HomeMusica e CulturaIntervisteDiego Stacchiotti Drum School: l’importanza degli insegnanti

Diego Stacchiotti Drum School: l’importanza degli insegnanti

Parliamo con il batterista Diego Stacchiotti della realtà didattica da lui creata e coordinata in provincia di Padova, utilizzando una metodologia all'avanguardia.A Padova e provincia da una decina di anni si è andata consolidando una realtà didattica che fa capo al batterista veneto. Il suo Teachers Team, progetto

Parliamo con il batterista Diego Stacchiotti della realtà didattica da lui creata e coordinata in provincia di Padova, utilizzando una metodologia all’avanguardia.

A Padova e provincia da una decina di anni si è andata consolidando una realtà didattica che fa capo al batterista veneto. Il suo Teachers Team, progetto di cui è fondatore e coordinatore, è composto da docenti che seguono con regolarità corsi di formazione e aggiornamento e utilizzano esclusivamente la sua didattica, una metodologia all’avanguardia che offre l’opportunità ai migliori allievi di intraprendere la strada del professionismo e dell’insegnamento.

Ciao Diego, benvenuto su MusicOff. Vuoi riassumere a beneficio di chi ci legge i momenti più importanti della tua formazione musicale?

Ho avuto la fortuna di iniziare da subito a prendere lezioni di batteria, all’età di 17 anni. Il primo incontro importante con lo strumento è avvenuto in occasione di una lezione di presentazione del mio primo maestro. Ero in aula con una ventina di persone e mentre assistevo alla sua performance è arrivata la folgorazione: “nella vita voglio fare il batterista!”.
Per me è stato importante non aver vissuto la fase dell’autodidatta, che poi va alla ricerca dell’insegnante per colmare le proprie lacune. Questo ha contribuito a non farmi perdere tempo e a non portarmi dietro problemi d’impostazione: a tutt’oggi, grazie ai docenti con cui ho studiato, non soffro di dolori articolari e/o tendiniti.  

Quali sono stati gli incontri e le tappe più importanti da questo punto di vista?

Ho studiato con Maurizio Falghera, Enzo Carpentieri, Gianni Caltran, Franco Rossi e Mauro Beggio. Determinante per me è stato vivere e assorbire la loro diversità nell’approccio didattico e la personalità con la quale si esprimevano suonando.
Ho conseguito il diploma in batteria alla Accademia di Musica Moderna e in un secondo momento, mosso dal desiderio di arricchirmi ulteriormente, ho voluto affrontare un ulteriore percorso di studi che si è concluso con una laurea in Jazz.

Diego Stacchiotti

So che attribuisci un grande valore didattico anche a ciò che hai appreso ‘sul campo’…

Impossibile non citare quanto abbia imparato, in passato e ancora oggi, dalle innumerevoli collaborazioni con moltissimi musicisti in tanti anni di ‘sana’ gavetta. Non ho mai rifiutato un ingaggio, ho sempre dato importanza ad accumulare più esperienze possibili. Ho avuto la fortuna – e la voglia – di trovarmi nelle situazioni musicali più disparate, suonando nelle rock band, lavorando con cantautori a brani inediti, passando per formazioni funk, blues, progressive, modern jazz, fino alle big band e le orchestre di musica da ballo.
Ogni giorno è stato importante, ogni musicista con il quale ho interagito è stato ed è ancora oggi un continuo arricchimento, umano e musicale. Continuo a considerarmi un eterno studente!

Uno studente che oggi ha risorse diverse rispetto a quando hai iniziato…

Negli anni ’80 non c’era Internet e per scoprire qualcosa ed essere aggiornati c’erano a disposizione i dischi in vinile, le musicassette e le riviste di settore!
Rispetto a oggi c’era meno materiale a disposizione e questo ha contribuito a farmi diventare un curioso cronico, a farmi innamorare della ricerca e dell’approfondimento, a sviluppare la capacità di trascrivere e analizzare ciò che ascoltavo.
Concludo con due cose particolarmente importanti: la forza che hanno avuto gli input ricevuti dalla lettura delle varie riviste di settore – e tu ne sai qualcosa – e le innumerevoli clinic di batteristi italiani e stranieri cui ho partecipato.

Quando hai cominciato a occupati di didattica?

Ho iniziato nel 1986. Ma allora lavoravo come analista programmatore e non avevo molto tempo a disposizione. Quindi, dopo un po’ di anni passati a insegnare ‘in sordina’, nel 1994 ho deciso di dare una svolta decisiva alla mia vita, lasciando il lavoro come informatico per potermi dedicare a pieno all’insegnamento e all’attività concertistica.
Ho dapprima collaborato come insegnante con l’Accademia di Musica Moderna di Franco Rossi, rappresentando la sua didattica all’interno della mia Drum School a Padova.
Altrettanto importante è stato anche aver frequentato i corsi di formazione docenti Yamaha, insegnando per un certo periodo anche con questa specifica metodologia, e aver collaborato per diversi anni con il Modern Music Institute.
Chiuse le collaborazioni con le scuole ‘nazionali’ ho ricavato più tempo per seguire i miei progetti, gli allievi della mia Drum School e il Teachers Team, progetto del quale ricopro il ruolo di fondatore e coordinatore.
Il Teachers Team è attivo ormai da circa dieci anni ed è composto da docenti che utilizzano esclusivamente la mia didattica e seguono con regolarità i corsi di formazione e aggiornamento insegnanti.
Attraverso anche questo Team porto avanti la mia metodologia all’avanguardia dando l’opportunità a molti allievi di intraprendere la strada del professionismo e dell’insegnamento.

Quando e da cosa è nata l’esigenza di creare un tuo network didattico con un programma unificato?

Circa vent’anni fa: il network è nato inizialmente per l’esigenza di passare lavoro a chi non ne aveva. Già in quel periodo spesso ricevevo proposte di collaborazione nelle scuole o nelle band. Non potendo far fronte a tutto, anziché declinare le offerte ho sempre pensato che la cosa più giusta da fare fosse quella di ‘girare’ l’ingaggio ai miei colleghi e allievi.
Poi, in un secondo momento, dopo aver consolidato la mia didattica scrivendo i metodi per i corsi base, medio e avanzati, è nata spontaneamente l’esigenza di promuoverla anche attraverso il Team.

Quali sono i cardini del tuo sistema didattico? Ed è articolato in un programma di studi pluriennale?

Per prima cosa, desidero sottolineare l’aspetto progressivo degli argomenti proposti e l’organizzazione dei programmi, quindi un percorso di studi ben definito e collaudato in decenni di lavoro. Grazie alla singolare organizzazione delle materie, la mia metodologia consente di rendere sensibilmente fluido e non frustrante la fase di studio da parte dell’allievo, rendendo al contempo molto più efficace l’apprendimento.
Dall’altra parte, il docente che utilizza i miei libri ha a sua disposizione uno strumento di lavoro pensato anche per chi deve insegnare, già quindi impostato, che gli consente di ottimizzare al meglio la lezione.
I 9 metodi, tre per ogni corso, hanno come finalità quella di dare una panoramica di informazioni al batterista in modo che possa considerarsi autonomo e solido, sia che voglia intraprendere un percorso hobbistico sia professionale. Il programma di studi è pluriennale. La sua durata dipende dall’impegno e costanza dell’allievo, trattandosi di corsi individuali.
Indicativamente sono necessari 3 o 4 anni per conseguire il diploma finale. Sono previste una o due sessioni d’esame all’anno. Per l’occasione mi avvalgo della collaborazione anche di docenti esterni, di fama internazionale, per completare e rendere più obiettiva e imparziale la commissione esaminatrice.

Come scegli i collaboratori del tuo team?

Per prima cosa, per questioni pratiche e di preparazione, prediligo collaboratori che abbiano studiato precedentemente con me o che siano usciti da scuole di chiara e consolidata fama. In secondo luogo, devono assolutamente avere il mio stesso DNA, devono sposare la mia filosofia e il nostro forte spirito di squadra.
La nostra mission è: lavorare nell’interesse esclusivo dell’allievo, contemplando un costante aiuto reciproco all’interno del gruppo docenti.  

Quali, in generale, le doti basilari che un insegnante di musica dovrebbe possedere?

Deve innanzitutto amare fortemente l’insegnamento: non c’è cosa peggiore di un docente che insegna solo per il proprio ritorno economico. Poi, oltre a preparazione e professionalità, elementi che si dovrebbero dare per scontati, ritengo che l’atteggiamento empatico, motivazionale ed etico siano imprescindibili.

Diego Stacchiotti

Torniamo a quando hai iniziato a suonare professionalmente: quali i passaggi decisivi della tua carriera?

Ho iniziato 25 anni fa. Non provenendo da una famiglia di musicisti ho dovuto fare tutto da solo, senza aiuti o agevolazioni.
Il primo ingaggio ‘serio’ è stato suonare la stagione estiva in vari alberghi di Jesolo, sul lungo mare. Si suonava quasi tutte le sere. In base al locale, il repertorio poteva essere composto esclusivamente da brani jazz oppure da standard internazionali, d’ascolto o da ballo per un pubblico più eterogeneo.
Da lì in poi è stato un continuo susseguirsi di ingaggi e collaborazioni, in cui ho avuto l’opportunità di suonare di tutto, consentendomi di mantenere la famiglia con le mie bacchette, suonando nei club, nelle discoteche, nei teatri, nelle piazze… 

Ho condiviso il palco con ottimi musicisti e molti sono stati i passaggi decisivi per la mia carriera che citarli tutti sarebbe impossibile. Ti cito solo alcune cose particolarmente significative, in cui qualcosa di speciale è successo.
Parlando di jazz, ricordo ancora la soddisfazione di aver condiviso il palco con Antonio Ongarello alla chitarra e Zeno Odorizzi al sax al primo Festival Jazz di Asiago, nel ’96. Due anni dopo ho avuto l’occasione di suonare con i Microclima (in cui allora militavano Gigi Sella al sax e Sandro Bedendo al contrabbasso). Quella sera, al Tognolo di Mestre, ero salito sul palco da sostituto, senza conoscere i musicisti e tanto meno fare prove!
A fine performance Roberto Scarpa, pianista, compositore e band leader dei Microclima, mi chiese di continuare la collaborazione e di entrare nel suo trio SPS per l’imminente registrazione di un CD. Il giorno dopo sono partito per l’Umbria per una nuova e importante avventura: ero stato chiamato dal bassista e amico Roberto Pascucci a collaborare con una band di ex allievi del CET di Mogol, sotto la cui guida mi sono trovato in compagnia di Carla Meluccio, in arte Dusa, e Francesco Demegni, tastierista e compositore, e grazie a questo progetto ho iniziato a spostarmi fuori dal Veneto. 

Di lì a poco mi sono trovato catapultato nel mondo del rock e poi del progressive con i Synthesis. Nei primi anni del nuovo millennio ho dato vita ai Five For Dance, band che proponeva un repertorio dance degli  anni ’80. Saltando da un estremo all’altro, ho fatto parte dell’orchestra di percussioni di Enzo di Gregorio, ho suonato in vari musical…
Sono talmente tante le esperienze e i musicisti da citare che non mi basterebbe lo spazio dedicato a questa intervista.

Attualmente, invece, cosa e con chi suoni?

In questi ultimi anni sto lavorando a quattro progetti con musicisti di grande spessore artistico e umano. Non mi sembra vero! In più, suonare in progetti così diversi fra loro mi è di grande stimolo, la giusta medicina anti noia: farei fatica a suonare sempre un unico repertorio con gli stessi musicisti!
Con gli Strangers 290 proponiamo un repertorio interamente incentrato sul classic rock degli anni ’70; con i Ragazzi di Zela-Gluck proponiamo il nostro omaggio ad Adriano Celentano.
Con Marino Bandana facciamo dance music in discoteche e feste di piazza, ed in fine Philmania, tribute band composta da sette elementi dedicata a Phil Collins e ai Genesis.

Diego Stacchiotti

Hai dei rapporti di endorsement a livello individuale e/o di network didattico?

Certamente. A livello di network l’intero Team è sponsorizzato dalla UFIP. Personalmente sono anche endorser per le batterie Pearl, le pelli Evans e le bacchette Promark.
Colgo l’occasione per ringraziare le società che sino ad ora hanno creduto e supportato il mio lavoro: Girap Rappresentanze Musicali Moderne, Bode Music Gear e l’intero staff della UFIP.

So che stai per pubblicare un libro: di che si tratta? Cosa puoi dirci in proposito?

Non voglio anticiparti molto, perché si tratta di una sorpresa per tutti i musicisti e in particolare per chi suona il nostro strumento. Questa volta non un metodo per batteria, ma un libro efficace e di agevole consultazione, a metà strada tra il manuale pratico e un libro sulla crescita personale, con un accento fortemente motivazionale.
Offre al lettore tutto ciò di cui necessita per raggiungere felicità, gratificazione personale e un successo non solo professionale.

Dicci almeno il titolo…

Il titolo? Non te lo svelo nemmeno sotto tortura! Uscirà nei primi mesi del 2019 nelle migliori librerie.

Il Teachers Team di Diego Stacchiotti, insegnanti e sedi:

  • Diego Stacchiotti, via Giannino Garato 19, Cadoneghe (PD);
  • Enrico Carugno, viale Germania 11, Ponte San Nicolò (PD); via Umberto I° 1, Piove di Sacco (PD); 
  • Renato Gallo, via San Marco 9, Camposampiero (PD); 
  • Francesco Stacchiotti, via Trieste 17, Cadoneghe (PD); vicolo San Massimo 3, Padova; via Umberto I° 1, Piove di Sacco (PD); 
  • Giovannino Michielotto, via Antonio Canova 8, Ponte San Nicolò (PD).

Dal seguente link è possibile accedere a materiale didattico della Diego Stacchiotti Drum School scaricabile gratuitamente.

Diego Stacchiotti Drum School Official Website