Un power trio rock per una volta senza chitarrista

Un power trio rock per una volta senza chitarrista

Che belli i power trio vero? I Jimi Hendrix Experience, i Cream, i Rush... tutti con una forte presenza chitarristica ovvio. Ma c'è stato un power trio, dalla vita breve ma intensa, che la chitarra la mise da parte: i Quatermass.

La prima reazione quando si ascolta il primo e unico disco omonimo dei Quatermass è quella di non far caso all'assenza della sei corde. Tutto suona in modo assolutamente completo e solo dopo un po', vuoi anche per la mancanza di assoli, ci si rende conto che tutto ciò che riempie la scena è essenzialmente il suono di un organo, dirompente, distorto, ottimamente suonato.

Questa è la prima caratteristica che dovrebbe spingervi ad ascoltare questo album. La seconda è che è un bel disco, con alcuni ottimi singoli. La terza è che si tratta, come suddetto, dell'unica opera di una band nata e morta assai velocemente, per il più semplice dei motivi: poco successo discografico, soprattutto in casa propria (Inghilterra).
Paradossalmente, furono più conosciuti e apprezzati proprio da noi Italiani, anche se comunque con numeri non da primato.

Il disco fu prodotto dalla Harvest, la stessa etichetta di Pink Floyd e altre grandi band, nata nel grande contenitore dell'epoca di EMI. Questa label, fondata nel '69, era la diretta avversaria di altri grandi etichette dedicate al rock (progressivo e non), prima di tutto la Vertigo (proprietà di Philips) nonché della Chrysalis (votatissima al prog), della Deram, cioé le produzioni rock della Decca (storica inglese soprattutto per la musica classica) e altre.

Chissà se l'insuccesso derivò dalla copertina non proprio attraente (per quanto curiosa), da un scarso lavoro del management o della diretta concorrenza di altre band nate negli stessi anni che diventarono ben presto dei colossi. Del resto, tutti gli anni '70 sono costellati di band che hanno prodotto album meritevoli, ma che per vari motivi non sono arrivate al successo di altri colleghi.

Interessante poi notare proprio come due musicisti dei Quatermass avessero condiviso precedentemente altre band con 3 elementi della formazione classica dei Deep Purple. Insomma, a chi è andata bene, a chi meno bene.
Ma ciò non toglie che questo dei Quatermass, con tutti i limiti di una registrazione dell'epoca non proprio da audiofili, sia comunque un gran bel album rock, uno dei pochi dove non c'è un chitarrista a farla da padrone!


Commenta