Il panico del musicista

Il panico del musicista
Il tempo che abbiamo a disposizione per studiare spesso cerchiamo di suddividerlo tra tecniche di ogni tipo, teoria, armonia e chi più ne ha più ne metta; una cosa a cui pochi di noi però dedicano del tempo è la gestione delle emozioni, per il quale é necessario crearsi un vero e proprio percorso interiore per imparare a gestire i nostri stati d’animo, sia positivi che negativi, che si creano in diverse circostanze, come durante lo studio o davanti ad un pubblico.
Dobbiamo imparare a dare il meglio di noi stessi in ogni situazione, il 100% delle nostre capacità tecniche ed artistiche! Durante lo studio a casa, credo che la cosa più importante sia riuscire ad arrivare ad un fase di rilassamento costante, anche nei pezzi più difficili, nell’incontrare incontrare una qualsiasi difficoltà.
Suonare nervosi, magari perchè non si arriva subito ad un risultato sperato, crea solo tensione muscolare e di conseguenza una postura deleteria per il nostro fisico (questo vale anche per chi durante lo studio, magari di un pezzo impegnativo, stringe i denti o tiene in tensione le spalle).

Può crearsi tensione anche in studio di registrazione. Chi si è già calato in questa realtà sicuramente avrà in mente l'ansia provata nei primi take e la paura di sbagliare. A volte vedendo ragazzi che registrano o che suonano dal vivo mi accorgo che in questi momenti si ha paura perchè la nostra "immagine", cioè quello che vogliamo apparire agli occhi della gente e quindi il nostro modo di atteggiarci, potrebbe venir messa in pericolo facendo errori di qualsiasi tipo. Crescendo professionalmente si comincia a notare che tutti sbagliano, anche i più grandi e anzi, da alcuni errori possono nascere situazioni simpatiche e anche delle bellissime creazioni.

Il problema più grande riguardo alla gestione dei nostri stati d'animo, a mio avviso, è la performance live, sia mentre si svolge il concerto, sia durante tutta la preparazione, compreso il soundcheck.
Quanti di noi sono saliti sul palco la prima volta senza sentire il solletico allo stomaco o le mani che tremano? Chi più e chi meno ci siamo passati tutti e non solo la prima volta.
Questo vale sicuramente anche per quelli che riteniamo degli esempi che fanno il tutto esaurito ai concerti negli stadi.
Dobbiamo puntare molto sui preparativi del concerto, avere da subito durante il soundcheck un suono che ci soddisfi appieno e questo può risultare difficile se siamo esageratamente agitati. Questa agitazione può anche spingerci purtroppo a berci qualche alcolico di troppo.

Si pensa che l'alcol in queste situazioni ci sia di aiuto. Infatti questo mito è stato per anni alimentato dal vedere molte delle nostre rockstar preferite salire sul palco diciamo non proprio in condizioni ottimali e si è sempre associato l'alcol (e altre sostanze) al mondo della musica (Rock in particolar modo).
Ancora oggi molti ragazzini ci cascano credendo che sia di aiuto bere prima di un live per “darsi coraggio” e purtroppo questo succede spesso e volentieri non solo a loro ma anche a molti musicisti navigati.
La verità è che in realtà non ci aiuta per niente, perché se la sensazione è quella di “spaccare il mondo”, la realtà è che siamo più agitati di prima (l’acol la crea l’eccitazione!), con i riflessi meno pronti e un’attenzione sotto la nostra soglia ottimale; sicuramente quindi ci sentiremo dei leoni, ma non riusciremo a dare il meglio di noi stessi e a ricordarci lucidamente i momenti migliori della nostra esibizione. Il nostro compito sul palco è suonare bene, non sentirci delle rockstar!

Il problema secondo me sta tutto in una serie di vere e proprie “paranoie”, mille pensieri che attraversano la nostra mente tutti insieme a velocità della luce creando così un vero e proprio stato di ansia totale prima di qualsiasi nostra esibizione.
Si pensa che il pubblico stia aspettando solo un nostro errore per poterci giudicare male, ma ragionandoci sappiamo che non è assolutamente così!

Mai salire sul palco con un solo strumento, cerchiamo sempre di avere anche una strumentazione di riserva (anche economica va bene); una cosa che non tutti fanno è la manutenzione dello strumento prima di una serata, ma é importante controllare che la nostra "ascia da guerra" sia pronta per affrontare la battaglia, per evitare spiacevoli imprevisti, magari nel bel mezzo della canzone più importante.
Facciamo poi il giusto riscaldamento fisico e concentriamoci sul rilassamento mentale, che può anche essere semplicemente costruito nei minuti prima del concerto passati assieme al nostro gruppo o da soli in perfetta calma (evitate di aggirarvi per il locale con un bicchiere in mano, oltre ad essere controproducente per la concentrazione, annulla totalmente il vostro “appeal” sul palco).
Se dovesse capitare comunque qualche imprevisto è importante affrontarlo a sangue freddo e magari con la giusta dose di ironia, ma allo stesso tempo bisogna essere svelti nel cercare di risolverlo e mai facendosi prendere dal panico!

Gestire tutte le emozioni, non significa assolutamente sopprimerle e cercare di rimanere indifferenti a tutto quel che succede, non ci si godrebbe un bel niente del concerto o della registrazione di un pezzo, non ci sarebbe sentimento in quello che facciamo. Se non impariamo a gestire queste emozioni, in alcuni casi saranno loro a gestire noi e a mettere a rischio la nostra performance. Il controllo permette di divertirsi senza essere schiavo di reazioni impreviste e in questo la sicurezza in se stessi conta moltissimo.
Se si è sicuri di sbagliare, sarà molto più facile sbagliare davvero...
Essere preparati tecnicamente è importante, ma è molto importante anche imparare a gestire i nostri stati d'animo e a trovare i giusti "trucchi" per affrontare un live o una qualsiasi performance, perchè vuol dire anche farsi apprezzare dal pubblico, divertirsi, e per un musicista questa è una delle soddisfazioni più grandi del mondo!

Renato Corti