Che ampli per chitarra elettrica esistono?

Che ampli per chitarra elettrica esistono?
La chitarra elettrica non ha cassa di risonanza. Alcune chitarre possono avere qualche cavità nel corpo, anche piuttosto estese (le cosiddette "semiacustiche") che ne influenzano il suono in maniera sostanziale, ma richiedono sempre di essere amplificate per poter essere fruibili.Il segnale che esce dai pickup è piuttosto debole, nominalmente -10dBm. Richiederà quindi un circuito di amplificazione, anche per poter pilotare delle semplici cuffie.
In un sistema di amplificazione hi-fi abbiamo in genere tre elementi fondamentali nella catena di amplificazione: preamplificatore, finale di potenza, diffusori acustici (le "casse").
Nessun elemento attivo, transistor o valvola che sia, ha un guadagno così elevato da poter accettare in ingresso un segnale debole come la puntina di un giradischi e fornire in uscita i watt necessari a pilotare gli altoparlanti.
In generale poi, non è solo l'ampiezza del segnale a dover essere aumentata e sarà quindi necessaria una lunga catena di elementi attivi che amplifichino o alterino il segnale dello stadio precedente. In generale il preamplificatore eleva tutti i segnali delle varie fonti ad un livello standard ed, eventualmente, è possibile intervenire con i controlli di tono. In seguito il segnale viene sottoposto al finale di potenza che piloterà le casse.
I finali hi-fi in genere non hanno il controllo di volume che viene effettuato sul pre.
La stragrande maggioranza degli amplificatori hi-fi che ci sono nelle nostre case presentano pre e finale in un unico contenitore, i cosiddetti "amplificatori integrati" (non "a integrati" è un altra cosa...).
Esistono anche pre e finali separati, ma sono tutti di qualità (e prezzo) elevati. I puristi del suono ricorrono spesso a tale separazione perché separare i due stadi ha effetti benefici sul rumore, a condizione che i cavi di connessione tra pre e finale siano schermati a dovere.
Esistono persino lettori CD di categoria elevata che presentano lettore e convertitore DA in chassis separati.

Nell'amplificazione della chitarra elettrica le esigenze sono diverse e diversa è la funzione cui deve assolvere il pre. Il segnale del pickup è di volume relativamente elevato rispetto ad altre sorgenti. Il pre generalmente eleva il segnale della chitarra dai -10 dBm a +4 dBm, ma tali valori non sono assoluti.
Alcuni pre permettono di regolare tale valore.
Nel pre il suono della chitarra viene "costruito", viene equalizzato e, spesso, distorto. Ogni pre per chitarra ha almeno un canale pulito e uno distorto. Se proprio ha un canale solo, in genere si può comunque farlo suonare da pulito o da distorto.
Nella fase di preamplificazione poi vengono aggiunti gli effetti. Dal semplice riverbero ai vari chorus, delay, flanger e via dicendo.

Alla fine il segnale ottenuto, elevato di livello e alterato a piacere viene sottoposto al finale. Il finale in genere ha un guadagno prefissato e il volume viene regolato dal pre.
Fanno eccezione i finali in formato rack. Sono spesso stereofonici e sovente sono dotati di controllo di volume per ogni canale ed eventualmente di altri controlli come vedremo più avanti.
Teoricamente il finale dovrebbe amplificare il segnale del pre senza introdurre altra alterazione che aumentarne l'ampiezza. In pratica i finali ci mettono "del loro" eccome. In ambito chitarristico non si insegue l'alta fedeltà ed i finali vengono costruiti in modo da caratterizzare ulteriormente il suono.
La cassa (o cabinet) infine, trasforma il segnale elettrico ad alta potenza in movimento alternato del cono di ogni altoparlante presente, mettendo l'aria in vibrazione e producendo quindi il suono che verrà infine captato dalle nostre orecchie.

Vi sono vari sistemi di amplificazione diversi, ognuno adatto a necessità differenti. Combo E' la soluzione più datata. Si tratta di una cassa che integra al suo interno preamplificatore, finale ed altoparlanti.
Si va dal combo economico per uso casalingo al combo valvolare del costo di parecchie migliaia di euro. E' una soluzione pratica, forse la più diffusa tra i chitarristi. Offre come vantaggio una certa comodità di trasporto ed immediatezza di utilizzo. Generalmente ha due o più canali ed è quasi sempre possibile cambiare canale tramite un'interruttore a pedale, spesso fornito. In genere non ha effetti ad eccezione del riverbero e, raramente del chorus. Sebbene integrati è spesso possibile utilizzare solo una parte delle componenti del combo. Per saltare il pre si entra direttamente nel finale in una presa denominata "main in", "power amp", "return" o simili; oppure si può uscire dopo il pre dalla presa "pre out" o "send".
Sui modelli più grossi è spesso possibile anche usare il solo cabinet, come fosse una cassa oppure aggiungere un secondo cabinet oltre a quello incorporato.
Molti usano aggiungere overdrive, distorsori e effetti a pedale interposti tra chitarra ed ingresso del pre. Alternativamente possono essere posti nel loop effetti; dipende dalla situazione e da cosa vogliamo ottenere.
I combo valvolari più grossi hanno spesso due coni da 12 pollici o anche 4 da 10 pollici e sono tutt'altro che leggeri.
Il fatto poi che l'ampli sia integrato con il cabinet può causare problemi di microfonicità in quanto le valvole subiscono le vibrazioni dei coni essendo meccanicamente collegate allo stesso chassis. Testata (Head o Stack) Nella soluzione testata e cassa, il preamplificatore ed il finale sono inseriti in un contenitore mentre i coni in un altro.
La versatilità è superiore al combo per poter abbinare il cabinet preferito. Molti usano la cosiddetta "quattro per dodici", costituita da 4 coni da 12 pollici.
La testata può essere comodamente sistemata sopra la cassa che così, specie sulle 4x12, viene a trovarsi ad un altezza che ne rende piu' accessibili i controlli.
Occorre prestare attenzione al collegamento della cassa. Ve ne sono di varie impedenze, ma generalmente sono da 8 Ohm.
Molte casse però possono essere disposte in serie o in parallelo, quindi l'impedenza totale vista dal finale potrà avere valori differenti.

Per chi volesse calcolare l'impedenza di più casse collegate ecco le formule.
Per due impedenze in serie:

Rserie = R1 + R2.
Es: ponendo in serie due casse da 8 Ohm avremo
Rserie = 8 + 8 = 16 Ohm. Per due impedenze in parallelo:

Rparallelo = (R1 * R2) / (R1 + R2)
Es: ponendo in parallelo due casse da 8 Ohm avremo
Rparallelo = (8 * 8) / (8 + 8) = 64 / 16 = 4 Ohm.

Nella 4x12 abbiamo 4 coni da 8 Ohm.
La cassa ha anche 8 Ohm in quanto si ha il collegamento in parallelo di due coppie di coni in serie.
Se vi fate i conti vedrete che tutto torna.
Se le due impedenze sono identiche il conto è molto banale, se messe in serie l'impedenza totale è il doppio, se in parallelo l'impedenza totale è la metà.

Perché è importante conoscere l'impedenza della cassa?
Perché nella cassa scorrerà una corrente dipendente dalla sua impedenza. Alcuni finali lavorano con un largo range di impedenze senza problemi e senza nessuna regolazione da effettuare. Altri invece richiedono che si predisponga un selettore a seconda dell'impedenza della cassa. Se si sbaglia di configurarlo si rischia di danneggiare seriamente il finale.
In linea di principio le testate sono simili al combo per quanto riguarda regolazioni ed utilizzo. Si trova spesso lo stesso amplificatore in versione testata o combo. Preamplificatore e finale separati in versione rack E' la soluzione più moderna.
Il pre e il finale sono separati in chassis di metallo dalle misure standardizzate in maniera da poter essere montati in appostiti contenitori (Flight case).
La versatilità dei collegamenti è massima. La qualità degli apparati in formato rack in genere è da media ad alta.
I preamplificatori rack sono spesso controllabili via MIDI. I più rudimentali permettono solo il cambio canale, mentre altri danno la possibilità di impostare le regolazioni a piacere per poi salvare la configurazione in una serie di locazioni di memoria dette "patch" per poter essere richiamate in seguito tramite un foot controller MIDI.
Vi sono pre che forniscono solo suoni puliti e distorti ed altri con il processore di effetti incorporato.
Nel primo caso si possono aggiungere gli effetti acquistando uno dei numerosi processori di effetti e collegarlo in loop al pre.
I finali rack sono spesso stereofonici. Malgrado la chitarra sia monofonica, molti degli effetti sono stereo.
In genere chi preferisce la soluzione rack alla più classica testata è un chitarrista che ricerca un gran numero di suoni differenti a portata di mano e spesso gradisce che vengano amplificati in stereo.

Sulla carta sembra essere la soluzione migliore eppure la maggior parte dei chitarristi continua ad affidarsi a combo e testate. Perché?
I motivi possono essere vari e non tutti oggettivamente validi.
Vi sono due principali svantaggi dei sistemi rack che ne limitano la diffusione.
Il primo è l'elevato costo. Qualsiasi cosa venga venduta come rack finisce per costare decisamente più di un prodotto di pari qualità in altro formato.
Il secondo è la complessità. Versatilità e semplicità non vano di pari passo.
I preamplificatori MIDI ed i multieffetti spesso sono assai complessi e non tutti i chitarristi sono disposti ad investire il tempo necessario per imparare a sfruttarli a fondo. I parametri a disposizione sono così tanti, le combinazioni così numerose e l'escursione dei controlli così estesa che se non si sa esattamente come agire si finisce quasi inevitabilmente per produrre suoni di qualità peggiore che rispetto ad una buona testata.
L'investimento richiesto in tempo e denaro può essere eccessivamente oneroso; le soluzioni tradizionali sono ancora le più utilizzate. Emulatori di amplificatori a modelli software E' la rivoluzione degli ultimi anni, derivata dai guitar synth.
Il tentativo di replicare il suono tramite un sintetizzatore non è nuova. L'idea alla base di questi apparati è questa:
Un amplificatore riceve in ingresso il segnale della chitarra. Il suono non viene solo amplificato, ma anche alterato più o meno profondamente sia dal pre sia dal finale; poi viene trasformato in suono dal cabinet e ritrasformato in segnale elettrico da un microfono. Infine viene registrato.
Ognuna di queste fasi introduce trasformazioni che avranno, in misura diversa, ciascuna un loro peso nel suono registrato.
L'idea è quella di copiare il più fedelmente possibile la trasformazione che il suono subisce in questa catena (con l'esclusione dell'ultima fase, ovviamente). Per fare questo si usa un microprocessore simile a quello dei computer, ma specializzato nel trattare segnali digitali, cioè un DSP (Digital Signal Processor).
Osservando come il suono viene modificato dalla catena si scrive un software che possa ricreare il più fedelmente possibile questa trasformazione.
I risultati ottenuti sono incoraggianti e questa tecnologia è promettente. Abbiamo già fatto il paragone con la grafica 3D e tutti possono vedere quali sono stati i progressi nel corso degli anni. Anche nel campo chitarristico questa evoluzione è evidente anche se ci sembra che non si sfruttino ancora appieno le tecnologie già esistenti.
Alla prossima puntata MusicOffili!

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