Doppio batterista per il nuovo album del progetto Hanormale

Doppio batterista per il nuovo album del progetto Hanormale

Due batteristi estremi, Mox Cristadoro e Marco Zambruni, si interrogano a vicenda sul drumming sfoggiato su Reborn In Butterfly, ultima follia targata Hanormale.

Uscito il 18 gennaio per la Dusktone, Reborn in Butterfly è l'ultima fatica discografica a firma Hanormale, nome dietro cui si cela il polistrumentista, ingegnere del suono e  produttore Carlo Meroni, aka Arcanus Incubus, creatore e coordinatore di un ensemble cangiante e imprevedibile. Dopo Oni Monogatari (2010) e Amaterasu Omikami (2015), il particolarissimo e assolutamente poco convenzionale black metal di Hanormale si è arricchsce quindi di un nuovo capitolo, la cui idea di base "viene dal Chaos", per citare le parole del demiurgo Arcanus Incubus, il cui modo di comporre sovverte la logica in genere prevalente quando si tratta di scrivere musica. 

Si parte infatti da alcune sequenze ritmiche di batteria, cui vengono poi aggiunte le altre parti strumentali, le voci voci e gli effetti. Nel caso di Reborn In Butterfly, Mox Cristadoro (MonumentuM; Christadoro) è stato incaricato di creare le ritmiche guida, liberamente ispirate dalla lettura di parole 'trovate' aprendo a caso un vocabolario della lingua italiana, divise in sillabe, quindi tradotte e trasformate in groove e fill di batteria su un kit convenzionale.
A questa base si è aggiunto un altro drummer estremo, Marco Zambruni (BraiNwasH), chiamato a improvvisare su un'originalissima batteria (concepita nel lontano 1993), composta da due casse e ben 8 rullanti,  arricchita da un set di soli piatti china e crash.

Marco Zambruni e Mox Cristadoro hanno accettato di buon grado l'idea di intervistarsi a vicenda per parlare del lavoro svolto sull'ultimo album di Hanormale. Testimone del dialogo il maestro Giorgio Di Tullio, che ha voluto a sua volta rivolgere una domanda  a Zambruni a proposito del suo insolito set. Ecco cosa ne è venuto fuori.

Mox Cristadoro: Marco, da veterano del drumming estremo, com'è vivere la propria vita in blast beat?

Adrenalinico, e più lo faccio più lo rifarei: è come una sostanza stupefacente, solo che invece di danneggiarti, più ne fai uso e più ti fa effetto e senza danni collaterali, ma con tanti benefici. Ti rende più performante in una costante sfida con te stesso per vedere fino a che punto puoi spingerti. Per me è sempre stato molto stimolante.   

Marco Zambruni: Ora che il CD di Hanormale è uscito, posso rivelare che la scelta del batterista che suona accanto a me non è sembrata tanto casuale. O sbaglio? 

Per quanto ritenga me stesso una sorta di incapace sotto il profilo tecnico, ho vissuto il privilegio, diciamo dal 1984 in avanti, di prestare il mio operato come batterista, ma anche come regista o 'aiuto regista', nel concepimento di svariati dischi e su diversi palchi. Mi definirei un musicista 'emotivo' più che virtuoso, e ammetto che, dalle situazioni di improvvisazione alle partiture definite, qualche piccola soddisfazione sono riuscito a togliermela.
In ogni caso, i nomi nei quali ho orgogliosamente militato sono tutti piuttosto underground e abbastanza eterogenei: Crash Box, MonumentuM, Carnival of Fools, Santa Sangre, Govinda HC Project, La Crus, Furious Party, Incudine, il mio progetto Christadoro e persino una multiforme ed estemporanea goliardica cover-band legata all'indimenticata emittente ROCK FM.

M.Z.: Bene ora che hai rivelato a tutti chi sei, racconta cosa ti ha trasportato sotto i microfoni di Arcanus Incubus…

Si è trattato di quell'intesa immediata che si instaura tra creature simili, ossia che condividono affinità nelle attitudini artistiche. Il tutto è avvenuto a un'esibizione degli Incudine (l'ultimo gruppo HC di cui faccio parte), presso il club Centrale di Erba, rinomato locale del nord Italia dove Carlo è fonico residente.
Ricordo che il LA è scattato all'ascolto di un brano firmato Steven Wilson, musicista inglese che tutto il mondo stima. Dopo oltre un anno da quel primo incontro mi sono ritrovato sul seggiolino della batteria, in studio con lui…

Mox Cristadoro: Marco, questa volta hai suonato una batteria di tua concezione composta da ben otto rullanti: perché?

Perché è da i primi anni '90 che volevo farlo, ma capirai anche tu che era troppo presto per realizzare un progetto cosi ambizioso, viste le possibità che si avevano ai tempi. Ma finalmente con Hanormale, quando si è cominciato a pensare al terzo disco, ho avuto la possibilita di realizzarlo. Ora è l'idea di una batteria 'normale' per i prossimi lavori che mi sembrerebbe 'anormale': a me è sempre sembrata  anormale tutta questa normalità che mi circonda.

M.C.: Ok, ora però dicci come e con cosa hai creato questa mostruosa creatura…

Ho fatto sfoggio di tutti i miei rullanti, dal primo - comprato nel 1992 - all'ultimo, tutti con pelli Evans gia 'rodate' in vari stadi. Insieme alle cordiere Puresound rappresentano un combo perfetto, oltre a coprire molti range, che era ciò di cui avevo bisogno. Piatti UFIP, ma solo Crash, China e Ice Bell di varie serie e misure, il tutto montato su un bel tappeto di due casse: quelle non potevo proprio sostituirle con due rullanti…

Mox Cristadoro Mox Cristadoro

Giorgio Di Tullio: Marco, tutto questo per una questione di ricerca sonora?

Sì, esattamente Presidente Giorgio! Ho cercato la sorgente di suono più esclusiva possibile con cordiere e risonanti nuove, per esaltare al meglio le diversità dei rullanti e delle pelli diverse usati in tempi e modi differenti negli anni. Quindi ora, anche volendo, non si potrebbe più ricreare lo stesso suono esclusivo che siamo riusciti a creare in studio.

Marco Zambruni: E invece, Mox, come si sono svolte le registrazioni delle tue parti di batteria?

In anni di esperienza in studio mi è anche capitato di incidere tracce, poi pubblicate sui dischi, senza alcuna guida (completamente a memoria), oppure di registrare le mie parti di batteria definitive su chitarre e bassi guida già finali e pre registrati su una traccia di batteria programmata elettronicamente… Ma mai mi sono confrontato con la bizzarria alla quale Arcanus Incubus mi ha sottoposto: nessuna musica, innanzitutto.
Apertura di una pagina a caso del vocabolario della lingua italiana da cui selezionare una parola sempre a caso; scansione in sillabe della suddetta parola e successiva traduzione a mia libera interpretazione di un groove di batteria, scomposto su tom, piatti e ovviamente cassa, rullo e charlie… Da queste linee ritmiche è partita l'edificazione dei brani sulla gran parte dell'album.
Ritengo opportuno che questo modo di procedere sia reso noto, perché trovo che il disco abbia, all'ascolto, un impatto come fosse stato realizzato da una band convenzionale.

Marco Zambruni Marco Zambruni

M.Z.: Adesso che anche le tue parti di batteria sono nel CD, mi dici come ti sei trovato con Carlo Meroni dall'altra parte del vetro come sound engineer e produttore?

È ovvio che abbia trovato il suo approccio geniale, dal momento in cui ho ascoltato il risultato finale: la sua idea di incastro tra le due batterie è assolutamente funzionale e tutti gli ingredienti che compaiono negli arrangiamenti dei brani, per quanto eterogenei, rendono il tutto molto più interessante.

Mox Cristadoro: Come si è svolto invece il processo di registrazione delle tue parti di batteria rispetto al precedente album Amaterasu Omiami?

Be', il processo di registrazione di Amaterasu Omiami era stato più unico che raro nel  senso più ampio del termine, visto che si era trattato di una sola take di 40 minuti ininterrotti di traditional blast, che mi hanno messo in uno stato di trance. Ma devo dire che ci sono state delle affinità riguardo alla take di "It Is Happening Again", anch'essa realizzata dall'inizio alla fine - come si può vedere nel video - per non perdere la parte organica del brano.
Anche in questo caso, dopo aver passato tutta la notte a montare la batteria, ero in uno stato di 'sospensione onirica', dato che non abbiamo dormito neanche un minuto e, finito di settare il drumset, ho iniziato subito a incidere.
È stata un'esperienza molto intensa, ma è sempre cosi con Carlo, e ora lo sai anche tu per esperienza personale.

Mox Cristadoro: Il nuovo album del progetto Hanormale vede delle modifiche nella formazione: com'è stato il confronto con i nuovi musicisti impegnati in Reborn In Butterfly?

Direi, in una parola, stimolante. L'idea di fondere musicisti con approcci opposti nello stesso brano ed entrare nelle loro parti mantenendo il mio stile mi ha dato molta carica nel suonare le mie parti. Anche se è sempre un salto nel buio registrare per il progetto Hanormale, avevo fiducia cieca nei musicisti selezionati da Carlo.

M.C.: Marco, sei lo storico batterista dei Brainwash, tra le prime band grind core in italia e la prima a varcarne i confini: ci sono novita su quel fronte?

Ovviamente sì. Più il tempo passa più le cose devono rimanere vive, il ventesimo anniversario dell'Obscene Extreme ne è una riprova: tornare a suonare allo stesso festival dopo 20 edizioni, avendo partecipato alla prima nel 1999, è stata decisamente.
Un'esperienza mai provata, come rivedere in quatro giorni tutte le band con cui ho suonato negli ultimi 20 anni proprio lì dove suonammo la prima data all'estero nel 1997, specialmente avendo per la prima volta su quel palco quella che sarà la seconda voce femminile nei nostri prossimi live.

Marco Zambruni: Per quanto riguarda il tuo futuro, invece? Credi ci sarà la possibilità di poter assaporare un nuovo disco dei MonumentuM con te dietro le pelli, Mox?

Non è mia abitudine escludere le possibilità che la vita potrebbe inaspettatamente presentarci; tuttavia, per una serie di motivazioni logistiche, la vedo ardua. Non nascondo di averci pensato più volte nel corso degli ultimi anni, ma il tema delle reunion mi suona sempre un po' controverso.

Mox Cristadoro: Ma alla fine, Reborn in Butterfly che diavolo di disco è?

Geniale, da antologia, in modo particolare di questi tempi, in cui ci sono sempre le stesse formule. Almeno ogni tanto è nostro dovere dare un'alternativa a chi è annoiato del 'copia e incolla' da CD a CD. Hanormale ha tre dischi all'attivo, da collezionare per divertirsi a vederne la mutazione: decisamente lascerà buone speranze per il futuro.

Marco Zambruni: Ti faccio la stessa domanda, ossia alla fine di tutto ciò, Reborn In Butterfly che diavolo di disco è?

Sostanzialmente un esperimento folle, ma realizzato con enorme lucidità. Detta così suona come una palese contraddizione, un paradosso, però ritengo che chiunque debba provare ad ascoltarlo, senza pregiudizi, per poi trarre le proprie personali conclusioni.  A me è piaciuto e oggi non è cosa da poco, credetemi.


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