HDR #3 - I microfoni: cenni di base!

HDR #3 - I microfoni: cenni di base!
Ciao a tutti, come abbiamo detto, tutti i microfoni sono dei trasduttori, cioè degli apparecchi che trasformano una grandezza fisica in un’altra: le onde di pressione sonora in segnali elettrici. La differenza fra i vari modelli di microfoni sta proprio nel “sistema” che utilizzano per compiere questa operazione. Non scenderò nei particolari “fisici” dato che presupporrebbero alcune conoscenze fisiche non così “comuni”.Dando comunque un approccio molto “easy” e di facile comprensione a questi articoli cerchiamo di capire, nella pratica, cosa differenzia i due tipi più famosi ed utilizzati di microfoni:
  • Dinamici: utilizzati di solito per sorgenti sonore “rumorose” come ad esempio i cabinet/tamburi. Anche se non è proprio corretto dirlo, consideriamo i dinamici come microfoni meno sensibili e quindi più adatti a sopportare pressioni sonore importanti.
  • Condensatori: utilizzati di solito per catturare i dettagli o l’ ”ariosità” del suono, essendo microfoni più sensibili alle variazioni di pressione sonora e quindi più attenti ai dettagli.
Pensiamo sempre, però, che siamo in un mondo in cui è vero tutto ed il contrario di tutto. Significa che c’è confusione? Assolutamente no, voglio dire che le aziende producono microfoni per dei determinati usi (spesso infatti anche sulle scatole vengono indicati consigli sull’utilizzo e sugli strumenti adatti ad essere microfonati con quel microfono) ma non è detto (ed è storicamente provato) che non si possano ottenere risultati fantastici con un po' di ingegno e sperimentazione. Ad esempio, molti fonici utilizzano dei condensatori tipici per le voci sulla cassa della batteria, cosa “concettualmente” errata ma che può risultare invece una scelta geniale in grado di restituire una sonorità precisa e definita.È chiaro che per fare queste prove vanno considerate alcune cose: insieme alla tipologia del microfono è importante tener conto e conoscere:
  • Risposta in frequenza: parlando sempre praticamente, il grafico della risposta in frequenza ci indica quanto è sensibile il microfono a determinate frequenze. Analizzando diversi microfoni e le loro risposte in frequenza possiamo quindi capire ed immaginare come “suoneranno” sulla nostra sorgente. Per esempio un microfono con una scarsa “reattività” (sensibilità) sulle medie/medio-alte non sarebbe il massimo per microfonare un cabinet per chitarra, essendo le medio/medio-alte le frequenze principali dello strumento in questione. Allo stesso modo però, un microfono “scarso” sulle medie ma “forte” sulle basse potrebbe essere invece indicato per microfonare un cabinet per una chitarra di una band senza basso! Insomma, è importante sapere cosa vogliamo registrare; in base a questo e alla risposta in frequenza potremmo capire e dedurre molte cose.
  • Sensibilità: indica appunto quanto un microfono sia sensibile. Il valore è direttamente proporzionale alla sensibilità.
  • Max SPL (sound pressure level): è espresso in dB ed è un dato che ci dice quanta pressione sonora è in grado di “sopportare” il nostro microfono prima di distorcere. Per questo motivo molti microfoni a condensatore hanno il pad a -10/-20dB (abbassano l’uscita del pedale dei dB indicati).
  • Direzionalità: espressa attraverso le figure polari, ci indica la sensibilità del microfono in base  alla direzione di provenienza della fonte sonora. Le figure polari principali sono Omnidirezionale (sensibilità indipendente dalla provenienza), Bidirezionale (il microfono è meno sensibile ai lati), Cardioide (sensibilità bassissima per i suoni provenienti da dietro, la figura chiarisce il motivo del nome), SuperCardioide (uguale al Cardioide con più sensibilità dietro), IperCardioide (ancora più sensibile nei suoni provenienti da dietro rispetto al super).
Queste informazioni ci aiuteranno a comprendere la natura e le possibilità di applicazione pratica dei microfoni.Giacomo Pasquali

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