accompagnato da Francesco Ravasio al basso (che mi ha aiutato nell’arrangiamento del disco), da Marco Ferrara alle voci e da due ottimi batteristi con stili diametralmente opposti: Stefano Brizzi e Matteo Bonassi.
È un progetto più improntato sul sound di una “band” che di un solista, naturalmente con molti spazi dedicati alla chitarra, che è assoluta protagonista all’interno del disco.
Come dicevo il lavoro è arrangiato da me con l’aiuto di Ravasio e mixato in modo eccellente da Frank Altare, amico ormai di vecchia data.

Il suono di questo nuovo lavoro sembra ancora più corposo e maturo dei precedenti, quale rotta stai seguendo sia come sound personale nel comporre i brani per la band, sia dal punto di vista chitarristico?

Sono contento che sentiate un sound più maturo anche perché credo che non si smetta mai di migliorare e di imparare. Non sto seguendo particolari modalità nella scrittura, cerco solo di volere il massimo dalle mie capacità e di avere un sound riconoscibile, anche se ormai è sempre più complesso.
Chitarristicamente ho sempre i miei riferimenti, ma probabilmente in questo disco il tone è più centrato e di questo ne sono contento!

È una nostra impressione o hai preso ancora più confidenza con le tue qualità canore accando al già indiscusso talento chitarristico? Hai fatto qualche ulteriore approndimento nelle tecniche vocali o semplicemente si tratta di una sicurezza ancora più forte davanti al microfono?

Cantare per me è sempre stata una scelta difficile, semplicemente perchè non ho l’indole del cantante; la chitarra non mi espone in prima persona, la voce assolutamente si. Molti musicisti però mi hanno spinto e dunque ho provato a mettermi in gioco. Il percorso vocale è altresì lungo e difficile, forse anche più di quello chitarristico, ma nello stesso tempo mi incuriosisce e mi sprona. Tecnicamente ho studiato per qualche anno ma non in maniera intensa come sulla mia Strat! Sono molto contento però di sentire che ci siano degli apprezzamenti dovuti ad una crescita.

Una volta passata questa pandemia mondiale, speriamo presto, sarai pronto a prendere un aereo e a presentare il tuo lavoro anche all’estero?

La California e gli States sono sempre un punto d’arrivo per un musicista come me; sono posti dove la cultura Rock ha ancora un seguito accettabile. Dopo l’esperienza con Billy Sheehan e Matt Starr ad Hollywood per la registrazione del mio EP Total Control, ho continuato a lavorare a distanza con Matt e quest’estate, grazie a lui, avrei potuto avere la possibilità di fare un paio di date ad LA.
Purtroppo il problema che stiamo affrontando ha giustamente bloccato ogni occasione promozionale e spero vivamente che la mia musica possa trovare uno sbocco magari nel periodo di ripresa che tutti affronteremo. 

Ascolta e/o acquista il disco su:

Formazione:

  • Paul Audia – Voce e Chitarre
  • Francesco Ravasio – Basso
  • Marco Ferrara – Voci
  • Stefano Brizzi – Batteria
  • Matteo Bonassi – Batteria

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