Un agosto con le visioni interiori di Stevie Wonder

Un agosto con le visioni interiori di Stevie Wonder

Stevie Wonder, uno dei più grandi compositori della musica pop, soul, funk ecc. di sempre. Oggi entriamo nelle sue Innervisions.

Considerando che la nostra rubrica si fermerà per un paio di settimane, dovevo scegliere oggi un disco che potesse accompagnarvi per svariati giorni senza stancarvi mai.
Ingredienti: melodie che rimangono in testa e ti fanno venir voglia di mettere in loop i brani, groove (tanto groove), un genere musicale che anche oggi non suona "vecchio" e, ovviamente, un capolavoro da scoprire e mettere in collezione qualora non vi fosse già ben saldo come dovrebbe essere.

E allora, ecco a voi Innervisions, uno dei masterpiece della golden-era anni '70 del mitico Wonder.

Nel 1973 Stevie è un giovane ma già affermatissimo musicista, basti pensare che ha soli 23 anni e questo è il suo 16esimo album in studio. Ci sono band e artisti con vari decenni sulle spalle che a 16 album non ci sono mai arrivati...
Chiaro, la carriera di Wonder inizia da giovanissimo, praticamente da bambino. Ha 11 anni, infatti, quando l'etichetta Motown lo mette sotto contratto, dopo averlo sentito cantare in un provino una sua stessa composizione intitolata "Lonely Boy".

Fino a quando non diventa maggiorenne, il ragazzino prodigio continua a incidere singoli uno dietro l'altro, cantando spesso canzoni di altri artisti come Ray Charles. Questi singoli vanno poi a formare album interi, forse più simili a raccolte, che contengono anche b-side.

Poi però la musica cambia e non è solo un modo di dire. Nel 1972, con Music of My Mind, Wonder mette in chiaro una cosa: è finita l'adolescenza, anagrafica e musicale, ora inizia l'impegno adulto. Già questo album è un prodotto di assoluto spessore, in cui Wonder sperimenta già molto con le nuove tecnologie offerte dai sintetizzatori.
Ma è con Talking Book che arriva il successo che ne consacra da allora in poi piena facoltà decisionale su tutto, quel disco che contiene una delle hit più famose di sempre, "Superstition", scritta in origine per l'amico Jeff Beck ma poi pubblicata nel proprio disco per insistenza del manager (Jeff Beck la pubblicherà comunque nell'album in trio con Bogert e Appice).

Innervisions è un pilastro fondamentale della Black Music. Influenzerà (ancora oggi) praticamente tutti gli artisti afroamericani ma anche moltissimi "bianchi" di ogni continente.
In più, il disco è quasi da considerare un album one man band, poiché lo stesso Stevie Wonder, oltre a cantare in modo divino, suona moltissimi strumenti, quali: Fender Rhodes, armonica, batteria, Moog Bass, T.O.N.T.O. Synth, Clavinet e percussioni varie.

E questo vi basti a farvi capire l'enorme statura di questo musicista.
Ora premete Play e, sono abbastanza sicuro che lo farete, attivate il "Repeat".


Commenta