Diaghilev e lo scandalo danzante

Diaghilev e lo scandalo danzante
Abbiamo visto precedentemente come il genere operistico divenne la manifestazione musicale prediletta dal realismo socialista, ma non fu certo l'unica via espressiva per i musicisti e compositori russi del 900; una forma musicale e d'arte visuale, fra le altre, venne presto insignita dell'ardua missione di supportare la diffusione ideologica del neonato regime comunista: il balletto.
Il balletto è genere cui la Russia è spesso associata, a buon diritto, per la fama dell’operato dei grandi nomi di coreografi e compositori che trovarono i natali fra i suoi confini. I Balletti Russi ricorrono quindi legittimamente alla mente di tutti, insieme al nome del loro fondatore: Serge Diaghilev. Diaghilev fu personaggio dirompente, affascinante e ammaliatore, capace di creare con la sua determinazione uno dei più importanti exploit artistici del XX secolo. Il progetto che Diaghilev diresse dal 1909 al 1929 rivoluzionò la concezione del genere balletto, portando in scena un esplosivo mix di tutte le tendenze artistiche più irriverenti e progressiste del periodo. Musica, danza, coreografia, scenografia, ogni singolo elemento cooperò al raggiungimento di un unico magma artistico finale.

Diaghilev trovò la propria patria artistica lontano dal luogo natale, proprio come successe per un altro grande russo, Igor Stravinsky, che con Diaghilev percorse la via parigina verso il successo. L'instabile condizione di vita di cui soffriva in patria, nei primi anni del nuovo secolo indusse Diaghilev a muoversi verso Parigi, mecca della produzione artistica, abbandonando così San Pietroburgo dove aveva avviato una rivista d’arte oltre che già curato alcune esibizioni. Parigi fu pertanto luogo d’azione del mecenate russo, che era già stato nella capitale francese in veste di rappresentante ufficiale russo. Nei primi anni del ‘900 lo Zar Nicola II, dopo una grave sconfitta subita dalla Russia contro il Giappone, fu costretto a richiedere ingenti prestiti di denaro alla Francia. Per migliorare le relazioni tra i due paesi Nicola II aveva in seguito deciso di promuovere delle iniziative culturali russe in territorio francese. Fu in queste condizioni che nel 1906 Diaghilev portò al Petit Palais di Parigi un’importante mostra d'arte russa, per seguire nel 1907 con cinque concerti di musica russa e nel 1908 con la rappresentazione del capolavoro di Modest Musorgskij Boris Godunov (1871).

Quando nel 1909 le sovvenzioni dello Zar vennero a mancare, Diaghilev dovette ripiegare su produzioni meno costose di quelle operistiche, ritrovandosi così a scegliere in maniera quasi ovvia per il balletto. Grazie ai personaggi che vi gravitarono attorno, i Balletti Russi divennero presto una delle più vive manifestazione di quell’ideale artistico portato avanti dalla corrente simbolista, alla ricerca di un simultaneo richiamo d'ogni sensazione estetica con finalità allegorica.



 Dal 1909 fino alla morte, sopraggiunta vent’anni dopo, si avvicinarono a Diaghilev grandissimi nomi della musica e dell’arte. Picasso, Matisse, Jean Cocteau, Coco Chanel, Erik Satie, Prokof’ev fra i molti, senza dimenticare Stravinsky. Quest’ultimo fu sicuramente quello che più di tutti legherà all’impresario russo gran parte del proprio successo. Diaghilev ascoltò i primi vagiti del compositore in una produzione di San Pietroburgo, nel 1909, occasione in cui invitò Stravinsky a trasferirsi a Parigi. Una volta arrivato nella capitale francese Igor incontrò anche Claude Debussy, di cui divenne grande amico.



L’oiseau de feu
(1910) fu la prima rappresentazione dei Balletti Russi ed anche la prima collaborazione con Igor Stravinsky, cui seguirono presto Petruška (1911) e la ben più scandalosa Sacre du Printemps (1913). Lo scandalo si legò presto a quello dei Balletti Russi. Dopo la bomba sganciata dalla primitiva crudezza della Sagra sarebbero trascorsi giusto pochi anni perché un nuovo titolo firmato Diaghilev facesse tremare le menti degli spettatori parigini.Francesco SicheriTORNA ALL'INDICE DEGLI ARTICOLI

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