Maurizio Boco - Trance Circular Groove

Maurizio Boco - Trance Circular Groove
Trance Circular Groove, è un gran disco.
Impegnarsi in un ascolto “disattento” è necessario. Onirico, libero al flusso che i brani di quest’album creano nella loro precisa continuità.
Parlate, discutete, non prestate ora attenzione a ciò che sentite, lasciate che tutto vi scorra attorno, lasciate che vi scorra. Interessatevi sbadatamente al suo ripetersi, facendo si che la mente si svuoti e il cuore si lasci intimorire.
Maurizio Boco è artista con diverse esperienze all’attivo, Bobby Solo, Massimo di Cataldo, Patty Pravo, Amii Stewart e Formula Tre per citarne alcuni, Trance Circular Groove è il primo disco solista.
Non è semplice descrivere le sensazioni che si provano, approcciandosi a un disco che senza dubbio è fuori dal comune, non solo per le sonorità che richiama, ma anche per la sua suddivisione, che fa della consequenzialità dei brani una parte decisiva nel risultato finale.
Il disco si apre con “Prelude” perfetto incipit per immergerci in un mondo che non ha nulla a che spartire con quello della stanza in cui stiamo ascoltando, o quello fuori dalla nostra finestra. Eppure è un mondo accogliente, seppur in parte spaventoso inizialmente.
Boco ci trasferisce in una dimensione che appartiene a qualcosa di lontano, avvolgente se ci si lascia andare a un ascolto senza pregiudizi.

La circolarità annunciata nel titolo è peculiarità di quasi tutti i brani, e anche la chiave di lettura di tutta l’opera.
Ciò che colpisce dopo l’ascolto del primo brano è la sinuosità con cui la ripetizione di alcuni pattern, riesca a innalzarci su un livello percettivo diverso da quello che potremmo avere ascoltando un qualsiasi altro disco. La capacità straniante del progetto è tale che arrivati al secondo brano “Darkness is drawing” ci sorprendiamo di poter udire voce umana.
Un sospiro, un rincorrersi di parole, un affanno per cercare di terminare la frase, sotto cui il tappeto ritmico intessuto da Boco traghetta magistralmente l’oscurità nel dipingere la propria tela, fino ad un’esplosione “fauves” che dilaga e apre la terza traccia.
Siamo ormai parte di questa nuova civiltà che mantiene sempre delle tinte oscure, un disco color vinaccia se si dovesse trovare una posizione nella tavola cromatica.
Continuamente rimandati da una parte all’altra del nostro universo percettivo, perché non appena crediamo di essere approdati su un isolotto di salvezza qualcosa arriva a toglierci la sicurezza da sotto i piedi. Finiamo così a doverci abituare sempre nuovamente con il cambiare delle tracce, alla nube di tinte trasportate dalle ali della batteria di Boco.

Mattatore sempre e comunque, Maurizio Boco è vero metronomo, non solo del ritmo ma della sensazione, che pervade e permea fino in fondo le ossa durante l’ascolto.
Nessun brano lascia indifferenti, tutto continua a rinnovare la nostra sorpresa di fronte a tematiche ritmiche, inserti elettronici e tappeti sonori atmosferici sempre sorprendenti ed avvolgenti.
In quanto a sorprese proprio nel bel mezzo del disco “First steps” ci introduce in una dimensione tribale africana invitante e coinvolgente. Calda nelle tinte, meditativa in alcuni momenti.
In tutto ciò, quando ci ricordiamo di guardare alla tracklist, ci accorgiamo di essere di fronte a tanti spezzoni che compongono tre brani veri e propri del disco, ognuno di essi suddiviso in movimenti potremo azzardare, perché se c’è una connessione che possiamo ritrovare in Trance Circular Groove, è quella con il classico.

La musica classica è richiamata non solo da alcuni piccoli dettagli come il titolo “prelude” in apertura del primo brano, ma anche dalla propensione del disco verso certa musica d’inizio 900.
Trance Circular Groove da cui il disco prende il titolo, primo dei tre brani, è una vera e propria Suite, composta di tredici movimenti, che strizza l’occhio perlomeno negli intenti, ad alcuni pensieri del grande Satie.
Il Satie di “Vexationes” con lo spirito ambient dei migliori Explosions In The Sky, tutto condito e tenuto insieme da una forte carica ethnic, che permea le fondamenta di tutto il disco.
Il risultato? Stupefacente.
Inebriante, a tratti delirante nella miglior accezione del termine. Tanto Shakespeare l’abbiamo studiato e sappiamo che i pazzi sono sempre i più vicini alla verità.
Un disco forte, perché arriva nel profondo, ancora più forte perché non da modo di accorgersi subito di quanto a fondo abbia colpito nel nostro animo già dopo i primi ascolti.
A voler sottolineare la caratura di questa composizione, come se fosse ulteriormente necessario, arrivano poi gli ospiti di Boco, fra i quali spicca anche il nome di Derek Sherinian, ex tastierista di Dream Theater e Planet X ora nelle fila dei Black Country Communion.

Per apprezzare a fondo questo disco bisogna mettere da parte tutto quello che è il nostro bagaglio di esperienze, farci sordi alla mondanità, proprio come avrebbe voluto Satie per l’appunto.
Disposti a intraprendere un viaggio che ci strapazzerà e mai ci lascerà in grado di trovare un appiglio.
Allo stesso tempo ci prenderà a tal punto da non permetterci di interrompere l’ascolto, perché morenti dalla voglia di sapere come va a finire.
Eppure non finisce, anzi termina proprio mentre ricomincia, perché così è anche la circolarità della vita, tenebrosa e accecante allo stesso tempo, accogliente e disarmante. In un continuo stato di trance che la vita in fondo è per tutti noi.
Boco ha inciso un disco dannatamente bello e inspiegabile, indagatorio e profanatorio del nostro animo, perché nell’incedere di questi brani, è la vita in continuo divenire che trova una delle sue manifestazioni più profonde e sincere.Line-Up & special guest:Maurizio Boco: drums, percussions
Moussa:vocals
Stefano Sastro: keyboards, piano
Pamela Gargiuto: electric violin, vocals
Fabrizio Sciannameo: bass
Mike Applebaum: trumpet
Derek Sherinian: guest on keyboards
Giovanni Vigliar: electric violin
Giovanni Imparato: percussions, vocalswww.maurizioboco.com
www.facebook.com/maurizioboco Francesco "edward84" Sicheri

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