L'organo nel setup di un tastierista moderno

L'organo nel setup di un tastierista moderno

Bentrovati amici di MusicOff e dei tasti bianchi e neri, e benvenuti al secondo appuntamento di questa rubrica, in cui faremo la conoscenza di un'altra importante categoria di strumenti a tastiera: gli organi.

L'argomento, per la verità, sarebbe parecchio vasto, e dovremmo quindi accennare al mondo degli organi a canne, che però con il "setup del tastierista moderno" c'entrano poco (ma se andate in giro con un organo a canne, siete i miei eroi!!).
Tuttavia molti degli strumenti che negli ultimi 80 anni hanno popolato la famiglia degli organi sono in effetti stati creati spesso per sopperire alla difficoltà di trasportare o utilizzare i predecessori "nobili", in contesti dove un suono di organo fosse però necessario, ovvero l'ambito religioso.
Ed è proprio questa esigenza di fornire uno strumento anche alle piccole parrocchie statunitensi che non potevano permettersi un vero organo a canne che spianò la strada a colui che sarebbe diventato il re degli organi elettrofonici: l'organo Hammond.

L'organo nel setup di un tastierista moderno

Hammond B3 - Photo by JacoTen - CC BY-SA 3.0

Già, ho detto elettrofonici: se negli organi tradizionali il suono è prodotto da un mantice che spinge aria dentro le canne, nel caso degli organi portatili la generazione sonora è affidata a sistemi diversi, che chiaramente coinvolgono l'intervento dell'elettricità.
Nel caso dei modelli Hammond, in breve si tratta di una serie di ruote foniche che girando creano un campo magnetico, che viene catturato da dei pickup e amplificato. In altri casi, come ad esempio nei cosiddetti organi combo (Vox e Farfisa, per fare due nomi famosi e apprezzati quasi quanto l'Hammond) la generazione sonora è affidata a dei transistor.

L'organo nel setup di un tastierista moderno

Vox Super Continental - Photo by Michael Calore - CC BY 2.0

Che suono ha un organo? Dipende...
Una caratteristica fondamentale che accomuna qualsiasi modello di organo (anche quelli a canne, in effetti), è la capacità di miscelare diversi elementi, ed al musicista viene perlopiù lasciata una grande libertà di scegliere il dosaggio dei vari ingredienti del suono che vuole ottenere. 

Nei casi che abbiamo citato finora, questo controllo viene esercitato nella maggioranza dei casi attraverso delle levette chiamate drawbars, o barre armoniche. Ognuna di esse comanda un suono armonico, e la nomenclatura è basata sulle lunghezze delle canne di riferimento, espresse in piedi.
Quindi in un set di drawbars avremo ad esempio l'8 piedi come nota fondamentale, il 16 piedi (un'ottava sotto), il 4 piedi (un'ottava sopra) e così via. Consideriamo che un set di drawbars di un modello Hammond B3/C3 comprende 9 barre armoniche, ognuna regolabile su 8 posizioni (da tutto chiuso a tutto aperto), il che vuol dire, se la matematica ci assiste, che ogni set di drawbars ha oltre 250 milioni di combinazioni possibili! 

Ecco perché rispondere alla domanda di inizio paragrafo è praticamente impossibile, entrano in gioco troppe variabili. E non esistono solo le barre armoniche: i modelli più completi (come appunto i B3/C3) hanno anche un circuito di Vibrato/Chorus, ovvero una modulazione preimpostata attivabile singolarmente su ogni manuale, e un sistema chiamato Percussion, che produce un suono più incisivo del normale alla pressione del tasto, e può essere regolata in termini di altezza del suono, decadimento e volume.
Poi ci sono da considerare anche i "difetti" che la tecnologia dell'epoca ha donato a questi strumenti: ronzii tipici, interferenze tra una ruota fonica e l'altra, che sommate al suono di base già complesso danno un'idea di quanto la riproduzione odierna di queste sonorità sia complessa.

C'è anche da considerare che la maggior parte delle volte all'organo viene abbinato un amplificatore rotante, ovvero con diffusori mobili e non statici. L'esempio più famoso è il Leslie (modelli 122, 147...), con amplificazione valvolare, che presenta una coppia di trombe rotanti per gli alti e un rotore singolo per i bassi, con velocità regolabile a tre posizioni (Slow, Fast e Stop). Anche questo abbinamento aggiunge complessità al suono di un organo.

E oggi? Diciamo che quando si parla di organi in senso attuale, stiamo parlando di strumenti che non hanno tanto l'intenzione di esplorare nuovi territori sonori, ma sono più orientati verso la riproduzione delle sonorità classiche dei modelli che finora abbiamo citato.
Ecco quindi che troviamo interfacce "filologiche" che riprendono la disposizione dei comandi di un particolare modello del passato, tastiere waterfall (senza il "dentino" a fine tasto tipico del pianoforte) utili ad essere maltrattate a suon di palm slides, ma soprattutto potenti sistemi DSP che si occupano di riprodurre con accuratezza tutti gli aspetti sonori di cui abbiamo parlato finora. 

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una vera e propria escalation delle prestazioni degli organi in commercio, e possiamo dire di essere ormai arrivati ad un livello sonoro di assoluta eccellenza...e diciamolo (che ogni tanto fa bene), in questa battaglia del realismo nel campo dei "cloni" (così vengono chiamati spesso gli organi che emulano i classici strumenti del passato) il podio è affollato di produttori italiani: Crumar, DietroLeQuinte (Elvio Previati) e altri offrono prodotti di assoluto livello, apprezzati in tutto il mondo.

Bene, abbiamo cercato di condensare al massimo un argomento vasto quanto le potenzialità timbriche offerte dagli organi... ma per qualsiasi approfondimento non usate solo Google, andate dal vostro "trafficante di organi" di fiducia e fatevi un bel test drive. Potreste scoprire mondi sonori che non pensavate esistessero.

Ci vediamo al prossimo appuntamento, con un articolo speciale dedicato ad uno strumento estremamente... ehm... figo: il Clavinet.


Cover photo by Henry Zbyszynski - CC BY 2.0