La dominanza del dominante, tra Schönberg e Ulisse

La dominanza del dominante, tra Schönberg e Ulisse

L'articolo si dipana in una sdoppiata analisi: l'empirica e l'intrinseca. L'analisi empirica del dominante parte dalla constatazione delle note che compongono l'accordo, degli intervalli impliciti che ne danno il volto sonoro.

La dominanza del dominante, tra Schönberg e Ulisse

Bene è porre tanta attenzione al secondo intervallo che parte dalla terza dell'accordo e alla triade che si determina di Bdim.

La dominanza del dominante, tra Schönberg e Ulisse

Il generatore di moto si trova nella dissonanza di quinta bemolle tra SI e FA. L'atto risolutivo è lo scioglimento del nodo istituito da questo intervallo, cioè l'azione distensiva di una dissonanza che si dissolva in un'assonanza. Il modo per ordinare di nuovo la transitoria stasi è il risolvere il FA verso la terza dell'accordo di risoluzione, cioè il MI del Cmaj7.

La dominanza del dominante, tra Schönberg e Ulisse

"A dire il vero l'espressione 'dominante' per il V grado non è del tutto corretta, perché tale nome fa pensare che questo accordo ne 'domini' uno o più di altri... Il nome di 'dominante' si giustifica di solito con l'affermazione che il primo grado viene introdotto dal quinto, per cui quello sarebbe una conseguenza di questo".

Entro tali autorevoli parole pronunziate da Schönberg si rendono manifeste sia una fumosa incertezza, sia un tentativo di chiarezza.

Da una parte si desume che il dominio (strutturale) di un brano è tutto nelle mani della tonica, che io oso chiamare Itaca, cioè quel ritorno alla patria sospirata a seguito di burrasche esperienziali di tipo sonoro (i metodi armonico-narrativi sono vasti e vari, ma canonicamente nello spazio delle prime misure è presente la tonalità, dalla quale poi seguita il viaggio in cui si verifica l'allontanamento da essa, finché sul finire si riprende la via  del viaggio del ritorno, il rimpatrio tonale: dalla cui struttura evidentemente si rende palese l'affinità elettiva con il racconto); dall'altra si concepisce il tentativo di accostarsi alla significazione di un dato di fatto, ovverosia che il quinto grado prende inequivocabilmente il nome di dominante.

La dominanza del dominante, tra Schönberg e Ulisse

Ad ogni modo non viene portato a termine l'interrogativo che ne è sorto, difatto nel seguito della scrittura di Schönberg non prende parte ai detti alcun bagliore chiarificatorio. Dopo aver letto il libro di cui sopra, per lungo tempo non ho contratto requie riguardo a questo punto, alla vaghezza del tentativo di replica, contrastante molto la sagacia del restante straordinario della trattazione, e ne è nato che nella mia coscienza la domanda non si è mai addormentata del tutto.

Soltanto la pratica d'ascolto mi è risultata valevole a conseguire quell'esito, cioè quale significazione fosse incatenata a questo ruolo patriarcale del dominante e per conseguenza quale causa essenziale avesse indotto gli studiosi all'affidamento di una tale nomea per un accordo che numericamente non ha l'orgoglio e la gloria di primo, ma di quinto.

Il fondamento che dà linfa alla musica non si trova mai lontano dai fenomeni vitali, fuori di questi l'arte è art pour art, cioè un processo estraneo, una stortura senza intenti naturali o naturalistici, ma artificiosi, vani e accessori.

La forma e la fantasia, in mezzo all'innumerevole guardaroba di componenti che formano la vita umana e non umana, concorrono al ruolo dell'arte di porsi dentro la vita. In tal caso, per modo di esempio, il linguaggio definito, identificabile del bebop entra nell'esperienza di forma della vita, ossia è la rifrazione diretta di una componente dell'esistenza che è quella appunto della forma, del morfo delle cose, contrariamente un linguaggio senza forma confligge con la nostra esperienza di forma che abbiamo desunto e che mai ci arrestiamo di desumere dal mondo come esperienza interna al quotidiano.

La dominanza del dominante, tra Schönberg e Ulisse

Fa parte dell'impossibile concepire qualcosa senza forma, ognuna ne ha una, e l'uomo avendo desiderio redentivo di un'armonia delle cose tenta sempre di raggiungere traverso essa la forma più armonica. C'è da dire che questa concupiscenza di armonia nella storia umana ha anche prodotto una contraffazione dell'essere, svegliandone idoli onirici.
Come fecero i fantasiosi novellieri di un tempo, che segregarono la totalità dell'esperienza e ne ritagliarono soltanto un particolare, cioè quello più benevolo e più fantastico, tenendo fuori dal coro l'universo dei caratteri intrinseci alla vita vissuta del quotidiano, musicalmente, per equiparare l'esempio, si pensi a una univoca produzione di brani con toni maggiori.
Dante come mediatore umano immise tutti i registri della vita, il desiderio di armonia faceva parte di un disegno in cui rientravano come personaggi della vita anche le contraddizioni del vivere. La vita si presenta agli occhi umani sotto le spoglie di un ossimoro, come direbbe Bufalino, un amaro miele.

L'esperienza storica ha provato all'uomo che c'è dell'armonia pure dove sembra che essa sia assente, come nel terreno musicale, dove quel che era rinnegato fu assunto ed eletto come essenziale ( si pensi alla terza, che fu nota vietata per molto tempo, oggi  divenuta indispensabile).
Anche l'armonia del mondo è più estesa, essa è anche nella fine, concetti di bello e brutto sono puramente umani, la Natura di tali distinzioni non se ne avvede, ma l'uomo ancora balbetta dinnanzi all'avvedersi di questa armonia più vasta. 

Per esempio, Saramago tentò lucidare le coscienze scrivendo un libro sull'intermittenza della fine (la quale può essere vista anche come estinzione della continuità), giungendo fino a indagarne le risultanze distruttive che ne seguirebbero se soltanto fosse abolito (com'è in parecchi sogni umani) questo processo naturale.
Il piacere, o l'effimero di questo che è consentito avvertirne, ha un suo marchiano volto nell'azione, nel moto o nel mutamento, e il piacere del raccontare è risultanza di questo piacere che si porta al moto.

Allora, in virtù di queste prospettive, che senso ha il dominante? Cos'è dominante? Dominante nella vita è l'attività della vita in ogni sua forma, è la storia che ognuno scrive di sé col solo atto di vivere, la storia che l'arcano essere fa evolvendosi, il tempo agostiniano che incede verso il suo compimento, dominante non è la sua stasi, che non esiste, essa è un concetto contrabbandato da cervelli estrosi in vena di vanagloria.
Musicalmente il quinto è il grado dell'attività, è il motore dell'azione drammatica, esso domina sulla tonica poiché la stasi non esiste, l'Itaca di cui sopra è una falsificazione, non si potrà certo dichiarare che Ulisse non abbia fatto più nulla una volta ricongiuntosi alla sua amata Penelope.

Cos'è il quinto grado? Il quinto grado è l'Odissea.