La Notte Dei Lunghi Coltelli - Morte A Credito

La Notte Dei Lunghi Coltelli - Morte A Credito
Che il 2013 sarebbe stato un anno tutt’altro che sabbatico per gli Zen Circus lo si era capito già sul finire della passata annata. Lo si era capito precisamente nel momento in cui erano cominciate a trapelare alcune indiscrezioni circa il work in progress dei progetti paralleli di Andrea Appino e Karim Qqru. Se il cantante e chitarrista della band toscana ha dato alle stampe lo scorso 5 marzo il suo primo album solista intitolato Il Testamento, il batterista sardo, nativo di Alghero, lo ha addirittura battuto sul tempo sfornando nella seconda metà di gennaio un disco stranissimo ed imprevedibile, difficile da inquadrare: Morte A Credito.

Un disco, questo, realizzato assieme ad Izio Orsini dei Jackie O’s Farm e ad Ale Demonoid Lera (già batterista degli Exilia), musicisti con cui Qqru ha dato vita a La Notte Dei Lunghi Coltelli. Morte A Credito è il frutto di un convulso e frammentato processo di scrittura avvenuto, appunto, in momenti e luoghi diversi: Qqru e soci lo hanno infatti pensato tra la Sardegna, la Toscana, l’Emilia e le stanze d’albergo di mezza Italia. La pre-produzione del disco si è invece totalmente concretizzata in quel di Forlì, per l’esattezza all’interno di una cantina del 1500, in pratica nei sotterranei del centro storico. Il lavoro d’incisione si è poi fondamentalmente svolto a Prato, presso il Folsom Prison Studio. A supervisionare il tutto ci ha pensato Lorenzo Buzzigoli, il quale ha anche curato i missaggi assieme ai componenti stessi della band. Dicevamo di un disco strano, anzi stranissimo.
 


E del resto, a ripensarci, è quasi impossibile trovare aggettivi più calzanti per far comprendere il taglio quasi schizofrenico dell’intera raccolta, pubblicata per Black Candy Records e distribuita da Audioglobe. Raccolta che si apre nel modo più prepotente e ruvido possibile: La Caduta, con le sue strofe tiratissime e le pennate di chitarra elettrica così rabbiose, strizza notevolmente l’occhio ad una sorta di punk hardcore italiano d’altri tempi, finendo per ricordare addirittura, in determinati frangenti, i Negazione. Ed è, La Caduta, un brano sicuramente folgorante. Fin dai primi versi si percepisce una scrittura assai cruda e delirante, che si ritroverà anche in alcuni episodi successivi tipo La Nave Marcia. Lì però, ne La Nave Marcia, non mancano stacchi più netti che finiscono per allontanarsi di molto da un hardcore che, tutto sommato, si palesa soltanto in due rapidi momenti. J’ai Toujours Été Intact De Dieu, seconda traccia in scaletta, è invece un pezzo completamente agli antipodi rispetto alla opening-track.
 


Qui ci si trova immersi in una dimensione squisitamente elettronica dal piglio continentale in cui la drum machine sembra essere il perno su cui si poggia, almeno nei primi sessanta secondi, una sorta di rappato transalpino. Poi il brano, senza perdere comunque il suo mood sintetico, accelera improvvisamente fino a spingersi verso una drum and bass incalzante, avvalendosi anche di un’aggiunta considerevole di strumenti che vanno a sorreggere l’ipnotico inciso in cui vengono ripetute in continuo le parole che vanno a formare il titolo della canzone. A proposito de La Nave Marcia si è già grosso modo avanzata una piccola descrizione: è una canzone che, nel bene o nel male, non lascia indifferenti.



Occhio poi ad Ivan Iljc: qui è di nuovo un’elettronica alienante a palesarsi. Solo verso metà brano si scorgono delle progressioni chitarristiche alquanto distorte. Il pezzo è interamente strumentale, così come la successiva DDR, traccia brevissima, rumoreggiante, che porta direttamente alla canzone che dà il titolo al cd. Con Morte A Credito, le cui parti di chitarra iniziali ricordano vagamente Alt! de Il Teatro Degli Orrori, sembra ci sia una sorta di assestamento sull’elettrico, ma le variazioni non mancano neppure qui. In sostanza questo è uno dei pochi brani in cui le chitarre di Qqru finiscono per essere messe costantemente in primo piano. Sospesa e straniante è poi D’isco Deo, in cui emerge il cantato per così dire “declamato” di Diego Pani.
 


Aimone Romizi presta invece la sua voce in Levami Le Mani Dalla Faccia, brano molto interessante a livello di testo (firmato dallo stesso Romizi) e sviluppo complessivo: si notano addirittura passaggi di hard rock nel ritornello (sempre se di ritornello qui si può parlare). Il cd si chiude infine con La Notte Dei Lunghi Coltelli, assolutamente lisergica ed inquietante, a cui fa seguito una ghost-track dall’andamento simile. Chiaramente Morte A Credito non è un disco accessibile a tutti (si spera che la breve descrizione dei brani in scaletta lo abbia fatto comprendere). Si tratta di un lavoro assai particolare per via dei suoi continui cambi repentini di suoni e sfumature.

Tutto è giocato sul grottesco, sull’oscurità, sull’inquietudine. Difficile è capire quanto questa sua instabilità, certamente voluta e perseguita con attenzione da parte del gruppo, possa mettere d’accordo tutti. Chi è alla ricerca di qualcosa di alternativo nell’attuale panorama musicale italiano farebbe bene a dargli comunque una chance. Chi non possiede la giusta apertura mentale faticherà non poco a digerirlo. Una cosa è certa: non è un album scadente. Non è un qualcosa di effimero e di troppo artefatto.

Alessandro Basile



Genere:
Alternative Rock, Elettronica, Punk Hardcore

Line-up:
Karim Qqru – voce, chitarre elettriche, basso, synth, drum machine, pianoforte
Izio Orsini – samples, programmazioni, vibrafono, cori
Ale Demonoid Lera – batteria

Progetti simili consigliati: Jackies O’s Farm, Distorsonic, Palkosceniko Al Neon, Marnero

Tracklist:
1. La Caduta
2. J’ai Toujours Été Intact De Dieu
3. La Nave Marcia
4. Ivan Iljc
5. DDR
6. Morte A Credito
7. D’isco Deo
8. Levami Le Mani Dalla Faccia
9. La Notte Dei Lunghi Coltelli