Riccardo Gioggi - A Theory Of Dynamics

Riccardo Gioggi - A Theory Of Dynamics
Un po’ come il marchio DOC, denominazione di origine controllata, su alcune leccornie nostrane, anche l’etichetta Digital Nations, gestita da Steve Vai (non uno a caso), è sinonimo di una certa qualità chitarristica. Una qualità che troviamo anche nel debutto solista di Riccardo Gioggi, "A Theory of Dynamics”, in cui il musicista romano non si limita solamente a comporre ed eseguire, ma cura anche il suono, raccogliendo i frutti seminati in anni di studi e lavori.

A Theory of Dynamics” è un album strumentale che si basa su un concept temerario: cercare di mostrare e in qualche modo riprodurre nei brani, le dinamiche, le forze, che smuovono le nostre vite. Si parte intraprendendo una gara con il Tempo: il riff di “Time Rush” è potente e accattivante, e il brano sa equilibrare tecnica e melodia. Un’alchimia ben dosata tra complessità e fruibilità, che ritroviamo in tutti e 9 i brani, nonostante siano molto eteregonei tra loro: si tratta di un album, come si può intuire dal titolo, molto dinamico, che sa “picchiare” ma anche prendersi delle dolci pause melodiche, che alterna persino tecniche e suoni opposti. Già “Dreamt 11”, infatti, procede su ritmi molto meno serrati rispetto il primo brano, facendo diventare preponderante l’elemento melodico; mentre invece con “Designs”, uno dei brani più affascinanti del lotto, cambiamo ancora scenario, con un particolare connubbio tra gotico e folclore, che sfocia in un ottimo climax.



Abbiamo poi “The Spy Song”, che parte in maniera flamencheggiante prima di buttarsi in un Progressive Metal di stampo dreamtheateriano, soprattutto nell’uso delle tastiere. Al di là di questo episodio, è comunque innegabile una costante influenza dei Dream Theater, a partire dal concept di fondo dell’album, passando anche per il modo di suonare di Riccardo Gioggi e la struttura dei brani. Ad esempio, anche uno dei momenti emotivamente più riusciti, “Every Single Step”, ha il carattere dei pezzi lenti della band di Petrucci; in particolare, tematicamente, ricorda “Goodnight Kiss”, pur finendo in una prospettiva molto meno cupa. Dopo le due ottime “Meridians” e “Even Tide”, “A Theory of Dynamics” si chiude con un brano atmosferico, “Air” (che vede la partecipazione del basso fretless di Michael Manring), e una grande titletrack, disegnata su misura per far risaltare le capacità del chitarrista romano.Il debutto solista di Riccardo Gioggi è quindi molto piacevole. La miscela dei vari generi (Rock, Metal, Funk, Progressive) è ben orchestrata e suonata da ottimi musicisti. Il songwriting è di spessore, molto solido, ma pecca di personalità; come già detto l’ombra di Petrucci (ma anche di Steve Vai e altri grandi delle sei corde) è palese in molti brani, ed è raro trovare delle soluzioni realmente originali e sorprendenti.
Questo comunque non può bastare ad oscurare quanto c’è di buono in “A Theory of Dynamics”: un debutto notevole, che farà molto piacere agli appassionati delle sei corde e dellla buona musica strumentale.

Francesco Cicero


Genere:  Progressive MetalLine-up:Riccardo Gioggi - chitarra
Andrea Grant - pianoforte
Leonardo Spinedi - violino
Francesco Parente - violoncello
Francesco Maras - percussioni
Marco Mastrobuono - basso
Simone Del Pivo - batteria, percussioniTracklist:
1. “Time Rush
2. “Dreamt 11
3. “Designs”
4. “The Spy Song
5. “Every Single Step”
6. “Meridians”
7. “Even Tide”
8. “Air”
9. “A Theory of Dynamics”