The Raconteurs, ovvero come esorcizzare paure infondate

The Raconteurs, ovvero come esorcizzare paure infondate

Tra i vari esperimenti e progetti di Jack White, i Raconteurs sono sicuramente uno dei più felici e mai abbastanza portati all'attenzione dei più per sfatare il mito del rock morto e sepolto.

Se onomatopeicamente traducessimo "The Raconteurs" come dei fiabeschi "Raccontastorie", beh non ci andremmo molto lontano, perché è in effetti il significato di questo termine così particolare, tra l'inglese e il francese.
Indica infatti chi ha l'abilità di raccontare, appunto, storie e aneddoti, con particolare oratoria e magari edulcorandoli anche un po'.

In questo caso non parliamo di storie, ma di canzoni, di belle canzoni. Qual è del resto il compito del musicista se non scrivere delle belle canzoni? Che siano orecchiabili o criptiche, che trattengano un tema per poi lanciarsi in un'improvvisazione o siano studiate a tavolino strofa-ritornello-strofa-ritornello, l'importante è che costruiscano un solido ponte tra chi suona/canta e chi ascolta.

E in questo il quartetto formato da Jack White, Brendan Benson, Jack Lawrence e Patrick Keeler è bravissimo e lo dimostra in special modo in questo Consolers of the Lonely, secondo album del loro - fino ad ora - terzetto di lavori in studio, l'ultimo dei quali uscito proprio quest'anno (Help Us Stranger), anch'esso un buon lavoro anche se è mia opinione personale che quello che vi propongo oggi sia ancora la loro massima espressione artistica.

Buona visione con questa 73esima puntata della nostra rubrica Ti Consiglio un Disco, l'ultima del 2019.
Cosa ci aspetta nel 2020 lo dobbiamo ancora scoprire, con tanta, tanta fiducia sul fatto che il rock è vivo e ancora oggi sforna prodotti di straordinario valore.


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