Mandrake - Dancing With Viga

Mandrake - Dancing With Viga
Secondo una famosa banca dati del comune sapere - wikipedia-  la magia è una "tecnica che si prefigge lo scopo di influenzare gli eventi e di dominare i fenomeni fisici e l'essere umano con la volontà". Se Mandrake, nell'immaginario collettivo, è il più grande mago di tutti i tempi, capace di trucchi sorprendenti e irripetibili, sappiate che in Italia abbiamo di che entusiasmarci all'arrivo di un gruppo di Musicisti che come nome sceglie proprio Mandrake e che come lui riusciranno ad compiere magie nel nostro apparato uditivo.La scena italiana, oggi come oggi, vive in una dicotomia fatale: da un lato la nuova esplosiva leva cantautoriale introspettiva e tagliente, primitiva ed intellettuale, dall'altro la truppa poppeggiante che vende dischi e riempie stadi olimpici senza pietà. E nel mezzo?Nel mezzo c'è qualcosa al quale il pubblico italiano non è forse ancora pronto, c'è un indie-folk raffinato ed omogeneo che si esprime perfettamente in questo Dancing with Viga secondo album in studio dei livornesi Mandrake. Formatisi nel 2010, mettono sul mercato il disco d'esordio Zarastro nel 2012 che li porta ad un bel tour in tutta Europa; il suono è nuovo, un sapore "esotico" e ricco di contrasti che non va assolutamente sottovalutato.Il timbro accattivante di Giorgio Mannucci (già voce e ukulele per la Sinfonico Honolulu), il violino di Asita Fathi (che vanta collaborazioni con Sting e l'orchestra sinfonica di Grosseto e La Spezia), il contrabbasso di Stella Sorgente ( Ensemble del Festival Puccini), il basso e la chitarra di Tommaso Bandecchi e la batteria e le percussioni di Gabriele Bogi, esprimono il potere di musicisti preparati ma soprattutto di una sincronia capace di creare un ambient magnifico.A tutto questo aggiungiamo la collaborazione con Lisa Papineau - nel brano "Two young lovers" - artista made in US già voce dei BIG SUR e nota in tutta l'avanguardia indipendente statunitense; e quella con i Sinfonico Honolulu - premio Tenco nel 2013- nel brano "The end of the world". Undici pezzi inediti che funzionano, dal primo all'ultimo: brani ricchi ma mai eccessivi, ben costruiti, che si muovono senza alcuna esitazione compiendo melodie nuove, fresche, assolutamente interessanti.I Mandrake sono il vivido esempio che non bisogna attraversare la Manica o l'oceano per trovare qualcosa di diverso; che sotto sotto, brulicante, c'è un gruppo capace di sovvertire l'ordine morale e musicale che imperversa nella nostra penisola. Non lasciamoci spaventare dall'inglese, dalla novità o da una copertina artisticamente misteriosa, ma chiudiamo gli occhi e facciamo fare a questi artisti la loro magia; permettiamo a brani puramente strumentali come "Intermezzo: Tuscan Moon" di farci viaggiare beatamente seduti su una scomoda sedia.Sono entusiasta come la prima volta che ascoltai "The flying Club Cup" dei Beirut o "How in Ends" dei DeVotchKa; e allo stesso tempo sono speranzosa che qualcosa, anche qui, lentamente possa esplodere ed espandersi nel mondo. Vi consiglio vivamente di controllare le date del tour, io da parte mia lo farò, perchè certe occasioni non vanno sottovalutate: complimenti a questi ragazzi, al morbido fluire della forza della loro musica che parte dalla testa, passa dal cuore e da lì irradia talento a voci e braccia contaminando gli strumenti in maniera eccellente.Line-up
Giorgio Mannucci (vocals, guitars, piano, ukulele)
Asita Fathi (violino, viola)
Stella Sorgente (doublebass)
Gabriele Bogi (drums)
Tommaso Bandecchi (electric bass, guitars)Tracklist:
1. Tales of a Wizard
2. Mom & Dad
3. Two young lovers (feat Lisa Papineau)
4. The Madam
5. Skeletons
6. Something to die for
7. Intermezzo: Tuscan moon
8. The end of the world (feat Sinfonico Honolulu)
9. Scan your eyes
10. Ghost in me
11.San Francisco

Tags


Autore