Lorenzo Venza, chitarrista senza scheletri nell'armadio

Lorenzo Venza, chitarrista senza scheletri nell'armadio

Lorenzo Venza è uno dei chitarristi virtuosi più noti in Italia, da anni nella scena musicale nostrana e per molti colleghi un riferimento tecnico e compositivo.

Definire Lorenzo in poche parole non è impresa che posso o che voglio fare, ma è utile sapere cosa forma un artista di questo tipo e quali sono le sue ispirazioni e i suoi modi di interpretare quei riferimenti.
Quindi direi di lasciare la parola a lui, che ha risposto a qualche mia domanda.

Come nasce il Lorenzo Venza chitarrista?

A volte penso che debba ancora nascere! *risate*
Credo che tutto sia avvenuto per gioco, come per molti: avverti che ascoltare musica non ti basta più e inizi a suonicchiare una chitarra elettrica economica, cercando di riprodurre ad orecchio sia i riff dei pezzi che ti piacciono, sia i suoni che ti girano in testa. Essere nato in una famiglia in cui la musica - di ogni tipo ed era, ma sempre ottima- non è mai mancata, è servito non poco al tutto.

Quando è stato il momento in cui hai capito di dover investire tutto sulla musica?

Probabilmente è avvenuto quando ho capito che non valeva la pena sacrificarsi per fare altro di diverso da quello che penso di saper far al meglio: consiglio a tutti i giovani musicisti, nei periodi di poco lavoro o prima che la musica diventi un lavoro, di provare a fare altro, fosse solo per capire quanto si è fortunati a lavorare con quella che è la propria passione.
Sicuramente anche vedere una certa risposta delle persone a ciò che facevo e notare che la musica fosse presente in ogni aspetto della mia vita, sono stati fattori importanti per comprendere meglio le mie scelte.

Quali sono i tuoi riferimenti stilistici?

Una domanda a cui non è facile rispondere...! Amo veramente tanti artisti e non certo solo chitarristi; potrei citare Bach e Beethoven per il mondo classico, Coltrane e Corea per il Jazz, Beatles e Stevie Wonder per il (super) pop, Metallica, Megadeth e Dream Theater per le sonorità più heavy, King Crimson, Pink Floyd e Porcupine Tree per il progressive, Sakamoto e Morricone per le colonne sonore, Pino Daniele e Fabio Concato per la nostra musica d'autore... ma la lista è lunga.

Per quanto riguarda il "reparto chitarre" potrei dire, in ordine cronologico di importanza per me, Brian May, Slash, Hendrix, Gary Moore, Jeff Beck, Joe Satriani, Steve Vai, Yngwie Malmsteen, Shawn Lane, Greg Howe, Brett Garsed, Eric Johnson, Allan Holdsworth, Andy Timmons; nel versante più Jazzistico/blues, Pat Metheny, John Scofield, Wes Montgomery, Robben Ford, Larry Carlton, Oz Noy.

Come è nata la tua collaborazione con Mezzabarba Custom Amplification e Schecter Guitars?

Conoscevo Pierangelo Mezzabarba da tempo e apprezzavo il suo lavoro nell'ambito dell'amplificazione, sempre in continua ascesa. Il colpo di fulmine c'è stato alla prima presentazione live del brand Mezzabarba, entrato in parallelo al già esistente Masotti Guitar Devices: nel giro di pochi mesi avevo la mia MZero Overdrive, credo una delle prime 10 in assoluto, con cui ho suonato tantissimo in giro e ho fatto due dischi. Non mi stancherò mai di quel sound!

Per quel che riguarda Schecter, tutto è avvenuto dopo aver provato una Custom Shop del mio grande amico e ottimo musicista Giacomo Paradiso: conoscevo da anni il marchio e mi sono sempre sempre piaciute quelle chitarre, ma dopo aver provato una di quella serie, non ho potuto resistere!

L'endorsement Schecter è avvenuto tramite il distributore italiano Gold Music, azienda italiana con cui mi trovo benissimo, grazie a persone e ottimi professionisti come Gabriele e Giovanni Capogna, Giuliano Tricarico e Michele Bellin.

Quali sono stati i capisaldi della composizione del tuo lavoro solista Liquid Sky?

La composizione è una brutta gatta da pelare: ogni volta che ti siedi a tavolino per scrivere, non stai facendo mai qualcosa di realmente nuovo e, spesso, quando non sei nella condizione di poter suonare o mettere nero su bianco delle note, sei sommerso da nuove idee che sembra arrivino dal nulla.

Quindi i miei brani sono per lo più scritti a partire da temi che nascono cantando e da idee che cerco di tirar fuori scrivendo direttamente le note al pc, in un secondo momento subentra la chitarra. Molti dei pezzi sono stati provati e limati con la band e poi registrati ed, in seguito, ulteriormente riarrangiati con altre chitarre ed una scelta più oculata di suoni e parti.

Sono brani scritti in periodi diversi della mia vita: sicuramente il lavoro teso al rendere uniforme il sound è stato abbastanza impegnativo.

Cosa non deve mancare oggi al chitarrista moderno?

Le stesse cose del chitarrista "antico", più home recording e conoscenza del web: i tempi cambiano e cambieranno sempre più in fretta e, proprio per questo, non bisogna farsi travolgere da ogni nuova tecnologia, tendenza o nome di riferimento.
Essere sé stessi, senza scheletri nell'armadio e zone d'ombra, dovrebbe essere la base dell'essere un musicista, in un mondo musicale sempre senza più alcun centro definito.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sto lavorando ai brani del nuovo disco e sono molto contento per quello che sta uscendo fuori. Continuo a suonare live con il mio trio, composto dagli ottimi Alessandro Patti al basso e Iacopo Volpini alla batteria.
C'è un nuovo progetto didattico in arrivo, continueranno anche le mie clinic in giro, nonché i miei regolari corsi presso Total Guitar Academy e PercentoMusica a Roma.


Commenta