La tromba di Clifford Brown sul nostro basso

La tromba di Clifford Brown sul nostro basso

Quando compose questo brano Clifford Brown ventiquattrenne era all'apice della sua carriera, prematuramente stroncata da un incidente stradale due anni dopo. 

Nonostante il suo periodo di attività drammaticamente breve ha lasciato un'impronta indelebile nel mondo del jazz, influenzando con il suo stile generazioni intere di trombettisti, e lasciando ai posteri diversi brani che divennero col tempo degli standard a tutti gli effetti. "Joy Spring" è uno di questi. 

La prima incisione risale al 1954 nell'album in collaborazione con il batterista Max Roach, al contrabbasso George Morrow, al piano Richie Powell e al sax tenore Harold Land. 

Si tratta di uno standard nelle classiche 32 misure in tonalità di Fa maggiore, ma modula nella sezione B un semitono sopra (Sol bemolle), e nella C scende per toni interi dal Sol maggiore, quindi in Fa, in Mib, torna al Solb, e risolve nell'ultima A di nuovo in Fa.
Insomma un terreno fertile per sperimentare fraseggi in diverse chiavi, rimanendo su uno schema molto fluido e coerente.

A differenza di altri soli analizzati in precedenza, in questo le frasi da studiare,"rubare" e adattare alle 12 tonalità sono davvero molte.
Ne proporrò di seguito solo alcune, tanto per farvi un'idea di che materiale fantastico ci ha lasciato in eredità Clifford Brown con questa incisione: un vero esempio di fraseggio bebop, di eleganza d'espressione e di tecnica sopraffina.

All'inizio del primo chorus troviamo un pattern che ripete nella sezione C del secondo, in cui gira attorno all'accordo maj7 partendo dalla 3a maggiore e sviluppando poi l'arpeggio discendente (batt. 3, batt 53)

Usa il raddoppio con incredibile scioltezza, appoggiandosi prima alla triade dell'accordo, e poi sviluppando un fraseggio orizzontale sfruttando un lungo cromatismo tra la 7a minore e la 3a minore (batt 17-23)

Nonostante lo sfoggio di tecnica non fa sentire la mancanza di lirismi, come a cavallo tra la C e l'ultima A (batt. 24-27)

Impossibile affermare con certezza l'uso di pattern da parte di Clifford Brown data la sua pronuncia, la dinamica e l'interpretazione ritmica, anche in passaggi piuttosto comuni al repertorio bebop come i seguenti. Ci fa capire quanto sia importante la pronuncia e l'interpretazione ritmica anche e soprattutto nel suonare frasi apparentemente semplici (batt. 40-44, batt. 62)

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