Petteri Sariola: la stella polare del fingerstyle

Petteri Sariola: la stella polare del fingerstyle

Nel 2010 ho avuto modo di invitare al Festival di San Benedetto Po il chitarrista finlandese Petteri Sariola, allora ventitreenne, definendolo nelle pagine della brochure del Festival, "la risposta europea nello spazio e nel tempo a Michael Hedges".

L'uso delle accordature aperte, una tecnica molto alternativa (che farà scuola per i prossimi vent'anni, alla quale si ispira da tempo ad esempio Mike Dawes, presto sulle nostre pagine), una voce da cantante con l'X Factor e un groove pazzesco, ne fanno un personaggio dalla musicalità davvero impressionante.

Ricordo sul palco del Festival la polvere sollevata sempre più per portare il tempo sul brano "Stomp", una scena estremamente emozionante che mi è rimasta scolpita nella memoria.
Così, al nostro amico estorco la possibilità di lasciarci proprio un'utile serie di commenti didattici su questo brano a base di tapping e percussioni su chitarra acustica e... sul pavimento!

Benvenuto Petteri voglio cominciare dalla fine: cosa mi dici del tuo ultimo progetto discografico?

Grazie a te e a MusicOff.com per questa intervista! Il mio quarto album si chiama Resolution. Che dire, le cose vanno molto bene perché da quando è uscito l'anno scorso non ho fatto altro che andare in tour dal Giappone alla Germania dalla Cina alla Finlandia.

Ricordo bene i tuoi lavori contenuti in Phase e Silence!, cosa è accaduto dopo? Credo di aver perso di vista il tuo terzo lavoro, dimmi come descriveresti brevemente questi tuoi album.

Compongo per chitarra da tantissimo tempo, da ragazzino intendo, e quindi ho sempre avuto intenzione di racchiudere questa esperienza in una serie di lavori sviluppati in una trilogia di CD. Ho chiamato Silence! l'album (2007) dedicato alla nascita, Phase (2009) quello dedicato all'età adulta e l'ultimo dedicato alla morte l'ho chiamato appunto Resolution nel 2017.

Mi hai un po' perso di vista dopo il nostro incontro perché effettivamente dopo il 2010 ho attraversato un periodo particolarmente stressante, una vita davvero votata al rock&roll diciamo... così che mi ha tolto le energie.
Così mi sono fermato, riposato, e ho inciso un album di cover, Through the Eyes of Others (2013).

Hai una tecnica chitarrista unica ed originale, quali sono le tue fonti? Come hai avuto l'idea di suonare in quel modo?

La mia tecnica è una mescola di cose, ho cominciato a suonare a sette anni dividendomi fra chitarra elettrica e un percorso accademico da chitarrista classico, suonavo anche il basso e le percussioni.
La sensazione però di trovarmi davvero "a casa" l'ho avuta quando ho incontrato la musica di Michael Hedges. Questo cambiò ogni cosa, perché con quella concezione del suonare capii che potevo mescolare basso, percussioni e chitarra insieme. Cominciai a slappare sulla chitarra che ero ancora un teenager e l'uso delle accordature aperte à la Michael Hedges mi aiutò molto. L'uso percussivo della cassa arrivò di conseguenza e  direi che è "tutto" nato in quel periodo.
A posteriori, pensadoci ora dopo tutto il mio percorso fatto e creato, posso dire che la mia tecnica percussiva riprende un po' quella del pandeiro brasiliano. Tutto ruota attorno al controllo del polso e al suo rilassamento, usando l'elasticità del resto del corpo ad  ulteriore vantaggio.

Accade spesso di vederti suonare e cantare canzoni, tue o cover. Le tue capacità vocali sono molto evidenti: sono frutti naturali o ti sei dedicato  attivamente allo studio del canto?

Grazie davvero! Sì ho preso lezioni in passato. Mi piacerebbe dedicare più spazio e approfondire ma lo studio della chitarra mi assorbe troppo. Durante gli anni ho imparato tanto sul canto e sulla mia voce semplicemente buttandomi e lasciandomi andare ma sarebbe davvero  utile riuscire in futuro a tornare a studiare in modo sistematico.

Il gear che proponi fra pedali e pedalini mi disorienta parecchio e lo trovo intricatissimo: ricordo la tech rider che mi proponesti quando eri in Italia… A quali pedali non rinunceresti e che consiglieresti ai nostri amici chitarristi?

Sì vero sono sempre stato un maniaco dei pedali e il mio setup ne ha risentito nel corso degli anni. La cosa più importante rimane una buona chitarra, un pickup magnetico in associazione a qualunque altro microfono o sensore a contatto in grado di riprendere il suono percussivo della cassa e una buona equalizzazione.
Occorre essere ben preparati ed offrire un suono il più pulito possibile al tecnico del mixer. Io spendo un sacco di tempo facendo prove del suono nel mio studio: il soundcheck prima del concerto non deve diventare una prova generale o una jam di esercizio. Il soundcheck deve essere un momento di identificazione di alcuni problemi che può avere il sound nella location e limare questi problemi in modo da fornire il miglior suono possibile all'audience.

Uso la mia chitarra Cuntz signature, un pickup Angel della DiMarzio e diversi piezo per il suono della cassa in diverse posizioni. Nel passato ho usato un MXR EQs ma ora sono passato ad un QSC Touchmix 16. Ha una funzione di equalizzazione potente ed altri processori di segnale così posso ridurre il numero di pedali sul palco per scolpire gran parte del mio sound.
Il mio ampli per chitarra acustica è uno Hughes&Kettner Era che uso come monitor da palco.

Hai parenti con un talento musicale? Le tue capacità sembrano davvero innate e legate al DNA.

La mia è la quinta generazione di musicisti nella mia famiglia. Tutte le settimane lavoro con mio fratello Jyri che ha giocato un ruolo fondamentale anche nella stesura dei miei lavori da solista. Con lui e la mia sorella maggiore Soila abbiamo un trio chiamato "Tuulantei Group" col quale proponiamo musica di mia nonna Martti Pokela che è stata una musicista folk di grande influenza in Finlandia.

Sei mai stato a suonare in Italia dopo il mio invito del 2010?

Non mi è più capitato dal 2010 di farlo. Sono passato a fare delle vacanze in Italia o chiuso in aeroporto di passaggio ma davvero mi manca l'atmosfera di quel Festival e siete stati tutti molto carini con me.
Mi piace molto Roma e spero di tornare a suonare in Italia e condividere con tutti  la mia musica e... un buon espresso!


Qui abbiamo l'inizio e un parziale sviluppo di "Stomp" un brano top dei concerti di Petteri la trascrizione completa la si può trovare sul suo sito.

Sentiamo cosa ci dice Petteri di questo brano.

Stomp è un brano influenzato da Aerial Boundaries di Michael Hedges. Diverse sezioni del brano presentano diverse tecniche: dal tapping al percussive fingerstyle all'uso di una tecnica più classicheggiante ed ortodossa. Costruito partendo da una piccola cellula musicale che diventa sempre più grande.

La parte che trovate trascritta usa la mano destra per il tapping and una sorta di ghost notes da eseguire con leggerezza con la mano sinistra.

Occorre mantenere le dita della mano sinistra dritte come le bacchette della batteria e percuotere le corde sulla tastiera in modo leggero. È una tecnica molto usata dai bassisti slap e consiglio un'action della chitarra molto bassa per una buona esecuzione.

Nella seconda parte del PDF ho inserito le battute da 29 a 31 (ad 1 minuto e 08 secondi del video): questo di Petteri è un brano molto impegnativo, a me interessa proporti queste battute iniziali per capire come coordinare il tapping della mano destra con un leggero suono ribattuto delle dita della mano sinistra che rispondono ritmicamente eseguendo chokes (hammer on from nowhere) sulle corde indicate in tablatura.
Devi mantenere costante la coordinazione ritmica fra mano destra e sinistra. Infine devi leggere e imparare a inserire sempre con la mano sinistra (e nei momenti in cui non è impegnata a fare i chokes) questo piccolo riff di basso molto moderno e intrigante.

Ricordo a tutti voi che il brano "Stomp" e molti altri che andremo ad analizzare è anche nella mia playlist Spotify Action! On Acoustic Guitar.

Petteri Sariola Official Website


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