Su Kickstarter la macchina per produrre vinili in casa

Su Kickstarter la macchina per produrre vinili in casa

Si chiama Phonocut, sarà disponibile a brevissimo su Kickstarter e promette di farvi produrre dischi in vinile a casa vostra. Se tutto ciò ha per voi un senso.

Al giorno d'oggi abbiamo un grande problema col mondo dei dischi in vinile: chi parla di grande ritorno, chi di nuova esaltazione della qualità della musica, chi di nuovo marketing, chi di moda per modaioli e chi più ne ha più ne metta.
Il punto è che nessuno ha ragione, tutti hanno ragione.
Per un motivo o per un altro c'è un fondo di verità in tutto ciò che si dice, ma anche un'alta percentuale di errore.

La causa? È sempre la solita, soprattutto su internet si tende oramai ad aprir bocca prima di essersi informati, ma soprattutto, di aver vissuto sulla propria pelle un'esperienza di non meno (non meno!) di qualche anno dentro un universo che ha, in particolar modo adesso, una serie sconfinata di casi di studio.

In tutto questo caos, e vi ricordiamo di dare sempre un occhio all'articolo "La grande bufala del CD contro il vinile", arrivano ogni tanto dei lampi di genio... da capire però se il genio stia nell'effettiva invenzione o nelle strategie di marketing.
Per capirlo, torniamo al punto di cui sopra: esperienza, esperienza, esperienza (e nel mentre un adeguato silenzio meditativo).

L'ultima di queste folgori sta appunto per approdare su Kickstarter e si chiama Phonocut.
In poche parole, l'idea è quella di mettere qualunque cosa vi passi per la testa su vinile, comodamente a casa vostra. Ci si spinge - addirittura! - a reclamizzare la cosa con parole come "reinventare la produzione discografica". Tanta stima per chi lo ha scritto, se non altro ci vuole coraggio.

La procedura è questa: poggia un vinile "vuoto" (sarebbe meglio dire "liscio") sul piatto, collega l'ingresso audio, premi sul pulsante start et voilà: un cutting istantaneo e un disco in vinile pronto per l'ascolto.
A prova di qualsiasi imbranato, insomma.

Si parla dell'utilizzo di dischi da 10" (potrete anche utilizzare 45giri/7", ma non dei 33giri/12"), dal costo presunto di circa 10 dollari l'uno e disponibili tramite l'azienda e suoi futuri distributori (incrociate quindi le dita su un lungo e radioso futuro per il marchio), su cui poter incidere tra i 10 e i 15 minuti di musica per lato, in stereo.
Lo stilo che si occupa del cutting pare garantisca circa 100 incisioni, poi va cambiato (sempre chiedendolo all'azienda, essendo un progetto più unico che raro non c'è in commercio nulla di compatibile).

L'ingresso audio dovrebbe avvenire con un ben poco audiofilo mini-jack e pare che sia in sviluppo anche un metodo wireless. Resta difficile capire il perché della scelta di metodi che con l'alta qualità di trasferimento dell'audio non vanno per nulla a nozze, ma probabilmente si è scelta la tipologia più comune per chi al massimo nella vita ha collegato solo le cuffiette al proprio lettore.

Il marchingegno, dal costo di 999 euro, pare che "ottimizzi l'audio per il cut" (forse parlare di equalizzazione RIAA poteva creare qualche mal di testa di troppo al target di probabili interessati).

Insomma, pensare a tutti quei complicati e lunghi processi per la produzione di un vinile di qualità e a noi appassionati che ci ammazziamo di ricerche per capire chi ha stampato un vinile e dove...
La soluzione era a portata di mano e non lo sapevamo?
Dopo coloro che si divertono a ripassare in digitale i propri vinili uno per uno per poterli ascoltare sullo smartphone ("perché così sento il calore del vinile"), ora potremmo fare addirittura il contrario?
Legittimamente, c'è però chi pensa che così si riesca solo a unire la scomodità del supporto a una scarsa preparazione dei file digitali.

Però che dire, per tutte quelle band emergenti che magari vogliono avere una copia in vinile della propria musica (ma fatevi bene i conti... NdR), magari non per la qualità audio ma come iniziativa di immagine, può essere comprensibile sognare e/o addirittura crederci.


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