James Blake – James Blake

James Blake – James Blake
James Blake fa invidia un po' a tutti. Bisogna essere sinceri: io ho diciannove anni e voi che leggete sarete dei giovanotti come me (spiritualmente o realmente non importa) ed è inevitabile un po' di invidia per questo ventiduenne londinese e il suo curriculum vitae. Produttore e compositore, al debutto omonimo vede prostrarsi ai suoi piedi la critica mondiale, con la BBC che lo inserisce tra gli artisti più talentuosi dell'anno, senza contare che gli viene riconosciuto di essere uno dei padri del Post-Dubstep.
I più avevano già individuato il suo talento l'anno scorso, quando durante la produzione del debutto disseminava antipasti (“The Bells Sketch”, “CMYK” e “Klavierwerke”) che fecero salire l'acquolina a tutti i critici e già delineavano il talento del ragazzo e il suo gusto per la sperimentazione.Siamo nell'era della comunicazione di massa, in cui tutti sono famosi per “15 minuti” (come profetizzava Warhol), in cui la nostra privacy è messa a dura prova: la vena intimista che tanto prolifera nell'ultimo periodo sembra nascere proprio da qui, dal bisogno di introspezione e ritrovare se stessi lasciando un attimo da parte il resto del mondo.
Oppure nasce dall'aver detto addio definitivamente alla privacy e dal bisogno, quindi, di mettere a nudo anche i lati più reconditi della nostra anima. Quale delle due sia la radice, il dato di fatto è che il movimento “intimista” si va espandendo, ottiene successi e offre anche prodotti di ottima qualità (cfr. la recensione di Bon Iver per avere un altro esempio): tutti rigorosamente cantati a bassa voce, con gusto melodico e un certo sperimentalismo, che nel caso di Blake è connubio tra Soul e Dubstep.Il risultato del lavoro di Blake, a parte tutte le catalogazioni più o meno indicative che possiamo affibbiargli è comprensibile, naturalmente, solo mettendo il cd nel lettore: “Unluck” esprime fin dall'inizio cosa si intende per intreccio tra Soul e Dubstep, con un certo piacevole sperimentalismo nelle basi che procedono disarticolate delineando un'atmosfera malinconica e particolare.
“The Wilhelm Scream”, cover di “Where to Turn” di James Litherland (padre di Blake), procede sospesa nel vuoto come l'uomo descritto nel testo, mentre “I Never Learnt to Share” è meno vaporosa nel suo loop vocale colorito da uno sperimentalismo elettronico in crescendo che sfocia in un inaspettato e concreto sopravvento sul resto.“Lindisfarne I” introduce con silenzi e sperimentazioni vocali (molti più silenzi) la dolce ballata “Lindisfarne II”, che prende in prestito le atmosfere di Bon Iver; In “Limit to Your Love”, cover dei Feist, Blake canta finalmente a piena voce mostrando un timbro ottimo e profondo, per quello che è stato il primo estratto dal disco.Il brano precedente, con la sua preminenza di voce e piano sullo sperimentalismo elettronico, è il punto di svolta stilistico del disco, che procede poi con l'alternarsi di canzoni più classiche come “Give Me My Month”, dolce ballata al pianoforte, e il ritorno allo sperimentalismo ammaliante con “To Care (Like You)”. “Why Don't You Call Me” torna ad esprimere tristezza su tasti bianchi e neri, con un leggero sperimentalismo solo nel finale, lasciando presagire il suo ritorno dell'elettronica in “I Mind”, con la voce che fa da subalterna.Infine “Measurements” con il suo Gospel curato e delicato riassume la ricercatezza dell'intero lavoro.L'album di Blake è vario, eclettico e a suo modo virtuoso: la sua arte è un'avvolgente ed affascinante miscuglio di generi diversi, che vengono riletti e proiettati ai nostri giorni. Anche i silenzi sono rivalutati e valorizzati, a confermare il buon gusto del ragazzo, il cui minimalismo è paradossalmente ricco, emotivo e curato; alcune volte imprevedibile viste la novità dell'opera che ci propone, molte altre volte impenetrabile nel suo significato completo vista la componente intimista.In Italia siamo abituati a vedere i media, salvo i giornali specialistici, spingere artisti senza arte ne parte (tanto più se giovani), ma fortunatamente nel resto del mondo non va proprio così, e anche per questo dobbiamo avere un po' di invidia: il prodotto di Blake è un piccolo capolavoro che mostra il potenziale di un movimento intimista molto fecondo e ispirato nell'ultimo periodo.
L'unanimità dei critici è d'accordo nel prevedere per James Blake un futuro roseo e dopo avergli dato un ascolto potete essere certi che sarete d'accordo con me se dico che non ci vuole la sfera di cristallo per affermare che la previsione si avvererà.Tracklist:
  • Unluck
  • The Wilhelm Scream
  • I Never Learnt To Share
  • Lindesfarne I
  • Lindesfarne II
  • Limit To Your Love
  • Give Me My Month
  • To Care (Like You)
  • Why Don’t You Call Me
  • I Mind
  • Measurements
  • Francesco "Forsaken_In_A_Dream" Cicero