Persino Thom Yorke "vende" il suo biglietto per i Radiohead...

Persino Thom Yorke "vende" il suo biglietto per i Radiohead...

Ovviamente, è uno scherzo. Uno dei tanti che si sono propagati in rete nelle ultime ore a causa dei molti biglietti messi in vendita per il concerto italiano dei Radiohead. C'è di che allarmarsi? No, ma c'è probabilmente di che riflettere...

Già, perché potete stare tranquilli, sia nel caso dei Radiohead che in quello del buon Eddie Vedder (del cui concerto si vedono ancora molti biglietti in vendita da parte di privati) ci si aspetta comunque una grande affluenza di pubblico e così sarà.
Ma perché allora tutti questi biglietti in vendita? Questa volta possiamo rassicurare sia chi ha pensato al secondary ticketing sia chi, esagerando, ha pensato all'estensione della paura per i recenti attacchi terroristici inglesi.

Persino Thom Yorke "vende" il suo biglietto per i Radiohead...

La realtà è ben più semplice. In un sistema come quello attuale, per noi molto lontano dalla perfezione, si finisce per acquistare i biglietti nella prima mezz'ora dalla messa in vendita online. Il tutto mesi e mesi prima, a volte quasi un anno.
E in tutto questo tempo la vita cambia, ci si avvicina alla data e capitano imprevisti e altri impegni. Chi può permettersi di fissare un giorno di ferie 8/10 mesi prima? Chi ha la palla di cristallo per sapere cosa faremo e con chi saremo (o magari non saremo più, anche le relazioni a volte hanno i loro tempi di scadenza...)?

Ecco quindi che ci si avvicina alla data e la nebbia si dirada, si capisce che non potremo più assistere al bel concerto come speravamo o si profilano delle necessità economiche per cui si è costretti a rivendere persino l'agognato biglietto.

Questa è una delle cause. Poi ce n'è un'altra, sempre frutto del sistema malato e ansiogeno suddetto. Quella di "io intanto ne compro 4 (numero max acquistabile sulle piattaforme online, NdR), poi qualche amico uno lo prenderà sicuramente... altrimenti finiscono e non li trova...".
E poi, invece, non si trova nessuno a cui darli per davvero. E questi biglietti ritornano sul mercato, anch'essi alle porte degli eventi, quando oramai è sicuro che non si ha nessun conoscente interessato.

Persino Thom Yorke "vende" il suo biglietto per i Radiohead...

Ma cosa sta alla base di tutto questo? Un sistema che, come dicevamo sopra, non ci piace granché. Quello della "rissa". Quello del vendere tutto e subito, che passa come uno schiacciasassi sulle necessità di tanti fan, che magari non sono tutti adolescenti che alle dieci di mattina possono stare davanti al pc o col telefono in mano. Perché qualcuno deve pur lavorare in questo paese e quel qualcuno avrebbe il diritto, subito dopo l'orario di lavoro, di recarsi in un buon vecchio punto vendita fisico o collegarsi a internet e avere ancora il suo biglietto da acquistare.

Ma così non è e lo sappiamo bene. Se poi ci mettiamo dentro il secondary ticketing, la frittata è fatta. Fenomeno che, concedetecelo, non è certo nato negli ultimi anni così come sembra. La potenza della sigla "sold out" è ben nota ai manager, sin dagli anni '60 e dai primi tour che spostavano famose band da un oceano all'altro...

Vendere in più tranches? Riservare più biglietti ai punti vendita fisici? Problemi di cui si parla spesso come quello del biglietto nominale. Se ne parla, ecco, molto.

Sta arrivando in Italia la nuova società di vendita Ticketmaster, che fa capo al grande gruppo Live Nation. Abbiamo due certezze per ora: 

  • TicketOne non sarà più sola e non avrà più l'esclusiva, ma dal canto suo il gruppo tedesco Cts Eventim (cui fa capo) si sta muovendo verso l'acquisizione delle agenzie di promoting F&P Group e Vertigo, così da entrare in Italia direttamente nel campo dell'organizzazione degli show e non più solo in quello della bigliettazione; 
  • Per ora Live Nation ha fatto sapere che continuerà a vendere anche attraverso TicketOne. Ticketmaster è anche la proprietaria della piattaforma di vendita secondaria Seatwave.